{"id":40794,"date":"2023-11-23T16:08:00","date_gmt":"2023-11-23T16:08:00","guid":{"rendered":"https:\/\/martinopietropoli.com\/?p=40794"},"modified":"2023-12-18T16:27:56","modified_gmt":"2023-12-18T16:27:56","slug":"felicita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/felicita","title":{"rendered":"Felicit\u00e0\u00a0"},"content":{"rendered":"<p>Nel 1930, John Maynard Keynes predisse che nell\u2019arco di 100 anni gli esseri umani avrebbero lavorato solo 15 ore alla settimana. Questa previsione si rivel\u00f2 poi decisamente sbagliata: oggi lavoriamo molto di pi\u00f9 di 100 anni fa. Involontariamente rivel\u00f2 per\u00f2 anche qualcosa che si \u00e8 confermato vero negli anni seguenti, cio\u00e8 l\u2019inaffidabilit\u00e0 degli economisti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ho ripensato a Keynes non per parlare di quanto sia inutile e controproducente fare previsioni ma per il dubbio che questa previsione mi ha sempre lasciato: supponendo che davvero un giorno si lavorer\u00e0 15 ore alla settimana, cosa si far\u00e0 nel resto del tempo? L\u2019abitudine a essere occupati \u00e8 cos\u00ec radicata che la prospettiva di una vita in cui non ci sia niente o quasi da fare per dovere e tutto per piacere pi\u00f9 che esaltarci ci atterrisce.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il motivo \u00e8 semplice: il lavoro &#8211; almeno in mancanza di altro altrettanto sostanzioso e sostanziale &#8211; d\u00e0 un senso alla vita. Lo scopo esistenziale del lavoro \u00e8 la realizzazione della propria utilit\u00e0 all\u2019interno della societ\u00e0. Non declasserei questa posizione, specie ora che il capitalismo dimostra spesso i propri limiti e il socialismo sentimentale sta acquisendo forza. (N.B. definisco Socialismo Sentimentale quella particolare sensibilit\u00e0 politica molto pi\u00f9 individualista ed egoista di quanto dia a immaginare, dato che evidenzia le gesta del singolo verso la collettivit\u00e0 pi\u00f9 che la loro efficacia. Certe posizioni politiche insomma servono a fare il cosiddetto virtue signaling, cio\u00e8 a dire &#8211; non altrettanto spesso a fare &#8211; quanto si \u00e8 sensibili e umani. Ma per noi stessi, non perch\u00e9 questa azione porti alcun beneficio a chi ne avrebbe bisogno).<\/p>\n\n\n\n<p>Una parte di questo tempo potrebbe essere magari dedicata alla ricerca della felicit\u00e0, la \u201cpursue of happiness\u201d citata nella Dichiarazione di Indipendenza Americana del 4 luglio 1776. Le cose per\u00f2 cambiano inevitabilmente nel tempo e quel tipo di felicit\u00e0 non \u00e8 la stessa di oggi. La stessa formulazione di \u201cpursue of happiness\u201d si presta poi a molte interpretazioni e ha volutamente una definizione pi\u00f9 poetica e morale che precisa: di quale felicit\u00e0 si tratta? Sociale, individuale, economica, politica? Non \u00e8 chiaro.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il concetto di felicit\u00e0 del 1776 \u00e8 insomma diverso da quello odierno, cos\u00ec come diverse sono la societ\u00e0 e gli individui. Allora penso sia pi\u00f9 utile partire dalle origini storiche della felicit\u00e0 e della sua ricerca. La visione per intero di pi\u00f9 millenni di storia pu\u00f2 fornire utili indicazioni su come \u00e8 cambiata la visione che ne abbiamo, degli individui e della societ\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Una brevissima storia della felicit\u00e0<\/h4>\n\n\n\n<p>Ci sono elementi imprescindibili nell\u2019equazione della felicit\u00e0: sono la societ\u00e0 (o collettivit\u00e0, che dir si voglia) e l\u2019individuo. La societ\u00e0 \u00e8 un contesto che condiziona e d\u00e0 senso all\u2019azione dell\u2019individuo; la felicit\u00e0 \u00e8 invece sempre individuale. Non per\u00f2 in senso egoistico: \u00e8 sempre e comunque il soggetto a sperimentarla, quindi una societ\u00e0 felice \u00e8 quella composta da individui felici, e questa \u00e8 una condizione vincolante: non potrebbe essere dato l\u2019inverso, perch\u00e9 per definizione una societ\u00e0 \u00e8 composta da individui e non esisterebbe societ\u00e0 se non esistesse chi la compone. Quindi la societ\u00e0 \u00e8 una scena che specchia lo stato emotivo ed esistenziale di chi la compone: persone felici fanno una societ\u00e0 felice, e viceversa.