{"id":39204,"date":"2023-01-23T23:08:03","date_gmt":"2023-01-23T23:08:03","guid":{"rendered":"https:\/\/martinopietropoli.com\/?p=39204"},"modified":"2023-02-06T17:29:39","modified_gmt":"2023-02-06T17:29:39","slug":"ambiguita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/ambiguita","title":{"rendered":"Ambiguit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>Uno dei pensieri che faccio quando prendo un aereo \u00e8 se ci avranno messo abbastanza carburante. Anzi: prima di questo mi chiedo dove mettano tutto il carburante e so che \u00e8 nelle ali ma mi sembrano cos\u00ec sottili e cos\u00ec strano metterlo proprio l\u00ec, che mi stupisco sempre a pensare che invece \u00e8 il posto migliore dove metterlo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Quando ho letto la storia del volo Air Canada 143 quindi ho pensato subito \u201cEcco, lo sapevo\u201d. Era il 23 luglio del 1983 quando i piloti di quel volo in servizio fra Montr\u00e9al ed Edmonton, a 12.500 metri di altitudine, si resero conto di essere rimasti senza carburante. L\u2019altitudine elevata pu\u00f2 suggerire almeno due cose: erano in piena crociera e non stavano atterrando, quindi il carburante era finito molto prima del previsto. Come era potuto succedere? L\u2019indagine chiar\u00ec che si era trattato di un equivoco nato dal malfunzionamento dello strumento che segnava la quantit\u00e0 di carburante. Per completare il rifornimento, si decise di procedere manualmente con un\u2019asta graduata che misurava il carburante in libbre mentre i piloti si convinsero che si trattava di chilogrammi, portandoli a credere che il carburante fosse sufficiente mentre i serbatoi erano pieni solo per meno della met\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019ambiguit\u00e0 di due sistemi di misura &#8211; o la loro non collimazione &#8211; avrebbe potuto causare un incidente molto pi\u00f9 grave di quello che si risolse fortunatamente con un atterraggio senza motori nell\u2019ex-aeroporto militare di Gimli (da cui l\u2019altro nome con cui \u00e8 noto l\u2019incidente, ossia \u201cGimli Glider\u201d, da Gimli e Glider, cio\u00e8 aliante, dato che il volo atterr\u00f2 senza motori) convertito in pista automobilistica, che non si risolse in tragedia solo perch\u00e9 uno dei due piloti aveva gi\u00e0 volato con alianti e quindi aveva esperienza di volo senza motore. Lo stesso pilota raccont\u00f2 che al momento dell\u2019atterraggio di emergenza sulla pista c\u2019erano persone, fra cui due ragazzini in bicicletta che si trovarono a non meno di 300 metri dal punto di contatto fra la pista e il Boeing 767, talmente vicini da aver incrociato il loro sguardo terrorizzato con quello del pilota.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p>Non voglio per\u00f2 parlare di tragedie aeree. Mi interessa di pi\u00f9 notare che questo incidente fu dovuto alla lettura di un linguaggio e al fatto che due sistemi di misura (cio\u00e8, alla fine, due linguaggi) avessero tratto in inganno i piloti. L\u2019ambiguit\u00e0 ben nascosta dietro la certezza che quel numero indicasse una certa grandezza mentre ne indicava un\u2019altra molto pi\u00f9 contenuta, aveva generato un errore che per poco non fu molto pi\u00f9 tragico.<\/p>\n\n\n\n<p>La quantit\u00e0 di linguaggi pu\u00f2 creare confusione, specie quando se ne usano di diversi per indicare le stesse cose (come nel caso dei sistemi di misura, come nel caso del volo Air Canada 143) ma lo stesso linguaggio usato come strumento di comunicazione fra persone che lo intendono e lo posseggono pu\u00f2 comunque generare equivoci. La bellezza del linguaggio \u00e8 insomma la sua ambiguit\u00e0, quella vibrazione che si crea quando lo si usa, in forma scritta o parlata.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Parlando di ambiguit\u00e0 del linguaggio &#8211; non solo di quello parlato o scritto ma di quello che Barthes avrebbe definito l\u2019impero dei segni (pur riferendosi in quel caso al Giappone). Il linguaggio non \u00e8 solo quello parlato e codificato nelle grammatiche ma \u00e8, per estensione, tutto ci\u00f2 che cogliamo nella realt\u00e0 e che non rimanda ontologicamente alla realt\u00e0 stessa ma a un sistema pi\u00f9 sfuggente e astratto: quello di significati che diamo alla realt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Il linguaggio non \u00e8 quindi un mezzo privo di errori: non \u00e8 preciso per chi lo usa n\u00e9 per chi lo legge o l\u2019ascolta. Nel linguaggio, come nella realt\u00e0, ognuno ci vede quel che vuole o riesce a vederci. Questa vibrazione e questa imprecisione sono misurate in livelli di ambiguit\u00e0, gli stessi che si verificano quando chi scrive o dice qualcosa intende qualcosa che viene recepito diversamente da chi legge o ascolta.