{"id":39476,"date":"2023-03-27T22:53:00","date_gmt":"2023-03-27T22:53:00","guid":{"rendered":"https:\/\/martinopietropoli.com\/?p=39476"},"modified":"2023-05-02T23:17:12","modified_gmt":"2023-05-02T23:17:12","slug":"noia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/noia","title":{"rendered":"Noia"},"content":{"rendered":"<p>Un giorno mi stavo annoiando. O meglio: stavo facendo cose che mi annoiavano. Allora ho fatto quello che molti fanno quando si annoiano. No, non ho tirato pietre dai cavalcavia: ho scorso la timeline di Instagram e ho visto un occhio, disegnato in maniera molto geometrica, come questi qui sopra. Quando componi con elementi geometrici, un occhio viene pressapoco sempre cos\u00ec e la sua forza iconografica \u00e8 che non pu\u00f2 essere confuso con nient\u2019altro. Certe forme &#8211; specie se viste distrattamente &#8211; possono evocarne altre ma un occhio no: un occhio evoca un occhio, occupa un intervallo simbolico piuttosto ristretto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Comunque: senza pensarci molto ho aperto l\u2019app di disegno vettoriale e mi sono messo a disegnare occhi. Volevo farne un poster, ne ho un\u2019intera collezione che \u00e8 fatta solo di disegni vettoriali senza nesso fra di loro, si chiama non a caso&nbsp;<a href=\"https:\/\/studio.martinopietropoli.com\/collections\/unici\">Unici<\/a>. Man mano che disegnavo questi occhi e li disponevo sopra una griglia ho iniziato a introdurre in ognuno qualche variazione: le palpebre un po\u2019 pi\u00f9 socchiuse, uno sguardo un po\u2019 pi\u00f9 sospettoso e diabolico, le pupille di colori diversi e che guardano in direzioni diverse.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Del nostro corpo possiamo vedere quasi ogni sua parte ma senza uno specchio non possiamo vedere i nostri stessi occhi. Con cui, tra l\u2019altro, vediamo. Sar\u00e0 per questo che ne siamo cos\u00ec tanto attratti?\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p>Questo era un piccolo racconto personale che parlava di come un atto creativo fosse nato dalla noia. Molto spesso lo stimolo che viene da un\u2019osservazione laterale (come il feed di Instagram) resta una vibrazione impercettibile nella nostra giornata ma non quel giorno, quando ho immediatamente deciso di dedicare i successivi 15-20 minuti a disegnare occhi. Durante i quali non ho riprodotto fedelmente quell\u2019occhio che mi aveva ispirato ma l\u2019ho moltiplicato e ho introdotto delle variazioni (atto creativo).<\/p>\n\n\n\n<p>Mentre li modificavo pensavo anche che mi diverte sempre cogliere il lato divertente delle cose, e quegli occhi si prestavano bene. Si stavano animando, erano vivi, pur essendo decisamente stilizzati e geometrici.<\/p>\n\n\n\n<p>Non mi capita mica sempre. Spesso vedo qualcosa di interessante e lo salvo fra le note. Ho una cartella chiamata \u201cIspirazioni\u201d, nel senso che contiene cose che potrebbero ispirare dell\u2019altro. Ci guardo mai? No, per\u00f2 so che c\u2019\u00e8, e mi sta bene cos\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>Si diceva: la noia. Mi \u00e8 capitato di pensarci nel caso della storiella di prima perch\u00e9 la sensazione di non aver voglia di fare niente era molto forte, cos\u00ec come mi ha stupito la velocit\u00e0 con cui ho iniziato a tradurre in disegno quello che era solo un lampo cerebrale. Non posso che collegare le due cose anche perch\u00e9 la mente si alimenta proprio di cose che vede ai margini del proprio campo visivo. Anzi, quello che sta al centro \u00e8 destinato a subire un calo d\u2019attenzione piuttosto repentino poco dopo che gli prestiamo attenzione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La noia \u00e8 insomma la condizione durante la quale il campo visivo mentale \u00e8 popolato da tutto ci\u00f2 che normalmente \u00e8 alla periferia della vista. Tutto acquista la stessa importanza e niente emerge, tutto ha eguale importanza e nessuna. Mi immagino la noia come una giovane fanciulla che raccoglie fiori in un prato. O meglio: lo fa la mente, mentre si annoia.<\/p>\n\n\n\n<p>Il fatto \u00e8 che avremmo bisogno di annoiarci pi\u00f9 spesso. Di coltivare la noia, di incentivarla, di fomentarla.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Alla fine la mente ha un funzionamento molto semplice in alcune sue applicazioni: sa concentrarsi su un compito molto specifico sino a trasformarlo in una specie di ossessione esecutiva ma \u00e8 altrettanto stimolabile quando non pensa niente di particolare. Quando si annoia, appunto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Anzi: direi che i momenti pi\u00f9 creativi sono proprio quelli in cui non si applica a niente di particolare e allora riesce a scorgere connessioni ed epifanie. A ben pensarci vediamo figure nelle nuvole solo quando smettiamo di pensare che sono nuvole. Spesso, quando capita, ci stiamo anche annoiando. Tipo: mentre cammino e magari mi annoio, e quindi guardo le nuvole. E ci vedo animali o cose.