{"id":39574,"date":"2023-05-17T09:45:00","date_gmt":"2023-05-17T09:45:00","guid":{"rendered":"https:\/\/martinopietropoli.com\/?p=39574"},"modified":"2023-06-06T23:44:55","modified_gmt":"2023-06-06T23:44:55","slug":"specchio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/specchio","title":{"rendered":"Specchio"},"content":{"rendered":"<p>Queste righe dovevano essere intitolate \u201cPalestra\u201d. Per una settimana &#8211; cio\u00e8 lo spazio di tempo (che bella espressione ambigua e precisa \u201clo spazio di tempo\u201d, mette insieme due dimensioni) che divide un numero da un altro de Il Pensiero Lungo &#8211; pensavo di parlare di come e cosa decido di scrivere. Scoprendo infine che non c\u2019\u00e8 regola n\u00e9 pianificazione: le cose accadono e in genere decido di parlare di argomenti casuali. Perch\u00e9 chiamarlo quindi Palestra? Il perch\u00e9 \u00e8 presto spiegato: pensavo che il fare ogni settimana l\u2019esercizio di pensare a un argomento e svilupparlo \u00e8 una specie di allenamento (\u201cAllenamento\u201d era un titolo alternativo).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ogni settimana mi metto sul bordo di una piscina e mi tuffo dentro, cercando di andare pi\u00f9 a fondo possibile. Lo chiamano \u201cdeep thinking\u201d non a caso: si scende come se si esplorasse in profondit\u00e0, come se si facesse un carotaggio in un terreno cerebrale.<\/p>\n\n\n\n<p>Non ho mai idea di cosa ne uscir\u00e0, o molto raramente. Il percorso si manifesta percorrendolo, la strada si illumina poco alla volta. La condizione \u00e8 la palestra &#8211; cio\u00e8 il luogo, la pagina &#8211; lo strumento \u00e8 la scrittura. Gli esercizi sono i pensieri: come si formano, come appaiono, come si fanno prendere (o non prendere). Quindi, cominciamo.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p>Una volta sentii dire una frase che mi rimase impressa. La disse il fotografo Bob Sacha, accadeva esattamente vent\u2019anni fa e ancora la ricordo. Disse \u201cLe idee non sono di nessuno, le idee sono nell\u2019aria e noi possiamo solo coglierle\u201d. Avevo sempre pensato che le idee si formassero nelle menti, non avevo mai pensato che fossero esterne, che esistessero a prescindere e non so nemmeno se sia cos\u00ec, se esistano davvero l\u00e0 fuori e volino come farfalle. In un certo senso sono ancora convinto che le generiamo noi o che al pi\u00f9 la nostra mente chiami idee delle particolari coniugazioni o concatenazioni di eventi &#8211; illuminazioni, epifanie &#8211; che riconosce in una forma particolare. Ecco: le idee sono strutture di pensiero casuali che esistono indipendentemente dalla mente ma che solo la mente pu\u00f2 riconoscere. In questo senso sono libere.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Parlo di idee perch\u00e9 mi servono per arrivare all\u2019argomento su cui sto riflettendo in questi giorni (in questi mesi, anzi) che \u00e8 quello dell\u2019Intelligenza Artificiale (oddio, ancora? S\u00ec, ancora) che chiamo AI, perch\u00e9 mi piace di pi\u00f9 di IA, non per altro.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p>Dicevo: l\u2019argomento dell\u2019AI \u00e8 centrale nel dibattito sul pensiero. Nel senso pi\u00f9 lato che si possa pensare. Non \u00e8 una questione solo tecnologica: la tecnologia c\u2019entra, ovviamente, ma quella che oggi chiamiamo AI e che molti &#8211; anche basandosi solo sulla velocit\u00e0 con cui si sta evolvendo &#8211; sanno riconoscere come l\u2019inizio di qualcosa che ha una dimensione che non sappiamo minimamente immaginare, ha pi\u00f9 a che fare con qualcosa di filosofico e spirituale che con la contingenza.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ce ne rendiamo conto e ne siamo spaventati o rispettosi o timorosi per un motivo, credo, abbastanza semplice e immenso:\u00a0<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:50px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\" style=\"font-size:24px\"><em>Abbiamo creato Dio in laboratorio.