{"id":39546,"date":"2023-04-18T21:10:00","date_gmt":"2023-04-18T21:10:00","guid":{"rendered":"https:\/\/martinopietropoli.com\/?p=39546"},"modified":"2023-05-04T21:13:43","modified_gmt":"2023-05-04T21:13:43","slug":"esperienza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/esperienza","title":{"rendered":"Esperienza"},"content":{"rendered":"<p>Un mio caro amico ha fatto un bellissimo viaggio: lui e la madre sono andati per qualche giorno in Francia a mangiare. Detta cos\u00ec sembra una variante esotica di \u201cEsco a mangiare qualcosa\u201d ma in realt\u00e0 si tratta d\u2019altro. Lo scopo era mangiare bene, molto bene. Del tipo \u201cStelle Michelin-bene\u201d.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Era un viaggio fra appassionati di cucina con uno scopo preciso, e cio\u00e8 vivere quelle che il marketing chiama da tempo &#8211; specie quando non sa come altrimenti definirle &#8211; \u201cEsperienze\u201d. Non si va a mangiare, si va \u201ca fare un\u2019esperienza culinaria\u201d.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Per documentarla e farmi anche provare un po\u2019 d\u2019invidia, ogni pasto &#8211; pranzo e cena, son stato dispensato dalle colazioni &#8211; era documentato minuziosamente con le foto di ogni portata. Le foto mi venivano poi girate su Whatsapp. Dell\u2019esperienza (lato mio &#8211; come dicono a Milano) posso dire qualche cosa:&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\"><li>Ero sinceramente felice per loro e non invidioso<\/li><li>Trovavo sempre meno differenza fra le portate che vedevo fotografate e delle composizioni astratte (bene o male? Non lo so, cerco di spiegarlo poi)<\/li><li>Man mano che l\u2019elenco dei ristoranti si allungava, meno mi pareva opportuno chiedere quanto costassero. A un certo punto capisci quanto costano: molto. E la smetti di chiedere.<\/li><\/ol>\n\n\n\n<p>Specie riguardo all\u2019ultimo punto, \u00e8 evidente che oltre un certo limite la divaricazione fra ragionevolezza del prezzo e controvalore della merce si accentua al punto da essere definita da curve divergenti e senza rapporto fra di loro. Ma appunto, non mangi: fai l\u2019esperienza del cibarti, o fai un\u2019esperienza artistica in cui mangi le opere d\u2019arte (punto 2).<\/p>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 un dettaglio concettualmente trascurabile. Di un\u2019opera d\u2019arte si acquista la presenza materiale mentre in questo particolare tipo di opera, la presenza fisica \u00e8 distrutta all\u2019atto della contemplazione dell\u2019opera stessa, o meglio ancora: non si pu\u00f2 contemplare e vivere questa esperienza artistica se non distruggendola. Dell\u2019esperienza, in altre parole, resta solo il ricordo. Ma si paga per l\u2019esperienza, si diceva.<\/p>\n\n\n\n<p>I ristoranti costosi sono sempre esistiti, non \u00e8 di certo un\u2019invenzione recente. Quella che \u00e8 pi\u00f9 recente (degli ultimi 20 anni almeno) \u00e8 la sofisticazione dell\u2019impiattamento. I grandi o le grandi chef non cucinano pi\u00f9, parrebbe, o meglio: lo fanno, facendo contemporaneamente arte.<\/p>\n\n\n\n<p>Non saprei dire se a un certo punto l\u2019Alta Cucina sia arrivata a un tale stadio evolutivo abitato solo da persone (chef) dotate di una tale maestria tecnica da potersi distinguere solo per quella artistica ma \u00e8 un dato di fatto: a un certo livello ti mangi un Rothko, o un Tancredi o un Vedova. O almeno mangi qualcosa che ci assomiglia, che lo ricorda o che ti fa inequivocabilmente capire che lo chef conosce molto bene l\u2019arte contemporanea.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Dicevo: probabilmente si tratta di un modo adottato in maniera pi\u00f9 o meno consapevole dai grandi chef per esprimere ancora meglio la propria artistica singolarit\u00e0 e per distinguersi da questo o quel collega. Per farti vivere un\u2019esperienza e non per darti, semplicemente, da mangiare. Facendoti nel frattempo pagare in proporzione.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cEsperienza\u201d viene da \u201csperimentare\u201d e ha una componente soggettiva preponderante. L\u2019esperienza \u00e8 sempre individuale e la sottigliezza dei tempi moderni (e degli chef o dei marketer moderni) \u00e8 che l\u2019hanno elevata a bene di consumo, per quanto dotato di una soglia di accesso elevata.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>I beni di consumo hanno invece una componente ontologica molto forte: un\u2019auto \u00e8 un\u2019auto, una mozzarella \u00e8 una mozzarella. Lo spazio di manovra nella dimensione ontologica \u00e8 piuttosto limitato: quella \u00e8 la natura ontologica delle cose, bisogna trovare altre leve (altri modi per dare un valore economico a qualcosa, e farselo corrispondere) e uno \u00e8, appunto, elevarlo a esperienza, cio\u00e8 espandere la natura ontologica del bene in quella esperienziale, spostandola dal piano oggettivo a quello soggettivo.<\/p>\n\n\n\n<p>La soggettivit\u00e0, come dice la parola stessa, \u00e8 un\u2019espressione individuale, \u00e8 una lettura singolare e intima della realt\u00e0. Per loro natura le esperienze sono diverse tante quante sono le persone che le vivono.