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci\u00f2 che \u00e8 cambiato nei millenni \u00e8 il concetto di felicit\u00e0. Uno dei primi a parlarne e lasciarne testimonianza (per dire che non \u00e8 escluso che anche nei secoli e millenni precedenti se ne discutesse, ma lo sappiamo o intuiamo solo dalle testimonianze archeologiche) fu Aristotele, secondo cui la felicit\u00e0 consisteva nella realizzazione delle virt\u00f9 morali, come giustizia, coraggio e temperanza. Questa visione della felicit\u00e0 era gi\u00e0 centrata su l&#8217;autorealizzazione individuale ma sempre in funzione dell\u2019integrazione nella societ\u00e0. Come dire: si \u00e8 virtuosi e quindi felici non a prescindere dal contesto ma proprio grazie a questo. L\u2019azione virtuosa del singolo costruisce il benessere della societ\u00e0 e in un vuoto umano e collettivo non potrebbe essere altrettanto. Si pu\u00f2 quindi essere virtuosi in senso assoluto ma la felicit\u00e0 individuale generata da una vita virtuosa riverbera e trae senso dalla collettivit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Oggi il concetto di felicit\u00e0 &#8211; oltre che essere pi\u00f9 sfumato, frammentato e individuale &#8211; mi pare basato sull\u2019individuo in senso assoluto, quindi a prescindere dalla collettivit\u00e0. Non si pensa pi\u00f9 insomma che essa derivi dal rispetto di un sistema di valori condivisi che, come un sistema di comandamenti, la garantirebbero, ma la si intende pi\u00f9 come una questione personale: si cerca e si vuole essere felici indipendentemente da cosa comunemente \u00e8 inteso usando quell\u2019espressione.<\/p>\n\n\n\n<p>La felicit\u00e0 dovrebbe essere insomma l\u2019esito di un percorso personale, esclusi i moltissimi casi in cui \u00e8 concepita in chiave sociale, cio\u00e8 come il risultato di ci\u00f2 che la societ\u00e0 propone come esistenza felice: una bella casa, la ricchezza, oggetti costosi e l\u2019ammirazione (e l\u2019invidia) collettiva.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo &#8211; quello cio\u00e8 che esclude il tipo comune di felicit\u00e0 basata sull\u2019apparenza e il possesso materiale &#8211; mi pare il modo migliore di intenderla: \u00e8 una questione intima che si risolve nell\u2019individuo, a prescindere dal contesto. E che ha come portato positivo il fatto che solo chi risolve la felicit\u00e0 in se stesso \u00e8 felice nella collettivit\u00e0, e non il contrario.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Esistono del resto diverse interpretazioni di felicit\u00e0 e altrettante teorie sul come raggiungerla: dal gi\u00e0 citato successo materiale e pubblico, all\u2019equilibrio spirituale e mentale. Ognuno &#8211; risolti i bisogni elementari &#8211; ha quindi almeno due strade di fronte per essere felice: adottare il modello condiviso o tendere a un proprio, singolare concetto di felicit\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La differenza rispetto al passato \u00e8 che gli studi al riguardo oggi non sono solo filosofici ma sono anche scientifici e a occuparsene \u00e8 prevalentemente la psicologia. Non \u00e8 strano: si tratta di una scienza relativamente nuova che, almeno nella percezione comune, \u00e8 volta alla risoluzione dei problemi mentali. Alla psicologia, in altre parole, si chiede come essere felici, o almeno come non essere tristi.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 infine un equivoco di fondo, e cio\u00e8 che la felicit\u00e0 debba essere una condizione continua di estasi e benessere. Non solo quindi uno stato di esaltazione e giubilo temporaneo ma uno permanente.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:50px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\" style=\"font-size:24px\"><em>Se la felicit\u00e0 fosse una condizione costante si chiamerebbe normalit\u00e0.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:50px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Siamo partiti da individui che pensano che la collettivit\u00e0 (un esterno) sia l\u2019ambiente ideale per realizzare un\u2019esistenza felice e siamo giunti all\u2019opposto, cio\u00e8 a un concetto di felicit\u00e0 che esiste a prescindere dal contesto sociale.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 qualcosa che lega le due concezioni: la dimensione sociale &#8211; anche se intesa a un livello pi\u00f9 circoscritto &#8211; \u00e8 considerata ancora fondamentale. Come diceva uno dei pi\u00f9 citati filosofi involontari dell\u2019era contemporanea, cio\u00e8 Christopher Supertramp McCandless:<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:50px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\" style=\"font-size:24px\"><em>Felicit\u00e0 \u00e8 vera soltanto se condivisa.