{"id":38867,"date":"2022-12-31T00:10:47","date_gmt":"2022-12-31T00:10:47","guid":{"rendered":"https:\/\/martinopietropoli.com\/?p=38867"},"modified":"2023-01-30T11:47:53","modified_gmt":"2023-01-30T11:47:53","slug":"disgregazione-dellio-buon-2023","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/disgregazione-dellio-buon-2023","title":{"rendered":"Disgregazione dell&#8217;Io (Buon 2023)\u00a0"},"content":{"rendered":"<p>Se dovessi disegnare la disgregazione &#8211; mi dicevo pensando alle parole che seguono e a come rappresentarle &#8211; partirei dalla testa: un volto che, appunto, si disgrega, si riduce in frammenti. In fondo si tratta della rappresentazione classica della disgregazione: una figura riconoscibile nelle sue parti ma non pi\u00f9 appartenente a un insieme coerente. Il punto \u00e8 per\u00f2 che pensando alla disgregazione e a una sua possibile rappresentazione sono partito dalla testa. Non dal corpo ma dalla testa. Del resto \u00e8 l\u00ec dentro che c\u2019\u00e8 l\u2019Io, la mente, il cervello, anche se sono tre cose diverse. Se dobbiamo cartesianamente collocarle da qualche parte, insomma, le mettiamo nella testa.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Inizio e non sar\u00f2 brevissimo ma \u00e8 anche finito il 2022, mi prendo il tempo che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p>I ragionamenti riguardo alla disgregazione dell\u2019Io nascono da un insieme di coincidenze. Inizio col dire che se esistesse (esiste) una classifica dei Pensieri Lunghi per importanza, questo avrebbe il pari merito con quello della morte. Insomma: pensieri cos\u00ec lunghi da occupare una vita intera o da essere cos\u00ec importanti da darle un senso.<\/p>\n\n\n\n<p>Le coincidenze che mi hanno portato a rifletterci in questo anno &#8211; al punto da decidere che dalla riflessione passer\u00f2 all\u2019azione, nel prossimo anno &#8211; sono invece rappresentate dai seguenti elementi:&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li>La meditazione<\/li><li>La lettura di \u201c<a href=\"https:\/\/www.adelphi.it\/libro\/9788845933974\">Come cambiare la tua mente<\/a>\u201d di Michael Pollain<\/li><li>L\u2019imperativo \u201cNon ti disunire\u201d detto dal regista Antonio Capuano al protagonista di &#8220;\u00c8 stata la mano di Dio&#8221; di Paolo Sorrentino<\/li><li>Certe speculazioni sull\u2019opportunit\u00e0 di esprimere opinioni o di averne proprio.&nbsp;<\/li><\/ul>\n\n\n\n<p>Posso spiegare tutto, come direbbe uno colto in flagranza di reato.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La meditazione occupa una parte del mio tempo &#8211; quella metodica, ripetitiva, abitudinaria &#8211; da quasi due anni. Ho cominciato a meditare una volta al giorno (di notte) per finire nell\u2019ultima met\u00e0 di quest\u2019anno a farlo per due volte (mattina e sera). Non mi ripeter\u00f2 in queste righe &#8211; ne ho&nbsp;<a href=\"https:\/\/martinopietropoli.substack.com\/p\/meditazione-il-pensiero-lungo-numero-34-1399188\">gi\u00e0 parlato altrove<\/a>&nbsp;&#8211; se non per spiegare cosa la leghi al pi\u00f9 bel libro che ho letto qualche mese fa, cio\u00e8 quello di Pollain. In breve, pare che le sostanze prodotte dal cervello di chi medita siano simili a quelle prodotte durante l\u2019assunzione di certe sostanze psicotrope di cui parla il suddetto libro. Mentre leggevo i passaggi che ne parlano mi son fatto l\u2019idea che la meditazione generi immagini (visualizzazioni, e parlo di quelle spontanee, non evocate n\u00e9 costruite coscientemente, che poi a me neanche riescono queste ultime) che la avvicinano a quelle scaturite dall\u2019azione di certe sostanze psicotrope ma con una differenza: quelle prodotte dalla meditazione sono in bianco e nero, quelle altre sono in miliardi di colori, pure innominabili e oltre lo spettro visibile. Mi riferisco ai racconti di chi ha fatto quei trip, non potendo parlare per esperienza personale. Che siano in bianco e nero me lo sono detto io stesso, perch\u00e9 la sostanza \u00e8 che meditazione e trip generano sostanze simili ma con esiti diversi. Immagino dipenda dal dosaggio, ma il punto non \u00e8 nemmeno questo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il