{"id":40765,"date":"2023-11-08T16:35:20","date_gmt":"2023-11-08T16:35:20","guid":{"rendered":"https:\/\/martinopietropoli.com\/?p=40765"},"modified":"2023-11-08T16:35:23","modified_gmt":"2023-11-08T16:35:23","slug":"rumore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/rumore","title":{"rendered":"Rumore"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019esatto opposto del rumore \u00e8 il silenzio, l\u2019assenza di rumore appunto. Non ho mai sperimentato molto il silenzio, \u00e8 difficile farlo perch\u00e9 ogni cosa \u00e8 rumorosa, ogni persona, ogni oggetto, tutto pare avere l\u2019urgenza di dirti che c\u2019\u00e8, che esiste e allora si fa sentire.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Un bel silenzio c\u2019era durante la pandemia: forse \u00e8 l\u2019unico buon ricordo di un periodo che stiamo tutti rimuovendo con grande soddisfazione, per ovvi motivi. Ma quel silenzio lo ricordo perch\u00e9 era il primo e aveva una qualit\u00e0 sopraffina: non era assenza di rumore o suoni quanto amplificazione di quelli che non si sentono mai perch\u00e9 sono coperti da altri, rumorosi, protervi, prevaricanti.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:50px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\" style=\"font-size:24px\"><em>Quello era il rumore di fondo della realt\u00e0, quando si toglie tutto il resto.\u00a0<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:50px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Si poteva sentire un uccello che non avevo mai udito prima. Il suo canto portava con s\u00e9 la fantasia che appartenesse a qualche specie esotica: non cantava come nessun altro uccello ed emetteva un suono artificiale, come di un allarme di qualche casa. Ma non era un allarme. Lo si sentiva soprattutto di notte e aveva un\u2019unica nota che sosteneva per poco tempo. Poi taceva (forse ascoltava anche lui il silenzio), e poi riprendeva il suo canto.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p>Nel sovvertimento della realt\u00e0 che era divenuto cos\u00ec reale in quel tempo, che l\u00e0 fuori ci fossero uccelli provenienti da qualche paese nel centro dell\u2019Africa era confortante e congruente: era tutto cos\u00ec strano che pareva un adeguato riconoscimento che meritavamo ancora qualcosa, persino che un uccello che non vedevamo ma che potevamo sentire si fosse accampato da queste parti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Lo si poteva solo sentire e mai vedere, quindi la fantasia compensava immaginandolo colorato e gagliardo, perch\u00e9 se fosse stato come un lugubre corvo l\u2019affronto sarebbe stato insopportabile.<\/p>\n\n\n\n<p>Il rumore \u00e8 una categoria molto pi\u00f9 ampia della sua definizione in termini acustici. Ci sono cos\u00ec tanti tipi di rumore che quello sonoro rischia di essere in netta minoranza: c\u2019\u00e8 quello elettromagnetico, quello luminoso, quello dei sensori delle macchine fotografiche, quello visivo.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:50px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\" style=\"font-size:24px\"><em>Il rumore si pu\u00f2 insomma vedere, non solo ascoltare.\u00a0<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:50px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 anche il rumore informativo, che fiorisce soprattutto in rete. Da questo mi sto sempre pi\u00f9 allontanando. Non assolve alcuna funzione, non informa, eccita e basta, senza alcun controllo o limite. Si annida nei social e nei giornali e lo immagino come una colonia dantesca di dannati che gridano e si agitano per attirare l\u2019attenzione su di loro e le loro miserie.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Questo rumore disturba il pensiero, chiede attenzione, distrae. Eppure riuscire a ragionare anche con molto rumore di fondo pu\u00f2 essere un buon allenamento, un po\u2019 come navigare con un mare in tempesta. Con la bonaccia tutti son capaci ma con un mare che ti urla contro solo pochi riescono a portare la barca in un porto sicuro. Il porto sicuro in questo caso \u00e8 il culmine di un ragionamento, \u00e8 l\u2019esito della capacit\u00e0 di ragionare anche in mezzo al caos.<\/p>\n\n\n\n<p>Ne faccio una questione di elaborazione del pensiero perch\u00e9 questo rumore di fondo esiste in quel dominio: \u00e8 fatto di opinioni, racconti, immagini e parole, quindi usa gli stessi materiali. Non arriva per\u00f2 mai alla risoluzione, all\u2019elaborazione del pensiero. Sono frammenti e mugugni mentali che, a volervi trovare un paragone elevato, assomigliano ai pensieri delle persone che gli angeli de\u00a0<em>Il cielo sopra Berlino<\/em>\u00a0riuscivano a percepire. Da quando esistono i social sentiamo i pensieri di tutti, siamo diventati quegli angeli. Ma non siamo angeli e non possiamo farci carico di vite altrui, possiamo solo percepirle come rumore.<\/p>\n\n\n\n<p>All\u2019universit\u00e0 non ascoltavo gli altri appelli. Non volevo essere influenzato, non volevo condizionarmi a pensare che un orale fallito da un collega fosse un\u2019anteprima di quanto mi aspettava. Senza molto calcolo ne stavo alla larga: non vedevo alcuna utilit\u00e0 nel pensare che quello che accadeva a un\u2019altra persona potesse anticipare quello che sarebbe accaduto a me.