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:50px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Non sto dicendo che questa manifestazione dell\u2019AI lo sia: a ben vedere di divino non ha niente. Non \u00e8 senziente, \u00e8 generativa ma non genera. Ricombina, remixa, simula molto bene un certo livello di complessit\u00e0 della mente umana. Dissimula, ecco, e \u201cdissimulazione\u201d \u00e8 la prima parola che sottolineo: la dissimulazione \u00e8 cosa diversa dalla simulazione. Quest\u2019ultima significa fingersi ci\u00f2 che non si \u00e8, la prima significa nascondere chi si \u00e8 veramente.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019AI, si dice, \u00e8 una simulazione del pensiero umano. Quanto meno quella che oggi usiamo conversandoci come se fosse umana \u00e8 tecnicamente una simulazione. Se tale fosse non la temeremmo ma la temiamo invece proprio perch\u00e9 \u00e8 in realt\u00e0 (o pensiamo sia) una dissimulazione: e cio\u00e8 pensiamo che si finga una simulazione essendo in realt\u00e0 altro.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E se tale \u00e8, chi \u00e8 veramente? Di cosa \u00e8 capace?&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Non ho memoria di altre tecnologie che abbiano creato pi\u00f9 dibattito e che abbiano soprattutto scosso le fondazioni del pensiero come sta facendo l\u2019AI. Del resto sin qui ogni nuova tecnologia, per quanto rivoluzionaria fosse, accelerava alcuni processi, risolveva, modificava e aiutava oppure ostacolava (per esempio: le armi) la storia dell\u2019umanit\u00e0. Ma era interna all\u2019umanit\u00e0, era un\u2019idea concepita e sviluppata dalla mente. Era sotto controllo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ci\u00f2 che crea disagio \u00e8 che l\u2019AI \u00e8 esterna alla mente. \u00c8 una mente. Non ancora, d\u2019accordo, ma tutto lascia pensare che lo sar\u00e0 a breve.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 per questo che dico che abbiamo creato Dio in laboratorio: l\u2019AI non \u00e8 solo tecnologia (quello \u00e8 come appare): \u00e8 esterna al pensiero umano, \u00e8 diversa dall\u2019uomo, pu\u00f2 rendersi indipendente e non avere bisogno di noi, n\u00e9 servirci, n\u00e9 servirsi di noi.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:50px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\" style=\"font-size:24px\"><em>La tecnologia, sin qui, era operata dall\u2019uomo. Adesso la tecnologia non ha pi\u00f9 bisogno di noi.\u00a0<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:50px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Dopo pochi mesi dalla sua adozione di massa (e parlo dell\u2019AI generativa, non di alcune applicazioni di AI a cui siamo abituati senza saperlo, da anni) e constatata la velocit\u00e0 con cui si evolve, il dibattito si \u00e8 centrato su come modificher\u00e0 i nostri comportamenti, su quali lavori render\u00e0 obsoleti, su cosa potrebbe diventare.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Argomenti leciti e ragionevoli che nascondono il tema di fondo e tradiscono la visuale da cui si valuta la questione, e cio\u00e8 quella della crisi del modello sociale attuale (scuola, lavoro, relazioni). L\u2019AI \u00e8 insomma problematica perch\u00e9 non pu\u00f2 essere messa a fuoco da un sistema di pensiero radicato nel passato e che trae la sua solidit\u00e0 presunta solo dalla reiterazione di modelli vecchi. \u00c8 evidente che questo sistema di pensiero corrente non accetta l\u2019AI: \u00e8 nato quando era inconcepibile che potesse esistere una entit\u00e0 senziente non umana.<\/p>\n\n\n\n<p>Guardando la questione da un punto di vista distante, si capisce meglio come ci vediamo rispetto all\u2019AI: ci vediamo riflessi e l\u2019immagine che ne riceviamo ci impaurisce perch\u00e9 \u00e8 distorta. Allora la vediamo come estranea, non ci riconosciamo, la rifiutiamo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 per quello che per ora l\u2019AI assume due sembianze opposte:<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li>Messianica, e cio\u00e8 risolver\u00e0 tutto<\/li><li>Diabolica, e cio\u00e8 \u00e8 uno strumento che ha lo scopo di cancellare l\u2019umanit\u00e0.