{"id":39537,"date":"2023-04-11T17:17:00","date_gmt":"2023-04-11T17:17:00","guid":{"rendered":"https:\/\/martinopietropoli.com\/?p=39537"},"modified":"2023-05-30T09:56:07","modified_gmt":"2023-05-30T09:56:07","slug":"domande","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/domande","title":{"rendered":"Domande"},"content":{"rendered":"<p>I pensieri lunghi non sono fatti di risposte. Si generano anzi partendo proprio da domande e spesso restano tali: quesiti senza risposte o raccolte di ipotesi non suffragate da fatti, illazioni, tentativi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Alcuni pensieri lunghi sono ipotesi o dubbi. Uno che mi frulla nella testa ultimamente &#8211; forse un bias cognitivo dovuto al fatto che ne sento spesso parlare e allora sono portato a rifletterci &#8211; \u00e8 che non contano le risposte ma contano soprattutto le domande.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Fare domande non \u00e8 per niente facile. Fare buone domande \u00e8 tremendamente difficile. Per fare buone domande bisogna mettere insieme due condizioni molto precise: essere curiosi e non temere che la nostra domanda riveli ingenuit\u00e0 o impreparazione. Se facciamo domande \u00e8 perch\u00e9 non sappiamo ancora le risposte (forse non le sapremo mai) e quindi la condizione di ignoranza \u00e8 implicita e non lede alcuna dignit\u00e0 personale.<\/p>\n\n\n\n<p>La prima domanda che tutti ci siamo posti \u00e8&nbsp;<em>perch\u00e9<\/em>. Perch\u00e9 di notte c\u2019\u00e8 il buio, perch\u00e9 i poliziotti sono vestiti cos\u00ec, perch\u00e9 il sole scalda, perch\u00e9 la Coca Cola ha le bollicine. Sono le domande che ogni bambino prima o poi fa, specie a raffica, specie &#8211; oltre un certo punto &#8211; irritando gli adulti a cui le pongono. Che non sono infastiditi dall\u2019insistenza quanto dal fatto che dare una risposta non \u00e8 affatto semplice. Spesso insomma capita che i bambini facciano domande a cui si risponde stizziti con un \u201cPerch\u00e9 \u00e8 cos\u00ec!\u201d. E in realt\u00e0 non \u00e8 affatto cos\u00ec, \u00e8 che non sappiamo dare una risposta.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Quelle sono ottime domande e allora ho pensato a un altro genere di ottima domanda e non ho potuto che non pensare all\u2019arte contemporanea.<\/p>\n\n\n\n<p>Prima di arrivarci, facciamo per\u00f2 un passo indietro e cerchiamo di capire perch\u00e9 i bambini fanno domande. In primo luogo per soddisfare una comprensibile sete di conoscenza, per curiosit\u00e0 insomma. Soprattutto per\u00f2 le fanno per capire, per collocarsi nel mondo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Con il tempo e con il condizionamento sociale si impara a capire che le domande espongono e rivelano l\u2019interlocutore. Le domande mettono a nudo chi le fa, quasi pi\u00f9 di quanto facciano con chi deve fornire delle risposte. Ed esponendolo, lo trasformano in soggetto attivo (che pone domande) in passivo (che subisce il giudizio altrui, per come pone domande e per il contenuto delle stesse).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Col tempo si \u00e8 insomma sempre pi\u00f9 cauti nel porle, sino a che si perde l\u2019abitudine o l\u2019ardire di farne.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 una grave perdita perch\u00e9 ogni evoluzione intellettuale comincia proprio da una domanda e la costruzione della cultura si basa proprio sulla volont\u00e0 di trovare risposte a domande pi\u00f9 o meno esistenziali, pi\u00f9 o meno profonde.<\/p>\n\n\n\n<p>La domanda \u00e8 lo strumento della curiosit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Dicevo che il porre domande mi ha fatto pensare all\u2019arte contemporanea, specialmente a quella astratta e concettuale.<\/p>\n\n\n\n<p>Senza addentrarmi in una disamina in merito &#8211; non ne ho le competenze e al pi\u00f9 posso compensare con la curiosit\u00e0 che mi ha sempre fatto affrontare questo soggetto &#8211; si pu\u00f2 dire che questo tipo di arte rappresenta una frattura netta nel rapporto che l\u2019umanit\u00e0 ha con le arti figurative e plastiche.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Abituata per secoli a concepire l\u2019arte come rappresentazione del reale o del divino (perch\u00e9 l\u2019arte \u00e8 stata per secoli e millenni solo figurativa), \u00e8 comprensibile come abbia accolto con sospetto e distacco un linguaggio visivo che di riconoscibile non ha quasi niente.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ho sempre trovato che l\u2019arte contemporanea esercitasse una notevole attrazione su di me pur non fornendomi n\u00e9 appigli per capirla n\u00e9 risposte. Ricordo che quando vidi per la prima volta al MoMA la tela nera di&nbsp;<em>Abstract Painting&nbsp;<\/em>di Ad Reinhardt risi compiaciuto, pensando fosse uno scherzo. Quello che vedevo era un quadrato nero appeso a un muro, o una tela interamente dipinta di nero. La potrei anche rappresentare con un\u2019emoji, eccola:&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><code>\u25fc\ufe0f<\/code><\/p>\n\n\n\n<p>Il sorriso era forse imbarazzato. Non capivo se fosse una provocazione o qualcosa di talmente geniale da risultarmi incomprensibile.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 una celebre battuta che riguarda non solo quella tela ma in genere molte opere contemporanee: una coppia di persone \u00e8 di fronte a una di queste opere e uno dice \u201cEro capace anche io di farla\u201d, al che l\u2019altro risponde \u201cS\u00ec, ma lui l\u2019ha fatta per primo.