{"id":38702,"date":"2022-10-31T22:48:29","date_gmt":"2022-10-31T22:48:29","guid":{"rendered":"https:\/\/martinopietropoli.com\/?p=38702"},"modified":"2022-11-30T10:36:52","modified_gmt":"2022-11-30T10:36:52","slug":"distruzione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/distruzione","title":{"rendered":"Distruzione"},"content":{"rendered":"<p>La distruzione di qualcosa provoca un rilascio di serotonina ed endorfine. L\u2019ho sempre sospettato e poi ne ho avuto conferma guardando un video su Tik Tok di uno degli unici due (forse tre) account che seguo. Mi pare si chiami Dr Paul, \u00e8 uno psicologo inglese, bonario e rubicondo, che con accento ultra anglosassone spiega cose di psicologia. Mi piace soprattutto quando &#8211; senza perdere un solo grammo del suo usuale aplomb &#8211; demolisce a parole una delle tante teorie stentate che circola imbelle nella rete. Prendi la PNL: in un crescendo di aggettivi non proprio lusinghieri (ma nemmeno offensivi), il dottore arriva al climax del suo pensiero: \u201cLa PNL \u00e8 quello che volete, ma sicuramente non \u00e8 una scienza\u201d.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Del piacere che si prova nel vedere distruggere qualcosa (mai visto un video di quelle macchine che grazie a due cilindri di ruote dentate &#8211; una specie di dentatura rotante e implacabile &#8211; masticano qualsiasi oggetto di metallo venga loro servito? Ecco, quelle cose l\u00ec) Dr Paul spiegava che \u00e8, appunto, un fenomeno legato al rilascio di serotonina ed endorfine, che, giunto l\u2019apice della finale deglutizione dell\u2019oggetto dato in pasto alla perfida macchina, raggiunge un suo culmine. L\u2019azione \u00e8 conclusa e con s\u00e9 porta un misto di vittoria e di compimento. Lo stesso o simile che si prova quando si completa una qualche azione programmata, quando si depenna una voce da una to-do list, quando si finisce ci\u00f2 che si era iniziato.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ovviamente i gradi di soddisfazione sono diversi ma la sensazione di appagamento ha la stessa radice. Gli impegni della vita quotidiana sono soggetti a tal punto da variabili al di fuori del nostro potere che molte cose da fare si riducono ad atti in potenza: iniziamo a farle e poi le abbandoniamo, per riprenderle poi &#8211; se ci riusciamo &#8211; con doppia fatica. Questo per dire che nella giornata media endorfine e serotonina provano molteplici volte a montare, per ridursi poi in numerosi coiti interrotti: le azioni iniziate raramente si concludono.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 per\u00f2 qualcosa di pi\u00f9 filosofico per\u00f2 che mi interessa, ed \u00e8 appunto la distruzione pi\u00f9 che l\u2019appagamento che la sua osservazione porta con s\u00e9 (anche depennare una voce di una to-do list significa cancellarla, annientarla, distruggerla). La distruzione ha quasi sempre connotati negativi nella societ\u00e0 occidentale. Nella cultura italiana \u00e8 poi associata all\u2019idea di fallimento, di tentativo di cancellare un errore (in Italia si demoliscono quasi solo edifici brutti ma quelli appena un po\u2019 storici e altrettanto brutti godono di un bizzarro status diplomatico) e l\u2019errore dovrebbe sempre restare visibile. Specie all\u2019ombra della cultura cattolica, l\u2019errore ha sempre una connotazione sociale e definisce il suo autore, per l\u2019eternit\u00e0. Per questo l\u2019errore non deve mai essere cancellato, specie, possibilmente, dalla memoria sociale di chi l\u2019ha compiuto.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho insomma il sospetto che &#8211; al di l\u00e0 dell\u2019appagante rilascio di serotonina &#8211; la distruzione sia osteggiata nella nostra cultura pi\u00f9 perch\u00e9 distrugge una memoria che per l\u2019atto in s\u00e9. Non \u00e8 insomma la distruzione in s\u00e9 a essere vista con diffidenza ma piuttosto il fatto che cancelli le prove. Non \u00e8 il mentre ma il dopo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Quando nel 2004 accadde la sciagura del gigantesco tsunami in Indonesia e si contarono centinaia di migliaia di morti, venne anche spiegato da cosa dipendesse la forza d\u2019animo dei sopravvissuti: dalla loro cultura e dalla religione. Uno tsunami, dicevano, era una forza distruttrice che trovava una sua collocazione nella visione orientale (mi rendo conto di generalizzare oltre ogni ragionevole dubbio) ciclica della vita: alla creazione segue la distruzione e a questa la creazione. Alla morte segue la vita e alla vita la morte. Accettato questo stato (ciclico) delle cose, la visione esistenziale muta radicalmente rispetto a quella lineare occidentale, tesa (o illusa di esserlo) verso un costante progresso che procede senza mai piegare, figurarsi invertire la rotta.<\/p>\n\n\n\n<p>Le due visioni hanno soprattutto un rapporto diverso con il tempo: se il tempo \u00e8 ciclico (come in Oriente) allora il passato \u00e8 il futuro e viceversa, quindi l\u2019unico tempo che conta o che \u00e8 stabile \u00e8 il presente. Soprattutto: la morte precede e segue la vita, e la vita fa altrettanto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La visione occidentale e lineare invece assume che il passato sia esistito e continui a esistere, cos\u00ec come il futuro &#8211; pur non esistendo ancora nel presente &#8211; esista come proiezione immaginifica (pensando al futuro lo si rende presente, o quanto meno una forma plausibile di futuro esiste nel momento in cui lo si pensa, che \u00e8 presente). In mezzo ai due, il presente non \u00e8 altro che un territorio conteso, in cui l\u2019unico reale &#8211; il presente appunto &#8211; non pu\u00f2 mai realizzarsi, non riesce ad accadere.<\/p>\n\n\n\n<p>Per questo la distruzione \u00e8 odiata: perch\u00e9 cancella il passato e interrompe il patto mentale con la memoria lineare. Non esistendo pi\u00f9 il passato non esiste pi\u00f9 l\u2019errore e quindi la condanna sociale, o quanto meno la memoria.<\/p>\n\n\n\n<p>Resta il piacere che proviamo nel vedere dei denti metallici che masticano pezzi di auto o bici. Forse perch\u00e9 quelle bici e quelle auto non sono nostre e la serotonina pu\u00f2 scorrere libera da nostalgia, rimpianti o sensi di colpa.<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La devastazione ha il suo lato positivo<\/p>","protected":false},"author":1,"featured_media":38703,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[199,91,415],"tags":[437,435,436],"class_list":["post-38702","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-creativita","category-cultura","category-pensiero-lungo","tag-cultura-orientale-e-occidentale","tag-distruzione","tag-tempo"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/38702","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=38702"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/38702\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/38703"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=38702"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=38702"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=38702"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}