{"id":39557,"date":"2023-05-09T12:37:00","date_gmt":"2023-05-09T12:37:00","guid":{"rendered":"https:\/\/martinopietropoli.com\/?p=39557"},"modified":"2023-06-06T23:44:44","modified_gmt":"2023-06-06T23:44:44","slug":"inutile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/inutile","title":{"rendered":"Inutile"},"content":{"rendered":"<p>Vivo vicino a un conservatorio. Specie nella bella stagione o quando c\u2019\u00e8 caldo e le finestre di questo antico palazzo sono aperte, ci\u00f2 che vi si produce dentro si diffonde per le strade vicine, deliziando le orecchie.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>A dirla tutta si tratta di un coacervo sonoro abbastanza cacofonico: c\u2019\u00e8 il cantante d\u2019opera che ritorna insistentemente su quel passaggio difficile, la pianista che suona una partita di Bach, una tromba che prova la sua parte di uno standard jazz. \u00c8 come sentire dieci voci diverse che, giustamente, non sanno l\u2019una cosa fa l\u2019altra perch\u00e9 ognuna vuole ascoltare se stessa e si esprime in stanze diverse di quella che io chiamo, provocatoriamente, la Fabbrica dell\u2019Inutilit\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Non che la consideri inutile, affatto. L\u2019effetto che questo delirio sonoro ha su di me \u00e8 anzi di gaudio irresistibile. Ogni volta che passo sotto quelle finestre sorrido perch\u00e9 quelle melodie provengono da un\u2019altra dimensione e mi attrae andarci, vorrei anzi farne sempre parte. Poi torno alle occupazioni quotidiane, magari fischiettando la cadenza di un concerto per piano di Beethoven che qualcuno stava provando. Era Beethoven? Non so, non importa.<\/p>\n\n\n\n<p>Il nome \u201cFabbrica dell\u2019Inutilit\u00e0\u201d gliel\u2019ho dato in relazione a quello che consideriamo utile, e cio\u00e8 &#8211; senza tanto girarci attorno &#8211; tutto ci\u00f2 che \u00e8 traducibile in termini numismatici. Qualcosa che ha mercato, qualcosa che \u00e8 utile. In termini economici, appunto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La mia interpretazione \u00e8 estrema, ne convengo: la musica in realt\u00e0 ha un mercato che non \u00e8 nemmeno trascurabile. La intendo per\u00f2 in questo caso come esemplificativa dell\u2019arte in generale, che per la mente occidentale ha senso solo se \u00e8 scambiabile in un mercato, se quindi ha un valore (economico, ovviamente).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Esisterebbero la pittura, la scultura, la musica, la scrittura se non avessero mercato? In questa logica no, perch\u00e9 non le si potrebbe valutare dal punto di vista economico e finirebbero per non avere alcuna utilit\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Eppure quando sento quelle stupende melodie mi dico che non importa che abbiano un senso economico perch\u00e9 la loro utilit\u00e0 trascende la loro dimensione economica. Per fortuna.<\/p>\n\n\n\n<p>Se dovessi semplificare &#8211; ma non poi tanto &#8211; direi che ogni espressione d\u2019arte non ha un senso economico, o ce l\u2019ha solo quando pu\u00f2 essere sfruttata economicamente. Eppure andando all\u2019origine del concetto di arte &#8211; se mai fosse possibile definirlo &#8211; non si potrebbe dire altro che:&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:50px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\" style=\"font-size:24px\"><em>L\u2019arte \u00e8 inutile.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:47px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>O, quantomeno, lo \u00e8 in termini economici. Non produce niente che possa essere mangiato o bevuto, niente su cui si possa viaggiare o correre, niente che possa essere piantato e annaffiato e da cui nasca poi una pianta. L\u2019arte diventa interessante per l\u2019economia quando da forma visibile e concreta di oggetto mentale diventa un bene di scambio, quando cio\u00e8 assume le sembianze di una forma riconoscibile nel lessico economico.<\/p>\n\n\n\n<p>Resta il fatto che, in una visione puramente produttiva e utilitaristica, l\u2019arte non ha senso di esistere.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Eppure esiste ed esce dalle finestre di un conservatorio, tutti i giorni o quasi.<\/p>\n\n\n\n<p>Non ci presterei tutta questa attenzione se non fosse che ha la capacit\u00e0 non solo di attirarmi ma soprattutto di modificare la percezione che ho dello spazio e del tempo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Mi ripeto \u201cmodificare la percezione dello spazio e del tempo\u201d e ricordo una cosa che sentii una volta. La storia del perch\u00e9 gli ascensori hanno gli specchi. Una storia cos\u00ec bella e perfetta che non ha un\u2019origine precisa e verificabile, pur essendo del tutto plausibile.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La storia \u00e8 questa: perch\u00e9 gli ascensori hanno spesso specchi all\u2019interno? Il motivo sembra sia frutto di un\u2019intuizione geniale di chi doveva risolvere il problema della loro lentezza, specie di impianti vecchi. La soluzione costosa era quella di adeguare gli impianti o di complicarli dal punto di vista ingegneristico. Qualcosa insomma di molto costoso, a cui si ovvi\u00f2 con una trovata geniale ed economica: montare nelle zone di attesa e all\u2019interno della cabina degli specchi. Per un motivo banale tanto quanto geniale: le persone, guardandosi allo specchio, perdono la percezione del tempo e non si pongono pi\u00f9 il problema di quanto veloce o lento vada l\u2019ascensore.