{"id":40750,"date":"2023-11-02T08:00:41","date_gmt":"2023-11-02T08:00:41","guid":{"rendered":"https:\/\/martinopietropoli.com\/?p=40750"},"modified":"2023-11-02T16:13:51","modified_gmt":"2023-11-02T16:13:51","slug":"design","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/design","title":{"rendered":"Design\u00a0"},"content":{"rendered":"<p>Quando si legge&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.quodlibet.it\/libro\/9788822905581\">Design per il mondo reale<\/a>&nbsp;di Victor Papanek bisogna spesso controllare la data di pubblicazione. Sembra un libro scritto qualche mese fa e invece \u00e8 stato pubblicato la prima volta nel 1971. Lo sembra sia per la qualit\u00e0 della prosa e l\u2019acutezza di Papanek ma soprattutto per gli argomenti che tratta, molto spesso riguardanti l\u2019ecologia e la sostenibilit\u00e0 della vita umana sul pianeta, inquadrati nell\u2019ottica del ruolo sociale del design.<\/p>\n\n\n\n<p>Questi argomenti fanno parte da anni del dibattito pubblico e tutti &#8211; compresi i negazionisti, anzi, a maggior ragione proprio loro &#8211; non possono fingere che il problema non esista. La capacit\u00e0 di Papanek di prevedere con cos\u00ec largo anticipo l\u2019importanza di questi temi pu\u00f2 testimoniare della sua brillantezza intellettuale ma anche della difficolt\u00e0 o trascuratezza con cui sono stati trattati negli ultimi decenni. Se insomma se ne parla ancora dopo cinque decenni, significa quantomeno che i problemi non sono stati risolti e che solo oggi &#8211; finalmente &#8211; tutti o quasi capiscono quanto sia importante parlarne.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E questa non \u00e8 nemmeno la qualit\u00e0 pi\u00f9 importante di questo testo. Lo \u00e8 molto di pi\u00f9 l\u2019approccio di Papanek alla professione e all\u2019insegnamento del design, affrontato con profondit\u00e0 tale da far emergere quanto per lui sia integrato nell\u2019esistenza umana. Per capirlo meglio vorrei parlare di cos\u2019\u00e8 il design e di cosa \u00e8 diventato oggi, almeno in determinati ambiti.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p>Comunemente si considera il design come quello industriale, cio\u00e8 la progettazione di \u201coggetti di design\u201d: sedie, tavoli, divani, luci, oggetti per la casa, automobili. Questa convinzione &#8211; in verit\u00e0 frutto di una certa pigrizia intellettuale aiutata da una narrazione pluridecennale che solo quello ha voluto comunicare del design &#8211; riduce all\u2019oggetto disegnato il dominio del design.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:50px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\" style=\"font-size:24px\"><em>Il design serve a creare oggetti.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:50px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>In questo senso non stupisce che Il Salone del Mobile di Milano sia ormai diventato la Milano Design Week, perdendo la connotazione limitante al solo design dell\u2019arredo: in altre parole, dicendo \u201cMobile\u201d si dice \u201cDesign\u201d e viceversa (chi fa parte dell\u2019ambiente dir\u00e0 che questo discorso \u00e8 sbagliato, non ne dubito ma il mio punto \u00e8 un altro: il punto \u00e8 come viene percepito il design oltre l\u2019ambito del design stesso, cio\u00e8 come comunica o \u00e8 comunicato). Qualsiasi cosa vi venga esposta ha sempre pi\u00f9 a che fare con un tipo di design e soprattutto con l\u2019idea &#8211; che \u00e8 puramente commerciale &#8211; che ne hanno le aziende, ossia di un\u2019attivit\u00e0 ancellare alle loro esigenze, che sono commerciali e basta. Il design serve a vendere il design stesso e quindi deve servire le aziende, e non gli utenti.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:50px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\" style=\"font-size:24px\"><em>La verit\u00e0 \u00e8 invece che il design \u00e8 ovunque, e ci\u00f2 che comunemente consideriamo design \u00e8 una microscopica parte di ci\u00f2 che \u00e8 il design davvero, e nemmeno la pi\u00f9 importante (si crede molto importante ma non lo \u00e8).