{"id":39615,"date":"2023-06-30T09:52:00","date_gmt":"2023-06-30T09:52:00","guid":{"rendered":"https:\/\/martinopietropoli.com\/?p=39615"},"modified":"2023-11-13T22:24:47","modified_gmt":"2023-11-13T22:24:47","slug":"importante","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/importante","title":{"rendered":"Importante"},"content":{"rendered":"<p>Avevo appena fallito il test di ingresso ad architettura a Venezia. Mi rimaneva solo Ferrara, qualche settimana dopo. Ero comprensibilmente impensierito anche perch\u00e9 &#8211; come i manuali e buon senso insegnano &#8211; non avevo un piano B. O era molto vago, tipo iscrivermi per un anno a lettere e filosofia e poi ritentare l\u2019anno dopo. Il fallimento faceva male anche perch\u00e9 molto probabilmente era attribuibile a svariate imprecisioni nel test: fra tutte per\u00f2 continuavo a ripensare a una. Alla domanda \u201cQuale figura si ottiene sezionando una sfera?\u201d (sono passati 30 anni e ancora la ricordo) risposi \u201cun\u2019ellisse\u201d. Un\u2019ellisse, capito? Ero pure fiero di quella risposta perch\u00e9 la domanda era cos\u00ec semplice che la risposta non poteva esserlo altrettanto.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:50px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\" style=\"font-size:24px\"><em>Quando pensi di essere furbo generalmente sei un idiota.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:50px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Ovviamente era la risposta sbagliata: sezionando una sfera si ottiene una circonferenza. Puoi metterla come vuoi, tagliarla in orizzontale, in verticale, in obliquo, sempre una circonferenza ottieni. Ma io l\u2019avevo visualizzata e in prospettiva la figura che si ottiene \u00e8 proprio un\u2019ellisse. Una circonferenza in prospettiva \u00e8 un\u2019ellisse, che non \u00e8 la figura che si ottiene sezionando una sfera, ormai credo sia chiaro.<\/p>\n\n\n\n<p>Insomma, me ne stavo romantico e affranto (romantico nel senso del romanticismo tedesco, malinconico e meditabondo e inconsolabile) e mio padre mi vide e mi chiese che pensieri avevo. Glielo dissi e mi rispose \u201cDevi crederci\u201d. Qualche settimana dopo affrontai il test a Ferrara con la determinazione ingiustificabile del condannato a morte che spera in una grazia sul limitare della sua esistenza terrena e passai. Anzi, feci pure una prova brillante.<\/p>\n\n\n\n<p>La storia per\u00f2 non \u00e8 nemmeno questa. Quello di cui volevo parlare \u00e8 il fatto che anni dopo ricordai a mio padre quello che mi disse, menzionando quanto mi avessero aiutato quelle poche parole e lui mi rispose candidamente di non averne alcun ricordo. Insomma: uno dei punti nodali del nostro rapporto e lui manco se lo ricordava.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Questa non \u00e8 una critica nei suoi confronti, ci mancherebbe. A distanza di anni e con una certa lucidit\u00e0 posso anche dire che, se fosse stato un film, la sua battuta non sarebbe stata nemmeno delle pi\u00f9 memorabili, anzi. Ma, appunto, non \u00e8 quello che mi interessa dire.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Quello su cui mi interessa indagare \u00e8 che quello che ci sembra importantissimo lo \u00e8 raramente nel Grande Schema delle Cose. Oppure che quello che diciamo o facciamo nelle interazioni umane pu\u00f2 avere un significato per noi e tutt\u2019altro significato per le altre persone coinvolte. Magari quella volta sono stato rude o poco disponibile con qualcuno e me ne dispiaccio ma quello non c\u2019\u00e8 rimasto male. Altre volte sono convinto di aver fatto un gesto molto gentile verso una persona, mentre a questa \u00e8 sembrato normale o trascurabile. Le agende delle persone generalmente non coincidono e le sensibilit\u00e0 sono diverse. \u00c8 meglio rendersi conto il prima possibile che le altre persone sono in primo luogo interessate a loro stesse pi\u00f9 che a noi, quindi \u00e8 statisticamente poco probabile che la loro attenzione nei nostri riguardi abbia la priorit\u00e0 rispetto all\u2019attenzione verso se stesse. Ognuno ha come priorit\u00e0 se stesso ed \u00e8 anche normale che sia cos\u00ec.