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Se a ci\u00f2 si aggiunge che, cos\u00ec facendo, si aumentano illusoriamente le dimensioni della cabina, si risolve anche il problema di chi soffre di claustrofobia.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E se gli specchi non bastano a modificare la percezione del tempo, la musica pu\u00f2 ulteriormente alterarla.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Non direi che l\u2019arte c\u2019entri del tutto con gli specchi e la musica negli ascensori ma di certo questi c\u2019entrano con la percezione della realt\u00e0 e del tempo, che sono il dominio dell\u2019arte. L\u2019arte, in altri termini, ha la capacit\u00e0 di alterare il tempo e lo spazio, di manipolarli, di plasmarli in nuove forme.<\/p>\n\n\n\n<p>Non c\u2019\u00e8 altra cosa che lo possa fare, a parte le droghe. Tralasciando per\u00f2 le questioni legali, quel che fa non \u00e8 cosa da poco e partendo da questa constatazione &#8211; cio\u00e8 dal potere che ha l\u2019arte di modificare la percezione dello spazio e del tempo &#8211; si potrebbero percorrere diverse strade. Una conduce ad altre dimensioni, mettendo tra l\u2019altro in dubbio che quella che chiamiamo \u201crealt\u00e0\u201d sia reale o sia, pi\u00f9 semplicemente, l\u2019unica dimensione possibile.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Per spiegarlo torno un attimo agli specchi e all\u2019ascensore. Le dimensioni ampliate della cabina sono chiaramente un\u2019illusione: le sue dimensioni reali non sono cambiate ma sono percettivamente modificate in modo da farla apparire pi\u00f9 grande. Ma non \u00e8 finita qui: quella che si vede riflessa non \u00e8 una realt\u00e0 che esiste, \u00e8 solo il riflesso di una realt\u00e0, o meglio, \u00e8 solo la sua proiezione specchiata e invertita che il cervello interpreta come contemporaneamente reale e irreale. In fondo ha profondit\u00e0 (la stessa della cabina) ma \u00e8 una profondit\u00e0 illusoria, bidimensionale. Eppure, ripeto, reale.<\/p>\n\n\n\n<p>Un\u2019altra strada che parte dal potere dell\u2019arte di modificare la percezione della realt\u00e0 \u00e8 quella della distorsione del tempo. L\u2019arte, mi piace ripetere, \u00e8 uno squarcio nel futuro o, come&nbsp;<a href=\"https:\/\/martinopietropoli.com\/meglio\">ho scritto altrove<\/a>, la realt\u00e0 supera l\u2019immaginazione ma l\u2019arte anticipa la realt\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E arrivo al dunque.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il pensiero comune \u00e8 che abbia senso e gravit\u00e0 solo ci\u00f2 che ha un\u2019utilit\u00e0. \u00c8 una visione che trova, non a caso, perfetta collocazione nella lettura economica della realt\u00e0. L\u2019economia, in fondo, tutto misura: i rendimenti, le perdite e i guadagni, il valore delle cose. Non dico che sia una visione sbagliata ma, per molti versi, fornisce un\u2019interpretazione del senso della vita &#8211; ammesso che abbia una tale ambizione &#8211; monodimensionale: come si diceva, ha senso solo ci\u00f2 che ha un\u2019utilit\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019arte, per concludere con la metafora dell\u2019ascensore, altera la percezione del reale non in modo da far apparire reale ci\u00f2 che non lo \u00e8 ma in modo da far intravedere che altre dimensioni sono possibili, sia nello spazio che nel tempo. L\u2019arte, insomma, \u00e8 multidimensionale. O, in altre parole, se cap\u00ecta (o percepita), sussurra all\u2019orecchio parole delicate e cariche di senso. Ne dice in verit\u00e0 pochissime. Dice:&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:50px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\" style=\"font-size:24px\"><em>C\u2019\u00e8 altro oltre a quello che vedi.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:50px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Come le note che escono dalle finestre del conservatorio: vengono da un\u2019altra dimensione, da un luogo dove l\u2019utilit\u00e0 \u00e8 solo uno stato possibile della materia, e nemmeno il pi\u00f9 importante. Anzi.<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E se tutto ci\u00f2 che riteniamo inutile fosse l&#8217;unica cosa davvero utile?<\/p>","protected":false},"author":1,"featured_media":39558,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[90,150,415,429],"tags":[503,428,504,502,436],"class_list":["post-39557","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-art","category-design","category-pensiero-lungo","category-umanesimo","tag-ascensori","tag-percezione","tag-spazio","tag-specchi","tag-tempo"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/39557","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=39557"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/39557\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/39558"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=39557"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=39557"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=39557"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}