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo accade solo perch\u00e9 il linguaggio \u00e8 uno strumento impreciso? Forse, ma credo sia anche dovuto al fatto che si tratta di un sistema applicato alla realt\u00e0. Ogni linguaggio \u00e8 una possibile descrizione di qualcosa, il che significa che \u00e8 una versione della realt\u00e0, o meglio una sua immagine: non \u00e8 la realt\u00e0, assumendo che questa esista.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 un limite del linguaggio? In un certo senso s\u00ec, ma ogni limite definisce campi pi\u00f9 ampi, delimita ci\u00f2 che \u00e8 dentro e ci\u00f2 che \u00e8 fuori, introduce una possibile configurazione della realt\u00e0, un suo racconto, alludendo al fatto che ve ne sono molti altri. Ogni linguaggio &#8211; anche se universale, diffuso e compreso &#8211; \u00e8 una possibile realt\u00e0, \u00e8 una maschera applicata, \u00e8 qualcosa che rende riconoscibile e descrivibile la realt\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Un altro aspetto entusiasmante del linguaggio \u00e8 la sua interpretazione, o il fatto che in quanto descrizione di qualcosa o storia diventa un oggetto mentale: ha un inizio, qualcosa in mezzo e una fine. Come ogni oggetto mentale pu\u00f2 quindi essere analizzato indipendentemente da ci\u00f2 che descrive, ha insomma una sua autonomia. Ogni storia racconta qualcosa ma diventa anche una storia in s\u00e9, qualcosa che ha una forma. \u00c8 evidente nel come sono raccontate alcune storie e l\u00ec risiede la bellezza matematica di quelle meglio raccontate: nella cristallina qualit\u00e0 della loro costruzione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Mi capita guardando un film o leggendo un libro particolarmente ben raccontati: contemporaneamente allo svolgersi dell\u2019azione e all\u2019ascolto del racconto non posso non notare l\u2019architettura della costruzione. Bisogna aver letto molte storie e aver visto molti film ma alla fine la mente opera automaticamente questa analisi: perch\u00e9 Le Nozze di Figaro iniziano con una serie numerica? Perch\u00e9 i piani narrativi di Dunkirk sono sovrapposti, invertiti, sfalsati? Perch\u00e9 le storie lineari sono noiose mentre quelle che usano diversi ritmi e intrecci sono pi\u00f9 interessanti? Per almeno due motivi: perch\u00e9 la mente \u00e8 pi\u00f9 sfidata da una storia che \u00e8 imprevedibile nel suo svolgimento (vuole sempre stupirsi) e perch\u00e9, semplicemente, si pu\u00f2 farlo. Perch\u00e9? Perch\u00e9 la storia e il linguaggio non sono la realt\u00e0. Vivono in questa ambiguit\u00e0 che non serve a disorientare ma anzi ad arricchirla di significato. Il fatto che il linguaggio non dica tutto non significa che non dica niente ma piuttosto che apra spiragli, faccia intravedere altre dimensioni, alluda. Per chi sa vederci e cogliere qualcosa, naturalmente. Fermo restando che quando fai rifornimento a un a Boeing 767 \u00e8 meglio essere sicuri di quanto carburante ci stai mettendo dentro.<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 un errore nella matrice o \u00e8 uno spiraglio verso altre dimensioni?<\/p>","protected":false},"author":1,"featured_media":39205,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[149,91,415,429],"tags":[468,467,389],"class_list":["post-39204","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cinema","category-cultura","category-pensiero-lungo","category-umanesimo","tag-ambiguita","tag-lingua","tag-linguaggio"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/39204","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=39204"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/39204\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/39205"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=39204"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=39204"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=39204"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}