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ho ripensato a questa faccenda della relativit\u00e0 dell\u2019importanza quando sono diventato padre e, contemporaneamente, educatore dei miei figli. Quando si assume questo ruolo ci si sente investiti della responsabilit\u00e0 di ci\u00f2 che si dice fino al punto di mitizzarla un po\u2019 troppo. Anche in questo frangente ho notato &#8211; specie ripensando alla storiella di me e mio padre &#8211; che la questione aveva contorni piuttosto ironici. In altre parole, era molto probabile che delle massime solenni che cesellavo in ispirati discorsi che riverberavano chiaramente il monologo shakespeariano di Marco Antonio ai miei figli non arrivasse proprio niente. Le mie parole uscivano dalla mia bocca e, alle loro orecchie, avevano la consistenza di un rumore bianco o della centrifuga della lavatrice.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p>Era (\u00e8) invece molto pi\u00f9 probabile che conserveranno altri ricordi di me, magari di una sfuriata, magari di una volta che mi hanno visto debole, chiss\u00e0 di cosa. Il fatto \u00e8 che la vita non \u00e8 sceneggiabile e, per quanto sia vero che la nostra esistenza in buona misura ce la scriviamo in testa ogni giorno, non possiamo farlo con quella degli altri.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Le interazioni umane sono il risultato di uno scontro pi\u00f9 o meno potente di sceneggiature diverse, scritte da persone diverse, in gran numero convinte che le persone con cui hanno un rapporto seguano il copione che hanno scritto loro, mentre ognuna segue un suo copione. A volte nemmeno chiaro nella sua interezza agli stessi sceneggiatori.<\/p>\n\n\n\n<p>Anni fa c\u2019era una serie TV molto bella, per molti aspetti La Serie che ha fondato l\u2019era delle grandi produzioni seriali, che ormai hanno superato in budget e qualit\u00e0 anche i film. Si chiamava&nbsp;<em>Lost&nbsp;<\/em>e aveva una trama complicatissima e piena di personaggi. Dur\u00f2 per sei stagioni per un totale di 114 episodi. C\u2019erano interi forum e gruppi di discussione che analizzavano ogni settimana la nuova puntata. Tutti erano certi della coerenza della trama e anzi, pi\u00f9 questa si avvitava su se stessa e si dimostrava incoerente, pi\u00f9 sostenevano che era perfettamente lineare, che&nbsp;<em>era tutto chiarissimo.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Qualche tempo dopo la sua fine, lessi un\u2019intervista a uno sceneggiatore amico di uno degli autori di&nbsp;<em>Lost.&nbsp;<\/em>Raccontava che un giorno era con lui e allora gli aveva fatto i complimenti per il lavoro del team e poi gli chiese: &#8220;Come farete a risolvere tutte queste cose?&#8221; E lui mi guarda e dice: &#8220;Non lo faremo.&#8221; E io: &#8220;Cosa intendi con &#8216;non lo faremo&#8217;?&#8221; Lui dice: &#8220;Semplicemente pensiamo alla cosa pi\u00f9 strana e disturbante e la scriviamo, ma non la risolveremo mai.&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p>Questa storia sulla sceneggiatura di\u00a0<em>Lost\u00a0<\/em>mi \u00e8 tornata in mente in relazione a ci\u00f2 che \u00e8 importante e a quanto pensiamo che la sceneggiatura esistenziale che abbiamo in mente sia quella di un film corale, solo che gli altri protagonisti e comparse non hanno lo stesso copione. Capita quindi che il film della nostra vita sia il film di tutte le vite con cui entriamo in contatto messe insieme, mescolate e modificate, un po\u2019 come i colori della tavolozza del pittore mutano quando vengono diluiti, stemperati, miscelati insieme.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:50px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\" style=\"font-size:24px\"><em>Per quanto siamo protagonisti della nostra vita, siamo allo stesso tempo le comparse dei film altrui.\u00a0<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:50px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Il fatto \u00e8 insomma che non abbiamo il controllo su come veniamo percepiti dagli altri. A volte non sappiamo interpretare nemmeno noi stessi, cosa pretendiamo in fondo dagli altri?