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019arte, in questo senso, \u00e8 un mezzo pi\u00f9 che un fine per vendere qualcosa. Non \u00e8 un modo d\u2019espressione ma una modalit\u00e0 di vendita, senza con questo dire che gli chef non abbiano inclinazioni artistiche. Ce le hanno &#8211; chi pi\u00f9, chi meno &#8211; ma \u00e8 innegabile che poco c\u2019entrino con la cucina. Oppure, vediamola cos\u00ec: puoi far da mangiare infinitamente bene ma il livello superiore all\u2019infinitamente bene \u00e8 l\u2019artistico. \u201cArtistico\u201d, non \u201cl\u2019arte\u201d, si badi.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019esperienza \u00e8 insomma la merce di scambio di una societ\u00e0 che non ha realmente pi\u00f9 bisogno di niente. Non a caso &#8211; e sempre restando nell\u2019ambito gastronomico pi\u00f9 che culinario &#8211; quando hai fame vai in trattoria, quando vuoi fare un\u2019esperienza vai in un ristorante stellato.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Come sempre non mi interessa alcun giudizio morale: come ripeto spesso, non ci sono modi e modalit\u00e0 giuste o sbagliate ma ci sono solo modalit\u00e0, ci sono meccanismi attuativi, processi che fanno funzionare le cose e l\u2019esperienza (mediata) che ho dei ristoranti stellati mi fa cogliere il filo rosso che li lega: c\u2019entrano pi\u00f9 con l\u2019arte che con la cucina. E va benissimo cos\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Un libro (che c\u2019entra)<\/h3>\n\n\n\n<p>Concludo con una scoperta che ho fatto leggendo il bellissimo&nbsp;<em><a href=\"https:\/\/stevejobsarchive.com\/book\">Make Something Wonderful&nbsp;<\/a><\/em>di Steve Jobs. Non si tratta proprio di una scoperta, quanto di una pi\u00f9 precisa messa a fuoco di un dettaglio biografico di Jobs che conoscevo: al college che frequent\u00f2 (e che poi abbandon\u00f2), Jobs segu\u00ec un corso di calligrafia. Non di scrittura: di calligrafia. A questa esperienza &#8211; lo ripet\u00e8 lui stesso pi\u00f9 volte &#8211; fu spinto da un istinto naturale quasi inconscio: non vi erano molti altri corsi che lo interessassero ma questo, senza un motivo particolare, lo interess\u00f2.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Questo dettaglio \u00e8 importante perch\u00e9 la conoscenza della calligrafia e della tipografia divenne centrale nello sviluppo del sistema operativo Macintosh: il fatto che da allora i computer Apple siano per antonomasia quelli dei creativi e degli artisti non \u00e8 insomma questione di moda (effimera) ma di sostanza. In quanto strumenti, venivano scelti poich\u00e9 pi\u00f9 affini alla sensibilit\u00e0 di chi li usava.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il dettaglio che non conoscevo o che non avevo mai letto nella sua reale portata era questo: Jobs cap\u00ec che la tecnologia e le arti liberali potevano convivere e anzi trarre benefici l\u2019una dalle altre. I computer in particolare non appartenevano solo al dominio della tecnica e del sapere pratico e fattuale ma potevano avere una natura artistica, o permettere l\u2019espressione artistica.<\/p>\n\n\n\n<p>Facendolo &#8211; nella cura del design e nelle modalit\u00e0 di funzionamento dei prodotti Apple &#8211; Jobs democratizz\u00f2 l\u2019arte e la rese pi\u00f9 comune, meno intimorente. Lo fece in modo cos\u00ec magistrale dal non farsi nemmeno scoprire nel mentre: i suoi prodotti non dichiaravano alcun intento artistico n\u00e9 si mettevano quell\u2019abito. Erano e sono pi\u00f9 curati esteticamente e funzionalmente ma restano oggetti con uno scopo e non &#8211; almeno non subito e principalmente &#8211; delle esperienze.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019era insomma qualcosa di genuino e rivoluzionario &#8211; di certo inedito &#8211; in quel che fece, tra l\u2019altro, come dicevo, rendendo pi\u00f9 comuni l\u2019arte e la creativit\u00e0, e non pi\u00f9 esclusive.<\/p>\n\n\n\n<p>Ed \u00e8 curioso che a farlo fu chi verr\u00e0 ricordato per i prodotti costosi e di certo non economici che ha creato. Forse perch\u00e9 era ben consapevole del valore rivoluzionario dell\u2019arte e perch\u00e9 vendeva cose, non esperienze.<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019Alta Cucina, l\u2019arte, l\u2019amatriciana<\/p>","protected":false},"author":1,"featured_media":39547,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[199,91,150,415],"tags":[177,497,156],"class_list":["post-39546","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-creativita","category-cultura","category-design","category-pensiero-lungo","tag-food","tag-gastronomia","tag-libri"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/39546","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=39546"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/39546\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/39547"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=39546"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=39546"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=39546"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}