<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:50px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Un modo che ha trovato la Milano Design Week per mascherare la propria rilevanza marginale (ma totalizzante, nell\u2019ottica di chi opera in quel settore) nel design \u00e8 quello di fondersi sempre di pi\u00f9 con l\u2019arte. Basta infatti osservare quanto gli eventi pi\u00f9 frequentati non siano quelli dove si presentano nuovi prodotti ma piuttosto quelli dove ci sono installazioni e apparizioni effimere. Non dico che non esista anche la parte di Salone\/Milan Design Week pi\u00f9 aderente all\u2019idea classica di design (cio\u00e8 di quello di prodotto) ma dico che \u00e8 quella con meno risonanza mediatica, e che quindi incide di meno nel dibattito pubblico. \u00c8 infine giusto specificare che mi riferisco in particolare al Fuorisalone, cio\u00e8 all\u2019insieme di eventi nati come alternativi al Salone principale (ora alla Fiera di Rho) e che in origine aveva una natura indipendente e artisticamente analoga, finch\u00e9 non \u00e8 stato inglobato e normalizzato, mantenendo una parvenza alternativa. Per farlo ha dovuto diventare sempre pi\u00f9 artistico, effimero appunto, \u201cfamolostranolo\u201d, per usare questo neologismo inventato ora.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 infine inevitabile parlare di questo evento perch\u00e9 \u00e8 forse il pi\u00f9 importante al mondo, quindi lo faccio considerandolo in forma sineddochica (cit. Treccani), cio\u00e8 usando la parte per parlare del tutto.<\/p>\n\n\n\n<p>Sto esasperando un po\u2019 i termini della questione per arrivare a dimostrare la mia tesi e ritornare al libro di Papanek. Non c\u2019\u00e8 niente di sbagliato nell&#8217;indulgere in certe sembianze artistiche: uso il termine solo per contrapporlo alla natura commerciale e utilitaristica del design di prodotto, laddove l\u2019arte \u00e8 tutto ci\u00f2 che non \u00e8 seriale. Se \u00e8 artistico, insomma, pu\u00f2 non avere alcuna utilit\u00e0, mentre il design di prodotto deve rispondere a una logica pratica e a un bisogno.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo, per tornare alle basi, dovrebbe essere un fondamento del design: che risolva dei bisogni delle persone e lo faccia immaginando un futuro che non esiste ancora e che in certi casi non ha nemmeno radici nel presente. \u201cDesign\u201d, del resto, \u00e8 il termine anglosassone per l\u2019atto del progettare che in italiano &#8211; grazie alle sue radici latine &#8211; ha un significato ben pi\u00f9 evocativo: significa \u201cgettare avanti\u201d, proiettarsi in avanti, e quindi immaginare una realt\u00e0 che ancora non c\u2019\u00e8.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Si comprende lo sforzo necessario e anche quanto molto del design che viene celebrato abbia tradito questi fondamenti. Lo notava &#8220;(ecco che torno a lui) proprio Papanek, sostenendo che lo scopo del design \u00e8 quello di rispondere alle esigenze dell\u2019utente e non a quelle dell\u2019azienda che commissiona un oggetto, anche perch\u00e9 lo scopo di questa \u00e8 comprensibilmente quello di venderlo e il relativo profitto, quasi a lasciare sullo sfondo l\u2019importanza della sua utilit\u00e0 per chi lo acquista.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019impressione che si ha considerando molto del design attuale \u00e8 che sia concepito per far parlare di s\u00e9 pi\u00f9 che per risolvere qualche problema espresso o inespresso. Non \u00e8 un caso che lo si ammanti di un\u2019aura artistica: perch\u00e9 cos\u00ec si pu\u00f2 omettere di spiegarne il significato e l\u2019utilit\u00e0, oltre al fatto che si pu\u00f2 dimenticarsi, volutamente, di spiegare a cosa serva.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Due considerazioni lo possono spiegare meglio.