<\/p>\n\n\n\n<p>La sintesi \u00e8 che ci\u00f2 che ci sembra importante, non \u00e8 altrettanto importante per gli altri.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>A complicare ulteriormente le cose ci si mette Richard Schwartz. Confesso che fino a due giorni fa non sapevo chi fosse ma il titolo di una puntata di The Rich Roll Podcast ha attirato la mia attenzione. Si chiamava \u201c<a href=\"https:\/\/podcasts.apple.com\/it\/podcast\/the-rich-roll-podcast\/id582272991?i=1000616617654\">The Multiplicity of the Mind<\/a>\u201d ed era un\u2019intervista a questo psicoterapeuta e professore all\u2019Harvard Medical School.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Schwartz \u00e8 l\u2019inventore della teoria dell\u2019Internal Family Systems: si tratta di un\u2019interpretazione del Se come di un sistema non governato da un Io monolitico ma piuttosto da un teatro interiore in cui diverse rappresentazioni dell\u2019Io dialogano fra di loro, influenzandosi, plagiandosi, incoraggiandosi e motivandosi, ricattandosi e quant\u2019altro. Se ne deduce (e la cosa mi pare plausibile) che la sceneggiatura della nostra vita non solo non collima con quelle delle vite altrui, ma non \u00e8 nemmeno del tutto governabile da noi stessi, perch\u00e9 a definirla non vi \u00e8 un\u2019autorit\u00e0 centrale (l\u2019Io) ma l\u2019Io e i suoi satelliti. Questa famiglia interna, insomma. Che possiamo controllare solo parzialmente e di cui non conosciamo n\u00e9 riconosciamo con precisione nemmeno tutti gli autori. La sceneggiatura della nostra vita &#8211; che all\u2019inizio prevedeva solo la scrittura della parte del protagonista &#8211; deve insomma comprendere anche quella di altri co-protagonisti e pure di comparse e personaggi secondari che potremmo non conoscere nemmeno. \u00c8 decisamente difficile scrivere una storia di cui si conosce (nemmeno troppo bene) solo il protagonista.<\/p>\n\n\n\n<p>La constatazione della reale portata della nostra azione sulla nostra stessa vita pu\u00f2 a questo punto condurre a due approdi possibili:<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li>L\u2019inanit\u00e0 (niente \u00e8 pianificabile, quindi al diavolo tutto)<\/li><li>L\u2019accettazione.&nbsp;<\/li><\/ul>\n\n\n\n<p>Inutile specificare che la seconda mi pare pi\u00f9 interessante, anche perch\u00e9 conserva un residuo di libero arbitrio. In particolare postula che, dato che si \u00e8 contemporaneamente attori principali della nostra vita e comparse di quelle altrui, si debbano accogliere le diverse narrazioni, cercando di districarsi in mezzo. Adattando la propria sceneggiatura a quella altrui, constatando tra l\u2019altro &#8211; per quanto appena detto sugli Internal Family Systems &#8211; che anche se vivessimo soli in una grotta dovremmo comunque fare i conti con quanto possiamo decidere autonomamente della nostra vita, condizionato per\u00f2 da quanto decidono le altre manifestazioni del nostro io.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Quando la mia vita prende una piega poco piacevole cerco di fare un esercizio di immaginazione: mi chiedo come la racconterebbe una commedia italiana di Monicelli o Germi. Ho sempre amato la capacit\u00e0 di quei favolosi raccontastorie di narrare anche le cose pi\u00f9 atroci con un sorriso in volto. Quell\u2019atteggiamento \u00e8 un interessante amalgama di rinuncia (o accettazione, del genere \u201cLe cose vanno cos\u00ec, cosa ci si pu\u00f2 fare?\u201d) e rivincita dell\u2019acume intellettuale. Riuscire a fare dell\u2019ironia in ogni circostanza \u00e8 una dimostrazione della capacit\u00e0 della mente umana di contenere mille cose e i loro opposti, nel caso specifico la sconfitta e la vittoria: la vita sconfigge ma della vita si pu\u00f2 anche sorridere. Una volta consideravo<a href=\"https:\/\/martinopietropoli.substack.com\/p\/41-ironia\">&nbsp;l\u2019ironia<\/a>&nbsp;un filtro o uno strumento piuttosto spuntato. Un sotterfugio patetico. Poi mi sono reso conto che esiste qualcosa che \u00e8 totalmente privo di ironia: le religioni. Allora ho ricominciato ad apprezzarla. La religione inventa le storie pi\u00f9 fantasiose per dare un ordine al mondo ma lo fa senza la leggerezza dell\u2019ironia. Allora ho capito da che parte volevo stare: quella dell\u2019ironia, senza dubbio. L\u2019ironia, tra l\u2019altro, ha anche la capacit\u00e0 di filtrare, ammorbidire, rendere tutto pi\u00f9 accettabile o almeno meno sgradevole.