{"id":38249,"date":"2019-12-02T10:28:00","date_gmt":"2019-12-02T10:28:00","guid":{"rendered":"https:\/\/martinopietropoli.com\/?p=38249"},"modified":"2022-08-17T13:38:58","modified_gmt":"2022-08-17T13:38:58","slug":"lediting-fotografico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/lediting-fotografico","title":{"rendered":"L\u2019editing fotografico"},"content":{"rendered":"<p id=\"57b6\">L\u2019editing fotografico, in senso lato, \u00e8 un modo di raccontare storie.&nbsp;<br>Che si tratti di pochi scatti per una rivista o di molti per un intero libro, sempre di narrazione si tratta, e come tale lo si pu\u00f2 trattare.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\" id=\"cc29\">La prima e&nbsp;l\u2019ultima<\/h4>\n\n\n\n<p id=\"1398\">A prescindere da che tipo di fotografia si sceglie di mostrare, un editing fotografico ha dei capisaldi. Il contenuto, la tipologia e il numero di foto totali sono vari e variabili ma ci sono alcuni punti fermi da rispettare.<\/p>\n\n\n\n<p style=\"font-size:24px\"><em>Il photo-editing \u00e8 un modo per raccontare una storia e, come ogni storia, deve avere un inizio, una fine e qualcosa in mezzo che conduce alla fine. Una narrazione insomma.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p id=\"57a1\">Affinch\u00e9 ci\u00f2 avvenga e assumendo di avere qualcosa da dire,&nbsp;<strong>le foto pi\u00f9 importanti di un portfolio sono la prima e l\u2019ultima.<\/strong>&nbsp;Che possa esserlo la prima \u00e8 abbastanza ovvio, meno che lo debba essere l\u2019ultima. Eppure si tratta di iniziare a raccontare una storia (e quindi di catturare l\u2019attenzione dell\u2019osservatore) e di concluderla.&nbsp;<br>Due note importanti:<\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\"><li>Il fatto che la prima e l\u2019ultima siano le pi\u00f9 importanti non significa che quello che ci sta in mezzo lo sia di meno, anzi. Per\u00f2 la prima dovrebbe gi\u00e0 suggerire il tono del racconto o, almeno, essere una porta che si apre su una dimensione diversa da quella reale e corrente dell\u2019osservatore. L\u2019ultima deve invece concludere il racconto e pu\u00f2 anche non avere la stessa potenza iconografica o evocativa della prima.<\/li><li>La prima foto non \u00e8 necessariamente la copertina del portfolio, anzi: si pu\u00f2 scegliere di non \u201cbruciarla\u201d per poi doverne scegliere un\u2019altra per la sequenza interna, magari non altrettanto potente visivamente. Si pu\u00f2 insomma anche optare per una copertina fatta di solo testo.<\/li><\/ol>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\" id=\"67bb\">Quello che c\u2019\u00e8 in&nbsp;mezzo<\/h4>\n\n\n\n<p id=\"f901\">La storia viene narrata da quello che c\u2019\u00e8 fra la prima e l\u2019ultima foto. Non si tratta di una storia in termini letterali n\u00e9 tantomeno cronologici (una storia ben raccontata non rispetta quasi mai una cronologia rigida ma cambia continuamente tempo narrativo, ma questo \u00e8 un altro discorso) ma piuttosto di coerenza stilistica e di capacit\u00e0 di narrare qualcosa legando un fotogramma all\u2019altro.<\/p>\n\n\n\n<p id=\"d2fd\">\u00c8 importante notare che, con molta probabilit\u00e0, un editing fotografico\u200a\u2014\u200aspecie se stampato\u200a\u2014\u200apresenta le foto appaiate su diverse pagine o anche in numero maggiore di una per pagina (una pagina pu\u00f2 averne una e la pagina precedente o seguente due).<\/p>\n\n\n\n<p id=\"a137\">Fra le foto si creano quindi dei legami visivi che l\u2019osservatore attento nota e che devono essere risolti. Una foto non \u00e8 mai vista da sola, a meno che non venga impaginata con una pagina bianca a fianco (anche la pagina bianca \u00e8 una nota dell\u2019editing, la si pu\u00f2 considerare una pausa per respirare). In altre parole,&nbsp;<em>le foto che appaiono vicine devono parlarsi<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p id=\"e904\">I tipi di legame che si stabiliscono sono diversi. Personalmente considero questi:<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li><strong>Cromatismi:&nbsp;<\/strong>foto diverse possono essere legate in sequenza dagli stessi colori o da contrapposizione di colori complementari (blu\/rosso \u00e8 un classico)<\/li><\/ul>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\" id=\"e722\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/cdn-images-1.medium.com\/max\/1200\/1*j0q6A9NciQjzmjF0WKjcpQ.png\" alt=\"\"\/><figcaption>\u201c<a href=\"https:\/\/martinopietropoli.com\/portfolio\/i-dont-like-beautiful-pictures\" rel=\"noreferrer noopener\" target=\"_blank\">I don\u2019t like beautiful pictures<\/a>\u201d, di Martino Pietropoli\u200a\u2014\u200aDisponibile anche