{"id":39269,"date":"2023-02-27T16:57:32","date_gmt":"2023-02-27T16:57:32","guid":{"rendered":"https:\/\/martinopietropoli.com\/?p=39269"},"modified":"2023-05-30T09:56:28","modified_gmt":"2023-05-30T09:56:28","slug":"insoddisfazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/insoddisfazione","title":{"rendered":"Insoddisfazione"},"content":{"rendered":"<p class=\"wp-block-paragraph\">Paula Scher &#8211; una delle pi\u00f9 importanti graphic designer del mondo &#8211; racconta che quando present\u00f2 nel 1995 ai suoi partner di&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.pentagram.com\/\">Pentagram<\/a>&nbsp;la proposta di corporate identity per il&nbsp;<a href=\"https:\/\/publictheater.org\/\">Public Theater<\/a>&nbsp;di New York fu osteggiata e criticata. Qualcuno abbandon\u00f2 addirittura la riunione, sentendosi oltraggiato dalla scelta poco ortodossa della Scher di usare diverse varianti di peso dello stesso carattere, una pratica poco ortodossa e difficilmente tollerabile per i puristi della grafica.&nbsp;<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"638\" src=\"https:\/\/martinopietropoli.com\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/4a407a43-3994-4eab-a934-3c7927d56250_3000x1870-1024x638.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-39271\" srcset=\"https:\/\/martinopietropoli.com\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/4a407a43-3994-4eab-a934-3c7927d56250_3000x1870-1024x638.jpg 1024w, https:\/\/martinopietropoli.com\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/4a407a43-3994-4eab-a934-3c7927d56250_3000x1870-300x187.jpg 300w, https:\/\/martinopietropoli.com\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/4a407a43-3994-4eab-a934-3c7927d56250_3000x1870-768x479.jpg 768w, https:\/\/martinopietropoli.com\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/4a407a43-3994-4eab-a934-3c7927d56250_3000x1870-1536x957.jpg 1536w, https:\/\/martinopietropoli.com\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/4a407a43-3994-4eab-a934-3c7927d56250_3000x1870-2048x1277.jpg 2048w, https:\/\/martinopietropoli.com\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/4a407a43-3994-4eab-a934-3c7927d56250_3000x1870-18x12.jpg 18w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption>Il logo di The Public Theater di NY<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Confesso che quando lo vidi per la prima volta anche io pensai che non fosse un logo particolarmente bello, o non ne colsi una particolare qualit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quel logo \u00e8 oggi considerato come uno dei migliori disegnati dalla Scher, oltre che uno dei pi\u00f9 riconoscibili e amati dai newyorkesi. I motivi sono diversi: \u00e8 molto leggibile, \u00e8 categorico e assertivo, ha la capacit\u00e0 di integrarsi nella grafica urbana di New York, sembrando familiare e nuovo allo stesso tempo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quello che a prima vista sembra un approccio pigro nell\u2019affrontare un redesign cos\u00ec importante (usa infatti un font molto diffuso) ha in realt\u00e0 molte qualit\u00e0. L\u2019uso delle diverse varianti di peso dello stesso carattere ha, per esempio, la capacit\u00e0 di suggerire una certa tridimensionalit\u00e0, dato che si ha l\u2019impressione che la P sia la lettera pi\u00f9 vicina a chi osserva, mentre le altre &#8211; disposte in un diminuendo del loro peso tipografico &#8211; sembrano allontanarsi in una fuga prospettica. Pur trattandosi di una grafica decisamente bidimensionale, insomma, la percezione che se ne ha \u00e8 tridimensionale e quindi architettonica.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come spesso accade, le migliori idee sono apparentemente molto semplici: ci\u00f2 che non sempre \u00e8 facile notare \u00e8 che la semplicit\u00e0 \u00e8 la superficie di una complicata sintesi mentale. Gli elementi in gioco sono infatti: il peso di un\u2019istituzione, il suo ruolo nel contesto sociale e urbano, la sua riconoscibilit\u00e0 e accessibilit\u00e0, la capacit\u00e0 della grafica di uscire dal piano per assumere un peso quasi architettonico e fisico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quello che trovo interessante in questa storia sono gli atteggiamenti antitetici della Scher e di alcuni suoi partner. Lei us\u00f2 gli elementi della grafica e della tipografia in modo libero &#8211; li us\u00f2 come oggetti mentali prima che come strumenti del mestiere &#8211; mentre gli altri partner di Pentagram li leggevano con gli occhi dell\u2019abitudine e della pratica consolidata: un prodotto grafico deve usare un numero limitato di caratteri diversi e in altrettante limitate variazioni di peso. La Scher scelse un approccio evolutivo, e non vi \u00e8 evoluzione senza cambiamento.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il cambiamento \u00e8 misurabile nello scarto fra ci\u00f2 che era e ci\u00f2 che \u00e8 e contiene il seme di ci\u00f2 che sar\u00e0. Da cosa nasce per\u00f2 il cambiamento, o quantomeno il desiderio di cambiare?