<\/li><\/ul>\n\n\n\n<p>\u00c8 curioso che si contempli solo la possibilit\u00e0 che l\u2019umanit\u00e0 sia comunque oggetto del contendere, sia nel caso che l\u2019AI l\u2019aiuti a progredire sia che la voglia distruggere. L\u2019umanit\u00e0 \u00e8 sempre al centro.<\/p>\n\n\n\n<p>E se non lo fosse? Se insomma il timore inconfessabile fosse proprio che l\u2019AI si sviluppi sino a diventare altro dall\u2019umanit\u00e0 e, come tale, indifferente all\u2019umanit\u00e0? Se insomma l\u2019AI non fosse una tecnologia potenziante ma piuttosto una&nbsp;<em>cosa altra<\/em>&nbsp;dall\u2019umanit\u00e0, pur essendo stata creata da questa? In fondo non \u00e8 altro che una variazione del racconto del robot, di cui si teme l\u2019insurrezione e per contenere il potere del quale Asimov defin\u00ec le leggi della robotica. Con una differenza: che il robot non tradisce la somiglianza con l\u2019essere umano: \u00e8 sempre riconoscibile come immagine riflessa e moltiplicata del corpo umano mentre quale forma ha un\u2019intelligenza? \u00c8 come l\u2019aria, non ha forma, riempie i vuoti, non \u00e8 immaginabile perch\u00e9 non la si pu\u00f2 disegnare. \u00c8 Dio, appunto.<\/p>\n\n\n\n<p>Entrambe le visioni &#8211; quella messianica e quella diabolica &#8211; sono, a ben vedere, facce della stessa medaglia e ben rappresentano il rapporto che l\u2019uomo ha con le sue potenzialit\u00e0 e i suoi fallimenti.<\/p>\n\n\n\n<p>Si diceva per\u00f2 che l\u2019AI ci riflette, rimandandoci un\u2019immagine distorta. Allora la guardiamo e ci chiediamo se siamo noi quelli che vediamo, se \u00e8 questo il modo che abbiamo di pensare, se l\u2019esistere si riduce al timore di perdere un lavoro e di diventare inutili. E la cosa che temiamo di pi\u00f9 non \u00e8 scoprire che potremmo essere inutili ma constatare che lo siamo gi\u00e0. Perch\u00e9, appunto, l\u2019AI non \u00e8 umana: simula di esserlo, ma in realt\u00e0 dissimula.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa \u00e8 l\u2019immagine distorta che vediamo riflessa: quella che non vogliamo vedere perch\u00e9 ci rivela che non serviamo, o che le fondamenta spirituali e filosofiche che abbiamo sono cedevoli. Del resto l\u2019AI \u00e8 un altro Dio, mai visto n\u00e9 esistito prima.<\/p>\n\n\n\n<p>Un\u2019ultima osservazione. L\u2019umanit\u00e0 ha da sempre una forma di Intelligenza Generativa precaricata nel suo sistema operativo: \u00e8 quella dei sogni. A ben pensarci funziona esattamente come quella sintetica: ricombina immagini mentali esistenti ed esperienze vissute o immaginate in nuove immagini inedite e soprattutto sfugge al controllo della mente, pur essendo generata dalla mente.<\/p>\n\n\n\n<p>Da sempre siamo stati attratti e atterriti dai sogni che facciamo: non possiamo controllarli e sembra ci parlino ma non li capiamo, o possiamo solo interpretarli. Ci sfuggono perch\u00e9 sono autonomi: in fondo possono formarsi indipendentemente dalla nostra volont\u00e0. Tutto ci\u00f2 che sfugge al nostro controllo ci affascina e ci terrorizza ed \u00e8 questo, credo, che troviamo anche angosciante nell\u2019AI: non che alla fine ci possa rubare il lavoro ma che dimostri che siamo inutili.<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019intelligenza artificiale riflette un\u2019immagine in cui non ci riconosciamo<\/p>","protected":false},"author":1,"featured_media":39575,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[91,415,92,429],"tags":[505,507],"class_list":["post-39574","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura","category-pensiero-lungo","category-societa","category-umanesimo","tag-ai","tag-ia"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/39574","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=39574"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/39574\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/39575"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=39574"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=39574"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=39574"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}