<\/p>\n\n\n\n<p>Non ho una soluzione, mi spiace. Il problema delle sceneggiature che non coincidono \u00e8 alla base delle incomprensioni umane e della nostra stessa incapacit\u00e0 individuale di capire chi siamo e cosa vogliamo. Impossibile risolvere la questione in una pagina, impossibile forse pure in senso assoluto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Se non che ho avuto un\u2019illuminazione dopo aver ascoltato il dottor Schwartz. Non avevo pi\u00f9 voglia di sentir parlare, stavo correndo e allora ho cominciato ad ascoltare il concerto per pianoforte nr. 3 di Beethoven. A \u201criascoltare\u201d, dovrei dire, visto che l\u2019avr\u00f2 ascoltato almeno 23 milioni di volte.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Comunque: gi\u00e0 dalle prime note le voci nella mia testa &#8211; quelle dell\u2019Io che parlava con i suoi satelliti e gli altri membri della famiglia che secondo Schwartz (e concordo con lui) vivono dentro la mia mente e quella di tutti &#8211; si sono acquietate. Per un attimo mi sono preoccupato ma poi ho capito:\u00a0<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:50px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\" style=\"font-size:24px\"><em>Stavano tutte ascoltando il concerto per pianoforte nr. 3 di Beethoven. In silenzio, mettendo a tacere le loro comprensibili o meno rivendicazioni, ascoltavano rapite le note di Ludovico.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:50px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Allora ho compreso un\u2019altra qualit\u00e0 di quella cosa inutile chiamata Arte: l\u2019Arte racconta una storia che tutti possiamo capire. Oppure: l\u2019Arte ha una voce che tutti udiamo come distinta e chiara e che mette a tacere ogni altra voce.&nbsp;<br>E per Arte non intendo solo quella alta ma qualsiasi espressione umana, perch\u00e9 lo so cosa si pu\u00f2 pensare delle mie parole: \u201cnon tutti capiscono l\u2019Arte, anzi spesso \u00e8 oscura\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>E allora non chiamiamola arte: diciamo che di fronte al sublime tutte le menti tacciono. Per me e altri il sublime \u00e8 una pala del Trecento o un concerto per pianoforte di Beethoven, per altri un drago sputafuoco o un gol in una finale dei mondiali.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Di cosa si tratta alla fine? Di storie, di sceneggiature molto pi\u00f9 interessanti di quelle delle nostre vite. Sono altre vite, altre parabole esistenziali e servono a mettere in pausa per un po\u2019 le nostre e a toglierci dal centro di quel palcoscenico immaginario. Per goderci lo spettacolo, finalmente.<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ci\u00f2 che \u00e8 importante non appare quasi mai come tale<\/p>","protected":false},"author":1,"featured_media":39617,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[91,415,429],"tags":[524,404,428,522,523],"class_list":["post-39615","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura","category-pensiero-lungo","category-umanesimo","tag-inner-family-systems","tag-mente","tag-percezione","tag-rappresentazione-di-se","tag-richard-schwartz"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/39615","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=39615"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/39615\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/39617"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=39615"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=39615"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=39615"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}