<\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\"><li>Che senso ha disegnare una nuova sedia, l\u2019ennesima sedia, oggi? Non ho una risposta, o s\u00ec: nessuno. Vi sono cos\u00ec tante sedie che si pu\u00f2 pensare che il numero totale delle loro varianti sia ormai esaurito. \u00c8 un concetto ben espresso anni fa da&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.martinogamper.com\/\">Martino Gamper<\/a>&nbsp;che&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.martinogamper.com\/project\/a-100-chairs-in-a-100-days\/\">ne disegn\u00f2 100 in 100 giorni<\/a>, usando oggetti di recupero e ricombinandoli. Volutamente o meno, quello era un gesto artistico pi\u00f9 che di design e, proprio grazie all\u2019esorbitante numero di pezzi singoli prodotti, dimostrava la sua inutilit\u00e0 nell\u2019ambito del design. Insomma: dichiarava l\u2019appartenenza al domino dell\u2019arte pi\u00f9 che al design.<\/li><li>Un evento come la Milano Design Week (ancora una volta: come sineddoche, non ce l\u2019ho con lei ma la uso come simbolo e semplificazione) non prevede molto che esuli dal design di prodotto, eppure &#8211; come si diceva &#8211; il design \u00e8 infinite altre cose. Il design \u00e8 un po\u2019 tutto ed \u00e8 ovunque.&nbsp;<\/li><\/ol>\n\n\n\n<p>Riguardo al punto 2. faccio un esempio: non mi risulta che il calendario di eventi del genere preveda alcun cenno, per esempio, al design dei servizi. Posso capirne il motivo: non \u00e8 molto instagrammabile, non \u00e8 cool, tratta di cose spesso noiose e pi\u00f9 difficili da mostrare. Questo tipo di design ha, per far capire, pi\u00f9 a che fare con la pianificazione dell\u2019esperienza utente di chi affitta una casa su AirBnb o con quella di chi acquista un biglietto per la metropolitana e come lo fa. Insomma: molto spesso coincide con il design di ci\u00f2 che non si vede se non quando non funziona. Se non riesci a prenotare un posto in treno maledici il design di quel servizio, se ci riesci non ti poni minimamente il problema che vi sia del design dietro quell\u2019esperienza.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Un altro esempio ancora pi\u00f9 quotidiano di design? La posizione del tasto di invio in una mail: in basso a destra? In alto a sinistra? E di quale colore? Ecco, tutti questi sono esempi di design che non viene considerato come tale e che invece ha una diffusione molto pi\u00f9 vasta e riguarda miliardi di persone. Specifico meglio: non viene considerato come design a livello del design di prodotto, non che in un\u2019universit\u00e0 qualcuno si sognerebbe mai di non considerarlo a tutti gli effetti \u201cdesign\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Papanek non parlava (ancora) del design di un\u2019app: come biasimarlo, le app non esistevano nemmeno come concetto nel 1971. Eppure non mi stupirei se le annovererebbe a tutti gli effetti come una questione di design, se solo oggi fosse vivo. Perch\u00e9 lo sono, per concludere? Perch\u00e9 riguardano la risoluzione di bisogni delle persone, molto semplicemente.<\/p>\n\n\n\n<p>Un altro bisogno che dovrebbe e potrebbe essere risolto \u00e8 quello del costo degli oggetti di design, se vogliamo restare in quell\u2019ambito. Un discrimine che colloca l\u2019oggetto A nel dominio del design \u00e8 il suo costo: se costa pi\u00f9 di un certo limite \u00e8 design, se costa di pi\u00f9 di un prodotto B analogo \u00e8 di design. \u00c8 un criterio tassonometrico un po\u2019 discutibile ma efficace: stabilisce che un oggetto \u00e8 di design solo per il suo valore (percepito, e per il quale si \u00e8 disposti a una transazione economica &#8211; cio\u00e8 il concetto di valore nell\u2019economia classica) e non per la sua utilit\u00e0. Facile comprendere dove porti una logica del genere: a produrre oggetti sempre pi\u00f9 costosi, perch\u00e9 s\u00ec. Si prenda a esempio sintomatico della questione un settore molto preciso della moda: quello delle sneaker, che hanno un valore percepito legato solo al brand e una qualit\u00e0 e utilit\u00e0 reali inferiori a quelle di scarpe da lavoro (ci sono scarpe da 6-700 euro che chiunque non conosca il brand che portano sul dorso potrebbe scambiare per scarpe antinfortunistiche, e trovo la cosa molto ironica). Eppure nel concetto corrente di design nessuno si sognerebbe di dire che non sono prodotti di design: anzi, lo sono proprio perch\u00e9 costano come un affitto di un monolocale a San Donato Milanese (ormai).