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:50px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Non si pu\u00f2 essere felici da soli, o, per estensione, non ha molto senso esserlo se non lo si pu\u00f2 condividere. Molti oggi concordano su questo: la felicit\u00e0 &#8211; o almeno la serenit\u00e0, che io preferisco alla prima poich\u00e9 mi pare pi\u00f9 ragionevole &#8211; deriva dallo scambio e dall\u2019attenzione verso e con gli altri. \u00c8 insomma anche il risultato di una conversazione con altri da s\u00e9. Si recupera cos\u00ec la dimensione sociale, o meglio: quella originaria greca assume proporzioni pi\u00f9 contenute e la societ\u00e0 diventa la famiglia o gli affetti, cio\u00e8 il nucleo iniziale di qualsiasi collettivit\u00e0 organizzata.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando e se mai arriveremo a lavorare 15 ore alla settimana ci dedicheremo alla ricerca costante della felicit\u00e0? \u00c8 una possibilit\u00e0. Oggi la cerchiamo dove difficilmente si pu\u00f2 trovare: nel lavoro, nelle gratificazioni materiali e nel futuro, cio\u00e8 in ambiti dove l\u2019azione individuale \u00e8 limitata o inesistente.<\/p>\n\n\n\n<p>Eppure c\u2019\u00e8 un\u2019attenzione particolare al riguardo: le discussioni che anni fa si facevano rispetto alla produttivit\u00e0 oggi gravitano attorno alla felicit\u00e0. Direi che ne siamo quasi ossessionati ma di certo il mio \u00e8 un bias di conferma.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Parlarne \u00e8 un modo per esplorarne il territorio e i confini, ed \u00e8 positivo che lo si faccia, cos\u00ec come \u00e8 positivo che vengano elaborate teorie al riguardo.<\/p>\n\n\n\n<p>Una di quelle pi\u00f9 enigmatiche che ho sentito ultimamente \u00e8 di\u00a0<a href=\"https:\/\/sive.rs\/\">Derek Sivers<\/a>:\u00a0<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:50px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\" style=\"font-size:24px\"><em>La vita non \u00e8 un problema da risolvere ma un paradosso da affrontare. Si pu\u00f2 credere a una cosa e credere anche al suo opposto.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:50px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Se suona familiare \u00e8 perch\u00e9 deriva (credo volutamente) da Soren Kierkegaard, che al posto di \u201cparadosso\u201d usa \u201cmistero\u201d: \u201c<em>La vita non \u00e8 un problema da risolvere ma un mistero da vivere<\/em>\u201d, e non parla della possibilit\u00e0 che si possa credere vera una cosa e anche il suo contrario. Questa visione aggiunge un livello di complessit\u00e0 che la aggiorna ai tempi correnti, anche perch\u00e9 \u00e8 ragionevole pensare che la mente umana si evolva (ce lo si augura, almeno) sino a superare il \u201c<em>sono vasto, contengo moltitudini<\/em>\u201d di Walt Whitman per giungere a \u201c<em>sono vasto, contengo pi\u00f9 dimensioni\u201d.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Forse il concetto di felicit\u00e0 dovr\u00e0 dotarsi in questo senso: dovr\u00e0 diventare multidimensionale e contemplare il dritto e il rovescio, il positivo e il negativo, la bellezza e la bruttezza, la felicit\u00e0 stessa e la tristezza.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Del resto \u00e8 un discorso complesso, come ci piace dire quando non sappiamo ancora cosa rispondere.<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Verso un concetto di felicit\u00e0 che contiene anche il suo contrario<\/p>","protected":false},"author":1,"featured_media":40795,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[415,429],"tags":[442],"class_list":["post-40794","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-pensiero-lungo","category-umanesimo","tag-felicita"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/40794","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=40794"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/40794\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/40795"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=40794"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=40794"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=40794"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}