punto \u00e8 che questi trip venivano spesso descritti da chi li faceva in modi simili: con colori vivacissimi e con percezioni sensoriali indescrivibili a parole. Molti non trovavano letteralmente modo per descrivere ci\u00f2 che avevano provato e concludevano che il modo pi\u00f9 preciso e umano &#8211; pur nell\u2019imprecisione del linguaggio umano &#8211; per spiegare la sensazione che avevano avuto era quella di amore. Alcuni, specie malati terminali (\u00e8 giusto specificare che il libro parla di sostanze usate in ambito medico e terapeutico) arrivavano a provare un profondo senso di pace quando gli appariva chiaro che tutto fosse amore. Era, ripeto, il modo pi\u00f9 semplice per spiegare cosa provavano, e cio\u00e8 che alla fine tutto ci\u00f2 che conta \u00e8 l\u2019amore e che l\u2019universo \u00e8 fatto di amore, o che l\u2019amore \u00e8 una forza generatrice di tutto, \u00e8 La Forza.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cAmore\u201d non \u00e8 quello che intendiamo noi umani: \u00e8 solo la parola che descrive meno imprecisamente la sensazione di riconnessione con l\u2019origine delle cose e di se stessi, una sorta di ritorno a casa. Questa precisa percezione era conseguente all\u2019atto della disgregazione del corpo. Molti raccontavano di aver percepito il proprio corpo esplodere in milioni di frammenti, di polverizzarsi e di smettere di essere un corpo. Quello \u00e8, evidentemente, il modo per ritornare a fare parte del tutto, del cosmo, della vita o come si vuol chiamare questa cosa.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ad alcuni restava solo una mano, altri non erano pi\u00f9 niente, pur continuando a essere, a percepirsi. Si pu\u00f2 ben immaginare che la sensazione che avevano all\u2019inizio &#8211; \u201cOddio, sto scomparendo\u201d &#8211; fosse piuttosto potente e disorientante, eppure il senso di pace conseguente la leniva fino ad annullarla. Forse, vien da pensare, il problema non \u00e8 disgregarsi ma essere aggregati, o esserlo troppo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Essere troppo centrati su noi stessi \u00e8 il problema.<\/p>\n\n\n\n<p>Cartesio ci ha fregati con questa urgenza di collocarci sempre da qualche parte, di voler sapere dove siamo e in riferimento a quale sistema, mi dicevo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Del resto collocarsi restando al centro di un sistema di riferimento \u00e8 il fondamento del nostro sistema operativo. Non \u00e8 una questione spaziale &#8211; si \u00e8 capito &#8211; ma esistenziale. Ogni esperienza viene filtrata attraverso l\u2019Io che si esprime con il giudizio o le opinioni. In altre parole: ci collochiamo sempre relativamente a qualcosa o qualcuno di diverso. \u00c8 il definirsi per analogia o contrasto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Definirsi in senso assoluto &#8211; cio\u00e8 senza alcun riferimento &#8211; \u00e8 la cosa pi\u00f9 difficile, per non dire impossibile. Eppure mi sto convincendo che sia quello che hanno vissuto e vivono coloro che si sono disgregati: non avere pi\u00f9 termini di riferimento perch\u00e9 disgregandosi si diventa semplicemente tutto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Non so come mai quel\u00a0<em>Non ti disunire<\/em>\u00a0sentito in &#8220;\u00c8 stata la mano di Dio&#8221; mi sia rimasto impresso. Suppongo perch\u00e9 non l\u2019ho capito o almeno non subito: cosa intendeva Capuano (e con lui o per lui, Sorrentino)? Che non bisogna disgregarsi o che non bisogna perdere il senso di appartenenza al Tutto, qualsiasi cosa sia questo Tutto? Mi pare che sia pi\u00f9 interessante questa ultima interpretazione, e cio\u00e8 che\u00a0<em>non disunirsi\u00a0<\/em>sia il contrario del restare fermi e centrati, ma sia anzi un disperdersi per respirare meglio.