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Niente \u00e8 creato dal nulla<\/h3>\n\n\n\n<p>La noia \u00e8 quindi collegata alla creativit\u00e0. Non \u00e8 l\u2019atto creativo in s\u00e9 ma fornisce spunti. \u00c8 un punto di partenza o un ambiente adatto a svilupparla. Curioso che una cosa che \u00e8 all\u2019opposto della creativit\u00e0 (in quanto atto positivo, che genera cose e significati) ne favorisca lo sviluppo. Del resto la creativit\u00e0 \u00e8 ricombinazione di cose esistenti, attraverso una grammatica diversa, a volte inventandone una nuova. Basti pensare al detersivo Brillo o alla Campbell\u2019s Soup di Warhol. Direi anzi che quando cambia il contesto cambiano i significati delle cose e questa magia \u00e8 opera della creativit\u00e0. Che, appunto non crea niente dal nulla, niente di veramente nuovo e mai visto, quantomeno nella sua interezza (nelle sue parti, ovviamente, s\u00ec).<\/p>\n\n\n\n<p>E nel fatto che non esista una creativit\u00e0 pura, capace insomma di generare dal nulla, \u00e8 alla base di uno degli equivoci pi\u00f9 fuorivianti dell\u2019arte e della cultura: quello dell\u2019originalit\u00e0, e cio\u00e8 che qualcosa debba essere originale (mai esistito prima) per avere qualit\u00e0 e dignit\u00e0. Tutto invece deriva da qualcosa altro e niente ha origine da se stesso.<\/p>\n\n\n\n<p>Che non si possa inventare davvero niente di nuovo \u00e8 una cosa che mi convinse ormai molti anni fa che non aveva senso essere creativo, ammesso che potessi esserlo. Non lo ero e basta, la mia carriera artistica era finita prima ancora di iniziare. A ci\u00f2 si aggiunga che crescere in Italia presenta un altro inconveniente: si \u00e8 circondati da una tale bellezza che si finisce per convincersi di almeno due cose:&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\"><li>Tutto \u00e8 gi\u00e0 stato fatto<\/li><li>Non si pu\u00f2 competere, bisogna solo ammirare.<\/li><\/ol>\n\n\n\n<p>Sono due tesi, a modo loro, entrambe vere. Solo che il loro risultato non dovrebbe comportare l\u2019inedia creativa, eppure lo fa, o almeno nel mio caso. La mia (nostra) stupenda cultura visiva, pittorica, letteraria e musicale mi (ci) aveva relegato al solo ruolo di osservatore\/contemplatore. Il creatore era altrove, probabilmente morto. Decisamente morto anzi, a giudicare dall\u2019et\u00e0 delle sue opere.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Poi vidi con gli occhi dei miei figli e mi ricordai di come disegnavo e vedevo alla loro et\u00e0. Gli occhi inesperti e nuovi non hanno filtri e non vedono&nbsp;<em>solo<\/em>&nbsp;la realt\u00e0: sovrapposta a essa vedono altri significati, altre cose. Ci\u00f2 che vedono non si limita a essere ma assomiglia ad altro. Improvvisamente la frase di Picasso aveva un senso: per disegnare come un bambino ci vuole una vita intera. Forse perch\u00e9 devi ricordare come lo facevi, devi togliere uno alla volta i filtri che ti hanno fatto vedere la realt\u00e0 in un solo modo.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019occhio adulto ha perso gran parte di queste capacit\u00e0 e vede cose a una sola dimensione: quella del loro significato oggettivo.<\/p>\n\n\n\n<p>Allora ho capito (o forse ho ricordato) che l\u2019atto creativo non riguarda solo le cose &#8211; artistiche o meno &#8211; ma i loro significati. L\u2019arte aggiunge significati o, come mi piace chiamarli,&nbsp;<em>oggetti mentali<\/em>. D\u2019altro canto anticipa il futuro perch\u00e9 lo descrive (descrive ci\u00f2 che vede nel futuro l\u2019artista) ma, non avendo a disposizione una lingua abbastanza dettagliata, se l\u2019inventa.<\/p>\n\n\n\n<p>In definitiva parliamo sempre di linguaggi artistici. Non \u00e8 causale, dato che l\u2019evoluzione dell\u2019arte \u00e8 ritmata dal progressivo definirsi di modi diversi e nuovi di dire le cose. Di nominare il mondo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E tutto questo lo pensavo annoiandomi. Cio\u00e8, voglio dire che a questo serve la noia: a sentire il rumore elettrostatico di fondo di un linguaggio non ancora espresso o parlato che vuole farsi ascoltare. Forse non si crea niente: si trascrive qualcosa che si sente in sottofondo. O lo si guarda, con degli occhi che ti stanno a guardare o che guardano.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ho disegnato degli occhi, non \u00e8 stato un caso.<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 il terreno su cui nasce la pianta dell&#8217;intuizione<\/p>","protected":false},"author":1,"featured_media":39477,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[90,199,200,91,415],"tags":[80,197,489,490],"class_list":["post-39476","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-art","category-creativita","category-creativity","category-cultura","category-pensiero-lungo","tag-arte","tag-creativita","tag-noia","tag-occhi"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/39476","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=39476"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/39476\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/39477"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=39476"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=39476"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=39476"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}