{"id":38862,"date":"2022-12-21T15:33:52","date_gmt":"2022-12-21T15:33:52","guid":{"rendered":"https:\/\/martinopietropoli.com\/?p=38862"},"modified":"2023-01-15T21:35:12","modified_gmt":"2023-01-15T21:35:12","slug":"influenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/influenza","title":{"rendered":"Influenza"},"content":{"rendered":"<p>Perch\u00e9 di Adam Smith viene citato solo \u201cThe Wealth of Nations\u201d? Una risposta l\u2019ha data il sempre ottimo podcast Freakonomics. Sar\u00e0 che \u00e8 il suo scritto pi\u00f9 famoso &#8211; mi dicevo &#8211; o che \u00e8 quello economico e, siccome siamo ossessionati dai soldi, \u00e8 inevitabile che si vada sempre a parare l\u00ec. Invece no, le cose non stanno cos\u00ec.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>The Wealth of Nations viene sempre citato perch\u00e9 \u00e8 l\u2019unico libro \u201ceconomico\u201d dei due libri che ha scritto, essendo l\u2019altro un trattato di filosofia morale, che figurati cosa ce ne frega oggi della filosofia morale (ormai \u00e8 diventata psicologia del comportamento &#8211; sospetto &#8211; e la si trova interessante perch\u00e9 offre letture della realt\u00e0 e della psiche comunque in chiave economica). Di due ne resta insomma uno solo e non \u00e8 che lo si cita tanto per rispetto di Smith &#8211; ci sono decine di altri economisti o filosofi magari famosi ai loro tempi e oggi totalmente dimenticati. Lo si cita perch\u00e9 \u00e8 considerato &#8211; ed \u00e8 &#8211; un testo fondamentale. Che ovviamente io non ho mai letto, anche se devo averlo in biblioteca.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>(En passant: ho risistemato la biblioteca e ora ho finalmente una parete di libri. Un muro di libri, come potrebbe essere un Wall of Sound se fosse di casse e diffusori audio ma invece \u00e8 un muro di libri e lo guardo compiaciuto, pensando soprattutto a quanto siamo &#8211; sono &#8211; stato illuso a pensare che i libri elettronici avrebbero sostituito quelli cartacei. Non succeder\u00e0 mai &#8211; credo e mi lludo &#8211; anche perch\u00e9 questo Wall of Books emana energia mentre un lettore di libri elettronici ne conterr\u00e0 pure migliaia &#8211; di libri, o di parole digitali &#8211; ma \u00e8 un elettrodomestico che da spento \u00e8 brutto come un televisore, mentre i libri sono sempre accesi, anche di dorso. Fine della parentesi)<\/p>\n\n\n\n<p>La seconda scoperta \u00e8 che quel libro di Smith e il pensiero di Smith stessi sono stati e sono tutt\u2019ora strumentalizzati dagli studiosi e, in genere, da chi aveva e ha motivo di strumentalizzarli. Tipo: di Smith si cita sempre la metafora della mano invisibile del mercato. Lui l\u2019ha inventata e usata ma solo una manciata di volte. Mentre questo bel concetto \u00e8 diventato, nelle menti dei posteri, un pilastro del suo pensiero. \u00c8 un\u2019immagine molto chiara ed efficace, solo che non \u00e8 cos\u00ec centrale per Smith.<\/p>\n\n\n\n<p>La riflessione sulla sua influenza ha, a questo punto, almeno un paio di ramificazioni: l\u2019assunto \u00e8 &#8211; si diceva &#8211; che non serva scrivere di tutto e bulimicamente per avere influenza. A volte un\u2019idea forte \u00e8 sufficiente e pu\u00f2 sopravvivere a chi l\u2019ha pensata e ai decenni. Ovviamente semplifico, non \u00e8 che Smith abbia avuto una sola idea e la sua parabola intellettuale \u00e8 pi\u00f9 complessa.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Le riflessioni ancillari che da ci\u00f2 scaturiscono sono due, e generano da come chi \u00e8 venuto dopo di Smith ha letto o ha voluto leggere il filosofo scozzese.<\/p>\n\n\n\n<p>La prima \u00e8 che vale sempre la regola fondamentale della comunicazione, e cio\u00e8 che chi dice o scrive qualcosa non \u00e8 responsabile di come quel qualcosa viene interpretato e capito. La seconda \u00e8 che l\u2019interpretazione pu\u00f2 essere fedele o interessata, nel senso che &#8211; in quest\u2019ultimo caso &#8211; che c\u2019\u00e8 anche chi interpreta in modo da avvalorare una tesi, prendendo ci\u00f2 che serve all\u2019uopo, esaltandolo o storpiandolo, mettendo in ombra altre parti di un pensiero che, come tutti i pensieri pi\u00f9 interessanti, \u00e8 complesso e vasto.<\/p>\n\n\n\n<p>Per questo Smith \u00e8 ancora citato e universalmente considerato come il padre del liberismo pi\u00f9 estremo, mentre &#8211; come noto il giurista Guido Rossi nel 2008 &#8211; la sua celebre metafora della mano invisibile era innanzitutto una citazione del Macbeth di Shakespeare ed era usata in tono ironico.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La seconda riflessione riguarda ci\u00f2 che resta di un pensiero quando non esiste pi\u00f9 chi l\u2019ha pensato. A quel punto questo muta, non di certo per volont\u00e0 propria ma per quella di chi ripensa quel pensiero e se ne appropria.