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Per questo ho sempre avuto distacco dalla conversazione pubblica &#8211; dal chiacchiericcio social. Non dico di non averlo mai osservato ma avervi partecipato no, o rarissimamente. Diciamo che ho sempre usato i social per iniettarmi &#8211; consapevolmente o meno &#8211; delle dosi di disturbo, perch\u00e9 il rumore in definitiva \u00e8 questo: disturbo della percezione. Magari mi sono illuso di restarne inerme, magari mi ha condizionato, eppure ne ho sempre avuto un rapporto sano, nel senso che l\u2019ho considerato un mondo diverso da quello reale, o almeno come un mondo reale (l\u2019online&nbsp;<em>\u00e8 reale<\/em>) ma con regole diverse. C\u2019era comunque sempre stato e c\u2019\u00e8 tuttora tantissimo rumore e da questo rumore mi accorgo di fuggire sempre di pi\u00f9. Il Pensiero Lungo \u00e8 una risposta al rumore, \u00e8 un modo per obbligarmi ogni settimana a ragionare su un solo tema e a scriverne, in sessioni che assorbono la mia mente e non lasciano entrare altro. La scrittura lunga di un pensiero lungo \u00e8 una terapia e ha delle regole: non ammette distrazioni e consiste in un tuffo che cerca la profondit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Il che non significa che avvenga in un silenzio altrettanto profondo. La musica che scelgo quando scrivo non \u00e8 casuale. Dovrei meglio dire \u201cl\u2019ambiente sonoro\u201d perch\u00e9 non \u00e8 detto che io ascolti musica. A volte scrivo nel silenzio della notte, altre volte ascolto Bach, altre ancora la techno. Quest\u2019ultima funziona come un filtro: \u00e8 cos\u00ec sgradevole musicalmente che non vi si \u00e8 attratti, non la si segue; \u00e8 per\u00f2 cos\u00ec ripetitiva e primitiva da avere qualcosa di rassicurante. Dopo ogni clangore sai che ne arriver\u00e0 un altro, pressapoco alla stessa distanza (musicale). Sembra un paradosso ma ha qualcosa di confortante e alla fine si fa dimenticare. Diventa il famoso \u201ctappeto sonoro\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi ho letto\u00a0<a href=\"https:\/\/substack.com\/home\/post\/p-138504922?selection=3aef3730-0463-4f0f-84fb-ba4f22de0639\">uno scritto\u00a0<\/a>di\u00a0<a href=\"https:\/\/open.substack.com\/users\/2764316-silvio-castelletti?utm_source=mentions\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Silvio Castelletti<\/a>\u00a0e ho capito &#8211; anche se parla di tutt\u2019altro &#8211; che il rumore e come me lo somministro ha a che fare con l\u2019identit\u00e0. Lui scrive:\u00a0<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:50px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\" style=\"font-size:24px\"><em>I refused to let any one of these (supposedly) big things take too much space in my identity container. They\u2019re in there, undeniably &#8212; I\u00a0am\u00a0Italian and I\u00a0do haveliberal political views and I\u00a0am\u00a0a fan of Inter Milan, after all. But, in the grand scheme of things of who I am, I decided they would be minor. I convinced myself that I wouldn\u2019t wage a war to defend them, and I started to continuously test and reevaluate them to see whether they should stay or go. At the root of it all there\u2019s a simple belief: nothing\u2019s carved out in stone; given enough convincing evidence, I eagerly change my mind.\u00a0<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:50px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Lui chiama identit\u00e0 le etichette che ci troviamo addosso &#8211; il lavoro, le passioni, gli impegni, gli errori &#8211; e io le chiamo rumore. Servono a definirci ma non dicono cosa e chi siamo. Dicono a cosa assomigliamo, a quale animale sociale &#8211; nel senso di quale abito sociale possiamo indossare per essere riconoscibili&nbsp;<em>agli altri<\/em>&nbsp;&#8211; ma non ci raccontano, o almeno non del tutto. Gi\u00e0 il fatto che ne possiamo avere svariate fa intuire quanto poco esaustive siano dal punto di vista descrittivo.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci\u00f2 e chi siamo davvero \u00e8 una materia che si impiega una vita a studiare, e a volte non basta mai. Credo anzi che non abbia fine perch\u00e9 se sapessimo davvero chi e cosa siamo verrebbe meno l\u2019elemento di curiosit\u00e0, ci troveremmo annoiati di noi stessi. Al mattino ci guarderemmo allo specchio e ci diremmo \u201cOddio, ancora tu\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Invece si cambia in continuazione, o quantomeno lo fanno le persone interessanti. Non cambiano per il gusto di farlo o per la moda, cambiano perch\u00e9 si stanno cercando.<\/p>\n\n\n\n<p>Le identit\u00e0 sociali sono insomma il rumore, e la sua presenza evidenzia l\u2019importanza del silenzio.<\/p>\n\n\n\n<p>Il silenzio \u00e8 quel che resta quanto si sottrae il rumore e resta solo la voce delle cose. Pensiamo che l\u2019identit\u00e0 sia un accumulo di esperienze e di aggettivi che ci definiscono e invece \u00e8 il tutto meno il superfluo, \u00e8 quel che resta.<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E il suo valore, sociale ed esistenziale<\/p>","protected":false},"author":1,"featured_media":40766,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[91,415,429],"tags":[547,180],"class_list":["post-40765","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura","category-pensiero-lungo","category-umanesimo","tag-rumore","tag-social"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/40765","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=40765"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/40765\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/40766"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=40765"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=40765"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=40765"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}