<\/p>\n\n\n\n<p>Siccome ragiono per immagini &#8211; e mi avvio a concludere Vostro Onore &#8211; immagino che disgregarsi sia come fare un grande respiro che non serve a espandersi ma ad accogliere meglio il resto. Ci penso quando medito &#8211; cio\u00e8 quando respiro pi\u00f9 consapevolmente &#8211; e quando esco dal fiume della contingente. Chiamo cos\u00ec la realt\u00e0 quotidiana, le informazioni, le opinioni contingenti che nascono per essere dimenticate il giorno dopo, quel bisogno esistenziale di affermare che si esiste perch\u00e9 si ha un\u2019opinione. Ogni opinione poi \u00e8 sempre un sottoprodotto dell\u2019opinione che si ha di s\u00e9 stessi, in fondo dando opinioni ci si descrive e ci si contiene dal dire l\u2019opinione fondamentale, ossia l\u2019alta opinione che abbiamo di noi stessi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 molto interessante, alla fine. Quindi un primo passo possibile verso la disgregazione \u00e8 non considerare necessario esprimere opinioni, fino al punto di non averle neppure o di non sentire la necessit\u00e0 di averne.<\/p>\n\n\n\n<p>Liberatorio, no? Penso di s\u00ec. Se non altro lascia molto tempo libero per pensare ad altro, tipo a come disgregarsi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo quasi due anni, dicevo, considero la meditazione un punto nodale della mia vita. Quel genere di accadimenti che segnano un prima e un dopo, quelle cose che piacciono ai giornalisti e agli storici perch\u00e9 danno un ordine alle cose o almeno l\u2019impressione che abbiano un senso. Come se le cose accadessero seguendo un piano.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Lo \u00e8 perch\u00e9 mi ha ricollocato rispetto alla vita e alle cose (parlo ancora di collocazione? S\u00ec, ma in senso positivo, qui). Una delle prime cose che si imparano meditando \u00e8 non giudicare. Nelle prime fasi della meditazione ripensi alla giornata &#8211; se la fai di sera chiaramente, al mattino \u00e8 un\u2019esperienza diversa &#8211; e lasci passare davanti a te persone cose ricordi emozioni che hai vissuto e li osservi. Non giudichi, non ne hai un\u2019opinione e non c\u2019\u00e8 bisogno di averne una. Sono accaduti, sono passati: pace.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Un\u2019altra cosa bella della meditazione \u00e8 che esonda dall\u2019atto meditativo in s\u00e9 e invade poco alla volta tutto il resto della vita. Dopo un po\u2019 ho iniziato a pensare che non valesse la pena giudicare anche molte altre cose che mi accadevano. Le osservavo e basta. Inutile dire quanto sia liberatorio non solo non avere un\u2019opinione sul 99,99% delle cose che succedono ma non curarsene proprio. Lascia molto tempo libero per respirare ed espandersi, per riuscire un bel giorno a disgregarsi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 nemmeno detto che la disgregazione sia un atto definitivo o un nuovo stato della mente: forse \u00e8 una stanza dove si \u00e8 disgregati per poi tornare a essere umani con un corpo e una mente. Forse lo si pu\u00f2 fare in continuazione: aggregarsi-disgregarsi, aggregarsi-disgregarsi, aggregarsi-disgregarsi. In fondo \u00e8 un cambio di stato reversibile.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019importante della disgregazione &#8211; capisco ora alla fine di questa dissertazione che sapevo come iniziare ma non sapevo dove sarebbe andata a finire (\u00e8 il processo della scrittura, del resto) &#8211; l\u2019importante della disgregazione dicevo, non \u00e8 disgregarsi ma sapere che esiste quello stato. Sapere che si pu\u00f2 essere disgregati, lontani da s\u00e9 stessi per ritornare al Tutto e sapere anche che si pu\u00f2 tornare indietro. Per poi tornare a essere disgregati, all\u2019infinito. Finch\u00e9 non si arriver\u00e0 definitivamente a quello stato, per sempre.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>In questa visione espansiva del s\u00e9 &#8211; nemmeno dell\u2019Universo, quello si espande a prescindere, bont\u00e0 sua &#8211; la ciclicit\u00e0 del tempo e l\u2019anno nuovo non hanno molto senso: disgregandosi si diventa tempo, non si \u00e8 pi\u00f9 suoi schiavi. Che poi siamo schiavi della misura del tempo, non tanto del tempo. In questo sistema cartesiano in cui il tempo progredisce sulle ascisse finisce il 2022 e inizia il 2023. Quindi buon 2023. E buona disgregazione.<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il prossimo anno vorrei disgregarmi. 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