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 evidente che questo accade per i pensieri pi\u00f9 forti. Nessuno piegherebbe a intepretazioni fantasiose o devianti un pensiero debole ma se se ne ha per mano uno che \u00e8 considerato da secoli come i Dieci Comandamenti la tentazione \u00e8 forte. Fortissima.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Quindi.<\/p>\n\n\n\n<p>Quindi un pensiero o una teoria alla fine si scontrano sempre con la semplificazione corrente, destinata tra l\u2019altro a essere sempre pi\u00f9 semplice (nel senso di meno complessa) perch\u00e9 ormai \u00e8 faticosissimo pensare e articolare, \u00e8 meglio dire poche cose, possibilmente ventrali (nel senso che da l\u00ec provengono), rilassandosi all\u2019idea che discendono da Smith o simili e quindi male non possono fare.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Concludo dicendo che il paradosso dell\u2019influenza intellettuale di un autore o artista \u00e8 che essa non \u00e8 mai nel dominio dello stesso. Smith non ha potuto niente contro chi, dopo di lui, diceva che lui avrebbe scritto o detto cose che lui non aveva mai scritto o detto o comunque non aveva mai inteso in quel senso. Quindi, se ne deduce, esiste un\u2019influenza involontaria o incontrollabile, e l\u2019ulteriore paradosso \u00e8 che pi\u00f9 le idee originarie sono forti, pi\u00f9 \u00e8 probabile che vengano storpiate o interpretate all\u2019uopo. Qualsiasi testo religioso pu\u00f2 confermarlo.<\/p>\n\n\n\n<p>Come dice qualcuno, \u201cOggi Smith \u00e8 uno fra i pi\u00f9 citati e i meno letti al mondo\u201d, perch\u00e9 del suo pensiero si prendono quelle parti che confermano tesi, manipolandole o travisandole.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Resta per\u00f2 una misura ben precisa, in totale contrasto con il concetto di influenza odierno, esclusivamente basato sulla presenza, sulla produzione di contenuti che non possono che essere vacui e inconsistenti data la frequenza con cui vengono generati. Il concetto di influenza \u00e8 infatti oggi pi\u00f9 un presidio armato di posizioni conquistate producendo nel senso corrente del termine: fare, non importa cosa, ma fare. O mostrare che si fa, illudere, blandire, ammiccare.<\/p>\n\n\n\n<p>Quello di Smith \u00e8 un pensiero lungo per eccellenza. Continua a parlare a secoli di distanza, \u00e8 oggetto di studio, di interpretazione e di manipolazione. Eppure \u00e8 anche molto vivo e prolifico. La calma con cui venne elaborato &#8211; ci vollero 17 anni a Smith per scriverlo &#8211; gli guadagn\u00f2 la fame di essere autore lento o riflessivo, a seconda di come la si guardi, ma conferma che le grandi idee devono essere generate con elaborato parto, perch\u00e9 si tratta di giganteschi animali, completi in ogni parte, poderosi e monumentali.<\/p>\n\n\n\n<p>Smith \u00e8 anche uno dei pochi autori capaci di essere sia influente che popolare. Quello di \u201cinfluenza\/popolarit\u00e0\u201d \u00e8 uno dei miei pensieri lunghi pi\u00f9 ricorrenti. Considero i due termini spesso antitetici, nel senso che non \u00e8 detto che l\u2019uno sia condizione di esistenza dell\u2019altro, e viceversa. Essere popolari non significa essere influenti e anche il contrario. Vi sono scrittori e artisti assai poco popolari che hanno avuto una grandissima influenza e ve ne sono una pletora di popolarissimi (in vita), presto dimenticati.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Smith nega questa condizione o la supera: nel suo caso la popolarit\u00e0 \u00e8 circoscritta a un ambito preciso, che \u00e8 per\u00f2 un ambito estremamente influente. Se un cantante \u00e8 popolare, raggiunge un pubblico vastissimo ma non \u00e8 detto che la sua opera aggiunga qualcosa al discorso musicale. Se invece un economista \u00e8 popolare nel suo ambito e quest\u2019ambito \u00e8 capace di influire a sua volta sulla vita di miliardi di persone si crea una condizione particolare: la popolarit\u00e0 e influenza in un ambito scala al livello numerico superiore, e cio\u00e8 l\u2019influenza assume la forza dell\u2019ambito entro il quale si espande la popolarit\u00e0. In altri termini: Smith \u00e8 influente tutt\u2019oggi perch\u00e9 \u00e8 popolare in un ambito che \u00e8 influente a sua volta (quello degli economisti che poi plasmano le politiche economiche dei governi pi\u00f9 potenti al mondo), senza essere n\u00e9 popolare n\u00e9 influente nell\u2019ambito allargato su cui influisce. \u00c8 molto probabile che percentualmente poche persone sappiano chi \u00e8 Adam Smith, n\u00e9 tantomeno sappiano che le scelte di politica economica dei loro governi siano spesso ispirate proprio da Smith, travisato o meno, manipolato o meno.<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Adam Smith ha scritto solo due libri, pi\u00f9 di duecento anni fa. 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