{"id":40778,"date":"2023-11-20T18:14:22","date_gmt":"2023-11-20T18:14:22","guid":{"rendered":"https:\/\/martinopietropoli.com\/?p=40778"},"modified":"2023-11-20T22:05:00","modified_gmt":"2023-11-20T22:05:00","slug":"voci","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/voci","title":{"rendered":"Voci"},"content":{"rendered":"<p>Non ricordo il momento preciso in cui ho iniziato a parlare con la mia voce interiore. Devo essere stato abbastanza piccolo perch\u00e9 all\u2019inizio pensavo fosse un angelo, il mio angelo personale. Il fatto che fosse un angelo era chiaramente una conseguenza della mia frequentazione di una scuola cattolica, quindi collocherei la sua metamorfosi da angelo in \u201cvoce interna standard\u201d verso le scuole medie. Erano anni di rifiuto della religione e di presa di coscienza del male che governa il mondo, celato sotto le spoglie di una scuola media un po\u2019 brutale. Ma non \u00e8 di questo che voglio parlare.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Voci, si diceva. Le voci implicano la condizione esistenziale di un dialogo. Che siano voci di persone distinte o voci che stanno nella testa, sempre di dialogo si tratta e io con lei (la voce) ci parlavo. Le spiegavo come avrei fatto quella cosa e come avrei risolto quell\u2019altra. A volte, quando ero certo che nessuno mi vedesse, le parlavo a voce alta, o meglio \u201ca voce\u201d, cio\u00e8 in forma udibile, almeno da me.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Non so se psicologicamente parlando questo atteggiamento lambisca qualche patologia ma non l\u2019ho mai considerato niente di preoccupante: per chiarirmi qualche idea, semplicemente, dovevo dirla ad alta voce, o almeno dirmela in testa. E funzionava.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutto ci\u00f2, inutile specificarlo (ma lo far\u00f2 ugualmente) \u00e8 la conseguenza dello straordinario potere della parola.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:50px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\" style=\"font-size:24px\"><em>La parola crea la realt\u00e0 e per immaginare e costruire un futuro possibile abbiamo bisogno delle parole.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:50px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Oggi si direbbe che questo processo serve a costruire una narrazione (una volta c\u2019era lo storytelling, ora c\u2019\u00e8 la narrazione). La narrazione \u00e8 la storia che ci raccontiamo, o \u00e8 anche quella. Per quanto contenga abbondanti dosi di fantasia, il fatto di esistere nel presente (quando la inventiamo) le riserva qualche probabilit\u00e0 di diventare reale nel futuro.<\/p>\n\n\n\n<p>Si dice che l\u2019essere umano pensi almeno in due modalit\u00e0: per immagini o per parole. Alcuni anche per numeri, ma quelli sono molto pi\u00f9 rari e decisamente pi\u00f9 intelligenti della media (e soprattutto di me).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Io appartengo pi\u00f9 frequentemente alla prima categoria, forse perch\u00e9 ho una mente pi\u00f9 visiva che discorsiva. Le proiezioni di futuro che si formano nella mia testa sono film veri e propri, con tanto di dialoghi. Non che sia una cosa inconsueta, dato che l\u2019alternare pensiero visivo e logico (nel senso di logos, parola) \u00e8 comune: quello visivo \u00e8 costruito con frammenti di immagini e memorie passate ma ricombinate, mentre quello logico attinge a un livello intellettuale pi\u00f9 profondo o quantomeno pi\u00f9 difficilmente raggiungibile, dato che si deve fondare sull\u2019organizzazione delle parole in funzione dell\u2019espressione del pensiero. \u00c8 quindi il risultato di un passaggio logico ulteriore: il concetto deve essere a tal punto formato e chiaro nella testa da poterlo dire a parole, per comunicarlo.<\/p>\n\n\n\n<p>Quel che trova conferma \u00e8 che noi ci raccontiamo incessantemente storie. Credo sia motivato dalla natura stessa della nostra vita, che ha lo svolgimento di una storia, avendo un inizio, uno svolgimento e una fine. Le storie sono evocative e creano immagini nella mente. Il processo mentale in questo caso \u00e8 inconscio: quando si parla non ci si rende conto di produrre parallelamente le immagini di ci\u00f2 che si sta dicendo ma \u00e8 cos\u00ec, al punto tale che le parole sono un commento alle immagini mentali, o almeno le precedono, formandole.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Non so dire se vengano prima le parole o le immagini, quindi le parole possono essere generatrici delle immagini o commento delle stesse ma mi \u00e8 venuto in mente un esperimento che da tempo vorrei fare, e che in un certo senso mi \u00e8 stato ispirato dall\u2019intelligenza artificiale, quando&nbsp;<a href=\"https:\/\/medium.com\/@martinopietropoli\/ho-chiesto-allia-cosa-voleva-che-le-disegnassi-47a5aea371b8\">le ho chiesto di dirmi cosa voleva che le disegnassi<\/a>, invece di fare il contrario.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019idea \u00e8 quella che io chiamo \u201cdei quadri telefonati\u201d. Invece di vedere un quadro, se ne ascolta la descrizione e poi la si disegna, o dipinge. \u00c8 chiaro che, per quanto precisa sia la descrizione, il risultato finale non coincider\u00e0 mai con l\u2019originale ma \u00e8 proprio lo scarto che trovo interessante. In quella differenza vedo il divario che c\u2019\u00e8 fra il racconto e la realt\u00e0, fra la possibilit\u00e0 delle parole di descrivere con precisione e la chiarezza incontestabile delle immagini.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:50px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\" style=\"font-size:24px\"><em>Le parole evocano, le immagini dicono.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:50px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Che, a ben pensarci, \u00e8 anche una curiosa inversione di significato: le parole dovrebbero dire oltre che evocare, e invece sono le immagini a raccontare con pi\u00f9 precisione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Quello che se ne evince, in definitiva, \u00e8 che il pensiero \u00e8 costruito da entrambe e che non potremmo pensare parole senza associarle a immagini, mentre forse potremmo pensare immagini senza descriverle a parole, quantomeno nella nostra mente.<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Viviamo nella telecronaca della nostra stessa vita<\/p>","protected":false},"author":1,"featured_media":40780,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"class_list":["post-40778","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-uncategorized"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/40778","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=40778"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/40778\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/40780"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=40778"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=40778"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=40778"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}