su&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.amazon.it\/I-Dont-Like-Beautiful-Pictures\/dp\/1699907234\/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&amp;keywords=i+don%27t+like+beautiful+pictures&amp;qid=1574038086&amp;sr=8-1\" rel=\"noreferrer noopener\" target=\"_blank\">Amazon<\/a><\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li><strong>Contrasti luminosi:&nbsp;<\/strong>a una foto luminosa dovrebbe seguire una foto scura. O anche: a una sequenza di foto omogenee dal punto di vista della luminosit\u00e0 dovrebbe seguire una foto pi\u00f9 scura, in modo da rompere l\u2019omogeneit\u00e0<\/li><li><strong>Geometria\/elementi:<\/strong>&nbsp;si tratta dei legami compositivi pi\u00f9 sfuggenti ma raffinati. Non vengono colti immediatamente ma, quando succede, danno gioia perch\u00e9 fanno sentire l\u2019osservatore parte attiva della narrazione. \u201cHo colto il riferimento\u201d gli dice il cervello. Si pu\u00f2 trattare di una figura circolare in una foto ripresa da una circonferenza in quella successiva o da una linea d\u2019ombra che ha la stessa inclinazione di una generatrice nella foto vicina. O da un piede in una e qualcosa che lo contiene nella successiva.<\/li><\/ul>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\" id=\"59ee\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/cdn-images-1.medium.com\/max\/1200\/1*Daib-wRzx3uqOAKWwchU0w.png\" alt=\"\"\/><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\" id=\"9c4d\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/cdn-images-1.medium.com\/max\/1200\/1*L8ivE2V7XUQld2mMHYOFIA.png\" alt=\"\"\/><figcaption>\u201c<a href=\"https:\/\/martinopietropoli.com\/portfolio\/i-dont-like-beautiful-pictures\" rel=\"noreferrer noopener\" target=\"_blank\">I don\u2019t like beautiful pictures<\/a>\u201d, di Martino Pietropoli\u200a\u2014\u200aDisponibile anche su&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.amazon.it\/I-Dont-Like-Beautiful-Pictures\/dp\/1699907234\/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&amp;keywords=i+don%27t+like+beautiful+pictures&amp;qid=1574038086&amp;sr=8-1\" rel=\"noreferrer noopener\" target=\"_blank\">Amazon<\/a><\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li><strong>Narrazione<\/strong>: una storia pu\u00f2 essere raccontata anche con una sequenza ben precisa o un suo cinematismo (nel senso proprio del cinema)<\/li><\/ul>\n\n\n\n<p id=\"83ab\">Quello che \u00e8 importante tenere a mente \u00e8 che:<\/p>\n\n\n\n<p style=\"font-size:24px\"><em>un editing fotografico \u00e8 una sequenza di foto legate fra di loro, non singole foto senza legami e in quanto corpus coerente (e narrativo) deve avere un ritmo e non essere omogeneo.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p id=\"ae59\">Per questo ho posto l\u2019accento sui contrasti cromatici, geometrico-compositivi e visivi. L\u2019attenzione dell\u2019osservatore crolla se la narrazione \u00e8 monocorde, i contrasti servono a dare ritmo, a creare sorpresa, a spiazzare. Il cervello deve continuamente essere stimolato. Il contrasto \u00e8 un artificio compositivo non solo efficace per mantenere tesa la narrazione ma anche per dare risalto alle singole foto: una foto meno potente pu\u00f2 \u201cricevere luce\u201d funzionando da commento a una pi\u00f9 potente, per esempio.<\/p>\n\n\n\n<p id=\"1ea5\">Infine:<\/p>\n\n\n\n<p style=\"font-size:24px\"><em>un buon editing fotografico non \u00e8 composto da sole foto belle o buone, anzi. Sarebbe come giocare a calcio con soli attaccanti: farebbero tantissimi goal ma ne subirebbero altrettanti e alla fine perderebbero.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p id=\"ab10\">La qualit\u00e0 compositiva e comunicativa delle foto di un editing deve essere vario perch\u00e9 foto bellissime una accanto all\u2019altra si ammazzano a vicenda e si tolgono risalto mentre foto meno potenti diventano interessanti (ancillari, mi viene da dire) di foto pi\u00f9 forti, dando a queste ancora pi\u00f9 luce. Del resto c\u2019\u00e8 una bella&nbsp;<a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/medium.com\/@martinopietropoli\/the-difference-between-good-photos-and-beautiful-photos-2e66e5066c0b?source=search_post\" target=\"_blank\">differenza fra belle foto e buone foto<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\" id=\"fa2b\">Quante foto scegliere?<\/h4>\n\n\n\n<p id=\"ae39\">La risposta pi\u00f9 semplice e utile \u00e8: quante ne bastano per dire quello che c\u2019\u00e8 da dire. Quella pi\u00f9 articolata considera la soglia di attenzione dell\u2019osservatore.