{"id":39577,"date":"2023-05-25T09:51:00","date_gmt":"2023-05-25T09:51:00","guid":{"rendered":"https:\/\/martinopietropoli.com\/?p=39577"},"modified":"2023-11-13T22:24:32","modified_gmt":"2023-11-13T22:24:32","slug":"centimetri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/centimetri","title":{"rendered":"Centimetri"},"content":{"rendered":"<p>Play Time \u00e8 un film del 1967 di Jacques Tati e racconta la giornata di Monsieur Hulot e gli incontri surreali che fa in un giorno come un altro.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 diviso in sei momenti o episodi e quello da cui \u00e8 tratto il fotogramma \u00e8 il secondo: Hulot cerca di arrivare a un appuntamento in un edificio ultramoderno (bellissimo e minimalista, a dire il vero, ed esteticamente ancora molto attuale) in cui le porte degli ascensori sono uguali a quelle degli uffici e tutto \u00e8 indistinguibile, impiegati compresi. \u00c8 una metafora dell&#8217;impenetrabilit\u00e0 e dell&#8217;incomprensibilit\u00e0 della burocrazia e della modernit\u00e0, che appare splendente e perfetta nella sua organizzazione teoricamente impeccabile. Ed \u00e8 anche una metafora del mito industriale che postula che la riduzione del difetto &#8211; fino al suo annullamento &#8211; coincida con la perfezione, cio\u00e8 con l\u2019eliminazione dello spreco. L\u2019industria \u00e8 spietata e disumana, nel senso che sradica l\u2019elemento umano dalla sua equazione. L\u2019economia lo \u00e8 altrettanto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ma torniamo a Play Time.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"577\" src=\"https:\/\/martinopietropoli.com\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/7b67deb9-9441-4ba6-aa27-9e97e1f912fa_1472x830-1024x577.webp\" alt=\"\" class=\"wp-image-39579\" srcset=\"https:\/\/martinopietropoli.com\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/7b67deb9-9441-4ba6-aa27-9e97e1f912fa_1472x830-1024x577.webp 1024w, https:\/\/martinopietropoli.com\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/7b67deb9-9441-4ba6-aa27-9e97e1f912fa_1472x830-300x169.webp 300w, https:\/\/martinopietropoli.com\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/7b67deb9-9441-4ba6-aa27-9e97e1f912fa_1472x830-768x433.webp 768w, https:\/\/martinopietropoli.com\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/7b67deb9-9441-4ba6-aa27-9e97e1f912fa_1472x830-18x10.webp 18w, https:\/\/martinopietropoli.com\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/7b67deb9-9441-4ba6-aa27-9e97e1f912fa_1472x830.webp 1456w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>L&#8217;inquadratura \u00e8 costruita in modo da non enfatizzare l&#8217;ordine ossessivo e omogeneo con una composizione centrale, ma rompendo invece la regola militare con un leggero disassamento, come a indicare il disorientamento del protagonista che non riesce a trovare il suo posto in quell&#8217;ordine meccanico. Al centro c&#8217;\u00e8 lui, che nei pochi secondi di questa sequenza si muove avanti e indietro, cercando di capire dove andare. \u00c8 ovviamente disorientato, ma la genialit\u00e0 di questa semplice inquadratura \u00e8 che sottolinea il suo smarrimento con un leggerissimo movimento fuori asse.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E si tratta di uno spostamento della macchina da presa di qualche decina di centimetri fuori asse.<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco cos&#8217;\u00e8 un punto di vista.<\/p>\n\n\n\n<p>Un punto di vista \u00e8 individuale, \u00e8 nella sua stessa definizione: \u00e8 un punto da cui si osserva e presuppone l\u2019osservazione di un oggetto, una persona o un paesaggio. Qualcosa viene osservata da qualcuno. Pochi centimetri possono dire cose diverse. Pochi centimetri hanno un\u2019importanza capitale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nel caso di questa scena di Play Time definiscono il discrimine fra una situazione in cui il protagonista \u00e8 parte di una struttura sociale in cui \u00e8 integrato (la ripresa assiale, che enfatizza la percezione del dominio della regola) e quella realizzata, in cui lui \u00e8 alieno a quella regola e la osserva spaesato. Appartenenza e non appartenenza. Basta pochissimo per fare la differenza, e cio\u00e8 &#8211; in altri termini &#8211; la differenza fra un significato e un altro e fra la percezione e l\u2019inizio dell\u2019imprecisione \u00e8, a volte, questione di centimetri o di pochissimo. \u00c8, in fondo, ci\u00f2 che distingue il quasi perfetto dal perfetto, dove per \u201cperfetto\u201d non si intende \u201cprivo di difetti\u201d ma ci\u00f2 che pi\u00f9 precisamente incarna il suo stesso senso. Quello della scena di Play Time \u00e8 il tema dell\u2019essere altro dall\u2019ordine costituito, standone ai margini, osservandolo da distante.