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Ovviamente l\u2019arte contemporanea non \u00e8 una gara a chi fa prima qualcosa che altri non hanno mai fatto. Quello che mi attrae \u00e8 il fatto che &#8211; quando \u00e8 buona o ottima arte &#8211; mi trovo di fronte a una domanda.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Una domanda pu\u00f2 anche essere un silenzio, cos\u00ec come \u00e8 silenzioso un quadrato nero che, figurativamente parlando, rappresenta solo se stesso. Un quadrato nero \u00e8 un quadrato nero e se ci sei di fronte stai guardando un quadrato nero.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La grande rivoluzione dell\u2019arte contemporanea \u00e8 per\u00f2 un\u2019altra: \u00e8 quella di avere la forza di iniziare una conversazione molto particolare, cio\u00e8 con se stessi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Di fronte a un quadrato nero non ci si chiede cosa rappresenta (oddio, all\u2019inizio magari s\u00ec) ma ci si chiede perch\u00e9 ci si trova in quella situazione, e cosa ci provoca guardarlo, e se ci fa pensare ad altro.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Pu\u00f2 anche non succedere niente: in fondo la reazione a qualcosa non \u00e8 l\u2019esito di un meccanismo oggettivo che genera condizioni sempre valide ma dipende dalla sensibilit\u00e0 individuale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Eppure anche essere infastiditi o sentirsi presi in giro da un quadrato nero o da una composizione astratta \u00e8 una reazione, cio\u00e8 una forma di dialogo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Un dialogo \u00e8 sempre generato da una qualche curiosit\u00e0, cos\u00ec come una conversazione deve usare il desiderio di conoscere e capire per progredire. Una conversazione \u00e8 insomma basata su domande e risposte e sul rapporto fra una ricerca di conoscenza e una fonte di conoscenza.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Per secoli questa conversazione ha avuto un\u2019unica direzione: i dipinti e le sculture dicevano qualcosa rappresentando la realt\u00e0 e il divino. Raccontavano di Dio o di Napoleone e davano una forma visibile a concetti o storie. Erano la forma di un rapporto fra divino e umano, emanando dal divino e illuminando l\u2019umano. La relazione che si instaurava fra opera e osservatore era impari: l\u2019opera &#8211; come dire &#8211; \u201cirradiava\u201d mentre l\u2019osservatore non poteva far altro che contemplare e, per usare un\u2019espressione oggi d\u2019uso comune, \u201cscaricare le informazioni\u201d che vi erano contenute. Non a caso i grandi cicli pittorici erano strumenti educativi che raccontavano storie e davano una forma al racconto biblico o a quelli popolari.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi questo rapporto si \u00e8 interrotto. L\u2019arte contemporanea ha molti linguaggi e molte forme ma non ci trovo mai il divino dentro. Non \u00e8 un giudizio morale &#8211; che sarebbe poi oltremodo fuoriluogo nell\u2019arte &#8211; ma una constatazione. E non c\u2019\u00e8 Dio per un semplice motivo: in queste opere c\u2019\u00e8 l\u2019umanit\u00e0 stessa che da pi\u00f9 di un secolo indaga su stessa pi\u00f9 che sul suo rapporto con il divino.<\/p>\n\n\n\n<p>Dicevo prima che la rivoluzione dell\u2019arte contemporanea \u00e8 che contiene domande. Fra queste pu\u00f2 essercene anche qualcuna su Dio ma fondamentalmente sono domande che riguardano solo l\u2019umanit\u00e0 stessa e non hanno risposte. O ne hanno molteplici, tante quante se ne possono trovare in una composizione astratta.<\/p>\n\n\n\n<p>Se per\u00f2 dovessi dire qual \u00e8 la principale differenza fra arte figurativa secolare e astratta o concettuale direi che la prima fornisce risposte, la seconda pone domande. E facendolo, stimola a dare delle risposte.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo fa anche per un motivo semplice: non esiste in una dimensione morale e quindi non \u00e8 soggetta al giudizio e non giudica chi la osserva. Non \u00e8 un\u2019arte che insegna (il divino, il potere) n\u00e9 sentenzia. \u00c8 magari silenziosa o incomprensibile ma non rappresenta. Direi piuttosto che riflette.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nell\u2019arte contemporanea ci si riflette e, riconoscendoci, ci si interroga. Si inizia una conversazione con noi stessi. Si ritorna a fare domande che non si riusciva pi\u00f9 a fare, come quelle che ci si poneva da bambini, quando Dio non esisteva e si voleva capire dove ci si trovava e cos\u2019era questo e quello. Per capire, in fondo, chi eravamo e siamo.<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sin da bambini vogliamo risposte. Poi ci dimentichiamo come si fanno le domande.<\/p>","protected":false},"author":1,"featured_media":39538,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[90,199,415,429],"tags":[496,495,494],"class_list":["post-39537","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-art","category-creativita","category-pensiero-lungo","category-umanesimo","tag-arte-contemporanea","tag-curiosita","tag-domande"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/39537","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=39537"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/39537\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/39538"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=39537"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=39537"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=39537"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}