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ultimamente cerco sempre di isolare le cose negative e di capire quanto contengono di positivo. Quello che intendo \u00e8 che non sempre (mai) le cose sono esclusivamente positive o negative. Con \u201ccose\u201d intendo un ampio spettro di significati: fatti, accadimenti, sensazioni, emozioni.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La nostra cultura tende a isolare e considerare alcune emozioni come negative, e pertanto le fugge. Basti pensare a come affrontiamo la tristezza, l\u2019ansia, la paura. Per dirne solo alcune che ormai vengono affrontate rimuovendole, per esempio con i farmaci.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Eppure se esistono, un motivo ci deve essere e credo sia che hanno un\u2019utilit\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per esempio: constatando che un sentimento molto frequente nel dibattito pubblico \u00e8 l\u2019insoddisfazione (non la frustrazione: quella risulta dalla cattiva gestione dell\u2019insoddisfazione, e non solo) mi sono chiesto se non avesse anche uno o pi\u00f9 connotati positivi. A cosa serve insomma essere insoddisfatti?&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per capire meglio, si pu\u00f2 ragionare per assurdo. Cosa succederebbe se tutti fossero soddisfatti della propria vita, della societ\u00e0, dell\u2019universo?&nbsp;<br>Si verificherebbe una condizione simile all\u2019ipotesi che tutti fossero felici:&nbsp;<strong>una noia mortale.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In altre parole, se a tutti, contemporaneamente, tutto andasse bene esattamente com\u2019\u00e8, non ci sarebbe nessuna evoluzione. Qual \u00e8 infatti una delle forze generatrici del cambiamento? L\u2019insoddisfazione per lo status quo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se quindi essere insoddisfatti genera disagio, lo scopo \u00e8 dare l\u2019avvio a un movimento di superamento del disagio e di risoluzione dell\u2019insoddisfazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Concludo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tutti noi ci raccontiamo delle storie. La nostra vita \u00e8 il risultato di ci\u00f2 che ci accade e delle storie che ci raccontiamo per affrontarlo. I partner di Paula Scher erano abituati a raccontarsi la storia che i font vanno usati sempre nello stesso modo. Ne ricavavano sicurezza e soddisfazione perch\u00e9 l\u2019utilizzo \u201ca regola\u201d dei font rientrava in una narrazione precisa e consolidata.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Poi arriva Paula Scher e cambia tutto. Fa una cosa inaudita, propone l\u2019improponibile. Cambia la narrazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le regole sono le strutture su cui poggia la narrazione, su cui vengono edificate le storie. Quello che spesso si dimentica \u00e8 che le regole cambiano, per forze naturali e incontenibili, meno spesso perch\u00e9 il cambiamento \u00e8 introdotto da qualcuno.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Io credo che quel qualcuno sia molto spesso l\u2019artista che conosce le regole al punto da poterle stravolgerle, evolvendole. L\u2019artista vede il futuro e la storia del futuro non \u00e8 ancora scritta. Lui la pu\u00f2 anticipare, facendola vedere attraverso la sua arte. Ancora una volta, \u00e8 l\u2019insoddisfazione per il linguaggio corrente e compreso da tutti che non lo soddisfa: non dice tutto quello che si pu\u00f2 dire, non dice quello che lui vuole dire. Allora usa uno strumento che i pi\u00f9 grandi artisti sanno usare con maestria: destabilizza. Mette in crisi la condizione di equilibrio della narrazione, cambia la storia. Cerca un nuovo punto di equilibrio che \u00e8 sempre preceduto da una crisi, da uno smottamento.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E quando ha creato una nuova configurazione di equilibrio si guarda attorno per cercare di metterla ancora in crisi. Perch\u00e9 il suo scopo \u00e8 la ricerca e l\u2019evoluzione, non la reiterazione di un modello statico. Perch\u00e9 \u00e8 insoddisfatto, e ha saputo trasformare quella che il pensiero consolidato considera una maledizione in una forza generatrice che sposta i significati verso territori inesplorati. Sempre mosso dall\u2019insoddisfazione e terrorizzato all\u2019idea di annoiarsi.<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Come potremmo evolverci se fossimo soddisfatti?<\/p>","protected":false},"author":1,"featured_media":39270,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[96,199,150,415,429],"tags":[482,479,481,480,483],"class_list":["post-39269","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-architecture","category-creativita","category-design","category-pensiero-lungo","category-umanesimo","tag-fonts","tag-graphic-design","tag-paula-scher","tag-pentagram","tag-tipografia"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/39269","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=39269"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/39269\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/39270"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=39269"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=39269"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=39269"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}