<\/p>\n\n\n\n<p>Che il design debba essere utile \u00e8 evidentemente un concetto che fa inorridire, e allora gli oggetti disegnati (o di design, anche se di design hanno ormai poco o niente) vengono valutati per il loro significato estetico e il loro valore percepito. Che non dovrebbe essere prioritario o quantomeno non l\u2019unico discrimine. Se l\u2019estetica prende il sopravvento sulla funzionalit\u00e0 c\u2019\u00e8 qualcosa che non va ma a ben vedere quell\u2019estetica a cui si fa riferimento \u00e8 una veste piuttosto corta o trasparente: chiamarla cos\u00ec \u00e8 una distrazione per dire che lo sguardo deve posarsi su quella pi\u00f9 che sulla funzionalit\u00e0 e ci\u00f2 \u00e8 particolarmente vero in un\u2019era in cui di estetiche ve ne sono infinite, senza che nessuna sia dominante. Se ci sono mille estetiche, alla fine non ce n\u2019\u00e8 alcuna, o vanno bene tutte.<\/p>\n\n\n\n<p>Parlando di estetica si finirebbe a parlare di gusti e non se ne uscirebbe pi\u00f9. Io ho il mio e gli altri hanno il loro. Parlando di utilit\u00e0 invece ci si muove su un terreno pi\u00f9 solido e dove le sfumature decidono di meno: una cosa \u00e8 utile o non \u00e8 utile, e se lo \u00e8, lo decide solo chi la usa.<\/p>\n\n\n\n<p>Ormai si ironizza sul fatto che \u201cdesign\u201d sia un\u2019etichetta che si appiccica ovunque per nobilitare una professione. Allora il pasticcere diventa \u201ccake designer\u201d, l\u2019operatore di viaggi \u201ctravel designer\u201d e chi traduce visivamente dati \u00e8 \u201cinformation designer\u201d. Ho messo sullo stesso piano tre categorie professionali di designer che il design classico (industriale, di prodotto) inorridirebbe a considerare come appartenenti alla stessa famiglia. Credo che concederebbe questo status solo all\u2019information designer, e posso capire anche perch\u00e9. Invece voglio provocare, sostenendo che tutte e tre &#8211; e molte altre, delle pi\u00f9 bizzarre &#8211; hanno dignit\u00e0 per essere chiamate \u201cdesign\u201d. Perch\u00e9 rispondono a un bisogno, che sia una torta o un viaggio o come e dove mettere i faretti nel guardaroba.<\/p>\n\n\n\n<p>Concludo con una considerazione di Papanek, ironica come molto spesso gli capita(va). Nel secolo scorso il MoMA raccolse in cataloghi prodotti in diverse decadi ci\u00f2 che reputavano esemplare del miglior design. Ci\u00f2 che, in altre parole, era destinato a sopravvivere. Papanek parl\u00f2 dei tre cataloghi che vennero pubblicati fino al 1971 e not\u00f2 che dei pi\u00f9 di 500 oggetti considerati come determinanti per il design dal MoMA, solo 10 sono sopravvissuti: non un buon segno per chi si fregia del titolo di arbitro del gusto (ma non, evidentemente, dell\u2019utilit\u00e0).<\/p>\n\n\n\n<p>Questo non per dire che il MoMA non possa decidere in autonomia cosa \u00e8 design e cosa non lo \u00e8, n\u00e9 tantomeno che non possa o potesse fare classifiche o liste, ma per dire che, specie nel design, cosa \u00e8 tale lo decide chi lo usa perch\u00e9 gli serve a qualcosa, cos\u00ec come decide se \u00e8 buono o cattivo design.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Se sopravvive \u00e8 buon design. Se costa il giusto \u00e8 buon design. Se risolve un problema \u00e8 buon design. Altrimenti \u00e8 qualcosa di diverso: a volte \u00e8 arte, a volte \u00e8 speculazione commerciale, a volte \u00e8 un segno sulla sabbia, che resiste giusto il tempo che arrivi un\u2019onda e lo cancelli.<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un testo di 50 anni fa \u00e8 ancora attuale per capire cosa \u00e8 (e non \u00e8) il design oggi. 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