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>A proposito mi \u00e8 tornato in mente ci\u00f2 che si dice delle 4 di mattina, come di un\u2019ora che sull\u2019orologio \u00e8 identica alle altre, ma che nella realt\u00e0 ha una propriet\u00e0 che la rende unica: non \u00e8 n\u00e9 ancora giorno n\u00e9 tantomeno \u00e8 pi\u00f9 notte. \u00c8 un\u2019ora durante la quale \u00e8 rarissimo essere svegli e la conoscono solo quelli che lavorano di notte o i poeti (si dice che alcuni poeti o scrittori la amino per questa sua indefinitezza, per non essere pi\u00f9 qualcosa e allo stesso tempo non essere ancora qualcosa d\u2019altro). Quindi, pi\u00f9 che la perfezione e l\u2019imperfezione, \u00e8 interessante ci\u00f2 che li divide, quel terreno che c\u2019\u00e8 fra di loro, che non \u00e8 n\u00e9 una cosa n\u00e9 l\u2019altra. Le quattro di mattina, appunto.<\/p>\n\n\n\n<p>Curiosamente e per amor di precisione (lupus in fabula) ho cercato questa definizione \u201cfilosofica\u201d delle 4 del mattino e non ho trovato molto, per non dire niente. Mi pare di averne sentito parlare anni fa in un podcast ma se l\u2019avessi immaginata o sognata, tanto meglio (nel caso avessi inventato io questa sua formulazione ne rivendicher\u00f2 la paternit\u00e0 ma dubito di aver avuto un\u2019intuizione cos\u00ec geniale).<\/p>\n\n\n\n<p>In quell\u2019ora, insomma, c\u2019\u00e8 la differenza (questo pezzo poteva anche chiamarsi cos\u00ec) o il dominio dell\u2019indefinitezza. Una bella espressione francese lo definisce \u201centre chien et loup\u201d, descrivendo quell\u2019ora del giorno e quella particolare qualit\u00e0 e intensit\u00e0 della luce che non permettono di distinguere un cane da un lupo. Le differenze, come dire, restano &#8211; un cane resta comunque diverso da un lupo &#8211; ma la percezione che ne abbiamo \u00e8 pi\u00f9 sfumata.&nbsp;<em>Ambigua&nbsp;<\/em>\u00e8 forse il termine adatto: questa \u00e8 l\u2019ora dell\u2019ambiguit\u00e0, le 4 del mattino sono l\u2019ora ambigua, sono le terre di mezzo, \u00e8 il territorio che sta fra i confini, senza essere n\u00e9 dell\u2019uno n\u00e9 dell\u2019altro.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019ambiguit\u00e0 \u00e8 nemica della perfezione (intesa nell\u2019accezione industriale di cui si parlava prima) perch\u00e9 contiene pi\u00f9 significati. Il prodotto industriale e lo standard ammettono invece solo la precisione della descrizione e l\u2019aderenza delle parole che usa: le parole devono dire cosa \u00e8 e non essere interpretabili.<\/p>\n\n\n\n<p>Si tratta &#8211; inutile dirlo &#8211; di un contesto molto interessante perch\u00e9 ha una vibrazione, non \u00e8 mai uguale a s\u00e9 stesso, \u00e8 camaleontico e cangiante. Le cose definite dicono tutto per come appaiono, quelle indefinite lasciano lo spazio alla possibilit\u00e0 di essere diversamente, fanno pensare di poter cambiare sotto gli occhi dell\u2019osservatore.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 un po\u2019 quello che la critica diceva degli Impressionisti &#8211; o forse lo diceva di Monet, non ricordo &#8211; e cio\u00e8 che le pennellate ripetute e ossessive, i margini indefiniti e quella dimensione onirica dei loro quadri descrivevano per la prima volta il tempo pi\u00f9 che la realt\u00e0, cercavano insomma di dare una forma comprensibile e visibile a una dimensione che si sente ma non si vede.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Forse le 4 del mattino, la luce che non distingue un cane da un lupo e lo spostamento lieve ma decisivo dall\u2019asse di un obiettivo servono a spostarsi dalla dimensione della perfezione (dove non c\u2019\u00e8 errore e non c\u2019\u00e8 il tempo) a quella dell\u2019instabilit\u00e0, del ribollire della realt\u00e0, delle cose che non sono ma sembrano o sono altro. Un viaggio pi\u00f9 disorientante ma pi\u00f9 interessante.&nbsp;<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I cani e i lupi, l&#8217;ambiguit\u00e0, l&#8217;indefinitezza, le 4 del mattino<\/p>","protected":false},"author":1,"featured_media":39578,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[90,149,94,415,429],"tags":[468,80,145,511,510,508,512,509],"class_list":["post-39577","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-art","category-cinema","category-fotografia","category-pensiero-lungo","category-umanesimo","tag-ambiguita","tag-arte","tag-cinema","tag-impressionisti","tag-indefinitezza","tag-jacques-tati","tag-monet","tag-play-time"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/39577","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=39577"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/39577\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/39578"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=39577"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=39577"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=39577"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}