<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li>10\u201315 (max 20 foto) per un portfolio personale<\/li><li>70\u201380 (max 100) per un libro, ammesso che si abbiano 100 foto buone e considerato che 100 foto raccontano una storia davvero&nbsp;<strong>molto<\/strong>&nbsp;importante<\/li><li>100 foto per una mostra, sempre ammesso di averne 100 davvero buone (niente riempitivi insomma\u200a\u2014\u200aho visto ottime mostre fotografiche fatte con 20 foto).<\/li><\/ul>\n\n\n\n<p id=\"5292\">Questi sono numeri indicativi e sono relativi alla qualit\u00e0 del lavoro proposto.<br>Un\u2019ultima nota che riguarda l\u2019editing destinato a essere stampato: pi\u00f9 che il numero totale delle foto mi pare pi\u00f9 utile considerare il numero di pagine, tenendo a mente che una pagina pu\u00f2 contenere pi\u00f9 foto e altre pagine possono essere vuote. Si tratta di narrazione e ritmo, ancora una volta.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\" id=\"5771\">Omogeneit\u00e0<\/h4>\n\n\n\n<p id=\"d4a4\">Ho parlato sin qui dell\u2019importanza della variazione e ora parlo di omogeneit\u00e0? S\u00ec, e non mi sto contraddicendo: la variazione a cui mi riferivo prima \u00e8 quella compositiva e narrativa mentre per omogeneit\u00e0 intendo quella stilistica. Pu\u00f2 trattarsi di omogeneit\u00e0 del trattamento di post-produzione o dei cromatismi (per quanto il bianco e nero possa convivere benissimo con il colore, se scelto con cura) ma lo stile deve essere lo stesso. Un editing \u00e8 un libro narrato visivamente e, seguendo il parallelo letterario, deve essere narrato da un\u2019unica voce: quella dello scrittore\/fotografo. Sarebbe come leggere un libro con capitoli scritti da diversi scrittori con stili individuali differenti: funzionerebbero malissimo insieme.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\" id=\"f931\">Su carta o digitale?<\/h4>\n\n\n\n<p id=\"c8d3\">Quanto detto fin qui \u00e8 soprattutto valido per un editing che ha come supporto di destinazione la carta (rivista o libro). Per il digitale il discorso \u00e8 diverso e le potenzialit\u00e0 altrettanto. Vi sono alcuni tratti comuni che valgono per entrambi ma l\u2019esperienza \u00e8 diversa:&nbsp;<a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/medium.com\/the-punctum\/good-old-photos-3aff5ad816c\" target=\"_blank\">guardare un libro stampato \u00e8 diverso<\/a>&nbsp;che vedere una sequenza a monitor.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\" id=\"b761\">La cosa pi\u00f9 difficile<\/h4>\n\n\n\n<p id=\"b730\">In genere il photo-editor \u00e8 un buon fotografo, ma non necessariamente. Pu\u00f2 (\u00e8, normalmente) una persona con grande cultura visiva e capacit\u00e0 di assemblare immagini, vedendone legami che il loro autore\/autrice non riesce magari nemmeno a cogliere. Oltre a queste capacit\u00e0<\/p>\n\n\n\n<p style=\"font-size:24px\"><em>\u00e8 importante che sia una persona diversa dal fotografo perch\u00e9 ha il necessario distacco emotivo dal materiale fotografico. In altre parole: non \u00e8 affezionato alle foto e le vede come ingranaggi di un meccanismo pi\u00f9 grande che \u00e8, appunto, la storia da&nbsp;narrare.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p id=\"71de\">Il fotografo \u00e8 pi\u00f9 coinvolto emotivamente e riesce pi\u00f9 a malincuore a lasciare fuori una foto dalla sequenza perch\u00e9 le \u00e8 affezionato e non riesce a valutarla nell\u2019economia della narrazione ma solo per il suo valore individuale. Come visto invece le foto di un editing devono essere valutate complessivamente e non singolarmente.<\/p>\n\n\n\n<p style=\"font-size:24px\"><em>La cosa pi\u00f9 difficile nell\u2019editing \u00e8 decidere quali foto non usare piuttosto che quali&nbsp;usare.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p id=\"f27d\">Cosa conta in definitiva per fare un buon editing fotografico?<\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\"><li><strong>Avere delle buone foto<\/strong><\/li><li><strong>Decidere per quale tipo di narrazione le si vuole usare (cosa si vuol dire)<\/strong><\/li><li><strong>Decidere quali escludere<\/strong><\/li><li><strong>Stabilire dei rapporti visivi, cromatici e concettuali fra di loro durante il montaggio (dipendenti anche dal supporto su cui verranno stampate\/visualizzate)<\/strong><\/li><li><strong>Dargli un ritmo, fatto di climax, pause, riprese (tensione\/rilascio)<\/strong><\/li><\/ol>\n\n\n\n<h5 class=\"wp-block-heading\" id=\"c280\"><strong>Tutte le immagini sono tratte&nbsp;da:<\/strong><\/h5>\n\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/martinopietropoli.com\/portfolio\/i-dont-like-beautiful-pictures\"><strong>\u201cI don&#8217;t like beautiful pictures\u201d di Martino Pietropoli<\/strong><\/a><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cosa significa fare editing fotografico? 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