{"id":38225,"date":"2018-11-13T21:14:00","date_gmt":"2018-11-13T21:14:00","guid":{"rendered":"https:\/\/martinopietropoli.com\/?p=38225"},"modified":"2022-08-16T21:22:23","modified_gmt":"2022-08-16T21:22:23","slug":"facciamo-a-non-volerci-capire","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/facciamo-a-non-volerci-capire","title":{"rendered":"Facciamo a non volerci capire"},"content":{"rendered":"<p>Antefatto: leggo su twitter una cosa scritta sul fatto che rappresentanti della polizia penitenziaria manifestano quando il numero di detenuti suicidi \u00e8 in crescita allarmante. Mette insomma in relazione la mancanza di opportunit\u00e0 della manifestazione dei secondini con le condizioni di vita nelle carceri italiane. Siccome a scrivere questo \u00e8 una persona che non conosco se non per quello che scrive, quindi come tantissime conoscenze da social ma di cui \u00e8 facile intuire le inclinazioni politiche di sinistra (direi radicale) ritengo o forse mi illudo si possa dialogare anche sul merito e non solo sulla punta d\u2019ideologia. Commento quindi scrivendo che un dato che mi ha sempre stupito \u00e8 il numero di suicidi fra i secondini, che \u00e8 il pi\u00f9 alto fra le forze dell\u2019ordine. Non voglio insomma n\u00e9 dire che hanno ragione quelli a protestare (per quanto pensi che se c\u2019\u00e8 un disagio o se si deve portare all\u2019attenzione pubblica un problema anche marginale\u2014nei numeri intendo\u2014come quello dei suicidi fra secondini o delle loro condizioni di lavoro, protestare e manifestare sia sempre una legittima espressione politica e sociale) quanto una cosa pi\u00f9 semplice: magari si pu\u00f2 anche prestare loro attenzione. Sentire quello che hanno da dire. Non partire dal presupposto che siccome sono un\u2019emanazione del potere allora valgono meno.<br>Mi risponde che \u00e8 il carcere il problema e che sentire le ragioni di chi ha scelto quel mestiere non importa perch\u00e9 \u00e8 sempre contro chi esercita potere e violenza sugli altri. Quindi chiedo se la soluzione \u00e8 abolire le carceri. Dice che \u00e8 un\u2019idea. Chiedo se gradualmente o di brutto. Chiude dicendo che \u00e8 evidente che voglio provocare e che me la trovi io una soluzione e che non ha intenzione di dibattere su Twitter di queste cose. Magari era il posto sbagliato (glielo concedo) ma vincere un dibattito non mi interessa. Io voglio parlare, argomentare.<\/p>\n\n\n\n<p style=\"font-size:24px\"><br><em>Il problema \u00e8 che non si parla pi\u00f9 per gusto della conoscenza e del disaccordo costruttivo: si parla per annientare l\u2019avversario.<\/em><br><\/p>\n\n\n\n<p>Se intraprendo una discussione \u00e8 perch\u00e9 sono interessato e se discuto \u00e8 perch\u00e9 reputo l\u2019interlocutore capace di dibattere in modo argomentato. Quindi se ti parlo non lo faccio per polemizzare ma per capire. Che cosa strana oggigiorno, no?<br>Questo breve scambio su Twitter \u00e8 stato invece illuminante: le discussioni sono ormai inquadrate secondo una lente ideologica. Se non accetti una visione (che, nello specifico, non mettevo nemmeno in discussione, parlando poi d\u2019altro) sei un nemico e con te non ci parlo. La discussione viene interrotta perch\u00e9 divergi dalla mia visione del mondo. Anche se ci sono dei valori comuni, come quelli della sinistra, per quanto scassata ormai sia. Hai messo in discussione il fatto che dei lavoratori delle forze dell\u2019ordine siano degli oppressori quindi non abbiamo niente da dirci.<\/p>\n\n\n\n<p>No, ho detto una cosa diversa ed \u00e8 che li ascolto, magari. Prima di fare poi una cosa odiosa: categorizzarli. Metterli tutti in uno stesso mazzo e via, stan bene sistemati l\u00ec. No: vorrei vederli come esseri umani e conoscere le loro storie, anche sommariamente.<\/p>\n\n\n\n<p style=\"font-size:24px\"><br><em>Sono un romantico, che ci vuoi fare. Oppure sono umano e voglio capire. Non sono ideologico, sono logico. O almeno cerco di esserlo, per quanto la logica sia anche un\u2019espressione di umanit\u00e0.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><br>Del resto capisco che l\u2019ideologia sia anche una rassicurante dipendenza: spiega molte cose, d\u00e0 un posto a tutto, d\u00e0 pure l\u2019idea che ci possa essere un ordine nelle cose.<\/p>\n\n\n\n<p>Invece ho imparato a fare questo esercizio: quando qualcuno \u00e8 contrario alla mia visione del mondo gli presto attenzione. Preferisco essere destabilizzato nelle mie convinzioni. Non vedo buoni e cattivi ovunque, cerco le sfumature o semplicemente ascolto. Cerco, quantomeno.<br>Credo stia qui la differenza fra il discutere per capire e il discutere per sopraffare. E per capire non ci si pu\u00f2 porre in una condizione di attacco o di difesa. Bisogna mettere in discussione le proprie certezze, specie quelle ideologiche. Non vedere la questione attraverso le lenti deformanti degli schemi mentali. Quelle lenti che mi hanno fatto apparire in quella discussione come un provocatore o come un fascista, solo perch\u00e9 dicevo che ritenevo utile ascoltare anche le ragioni dell\u2019altra parte. Non davo loro ragione come non davo torto ai detenuti n\u00e9 minimizzavo la tragedia di chi si suicida in carcere. Volevo capire, anche quando mi si diceva che una soluzione era chiudere le carceri. Detto cos\u00ec \u00e8 un po\u2019 brutale, ma il mezzo \u00e8 Twitter, non c\u2019\u00e8 molto da argomentare l\u00e0. E quindi ci sta che entrambi siamo potuti apparire ai rispettivi occhi come provocatori o eccessivamente ideologizzati.<br>Per\u00f2 resta un dato: spesso molte interazioni sociali oggi avvengono cos\u00ec. Discutere vuol dire distruggere l\u2019avversario, non cercare di capire, informarsi, mettersi in discussione. E lo si fa all\u2019interno delle bolle in cui si vive: bolle informative, bolle ideologiche, bolle politiche dalle quali non si esce mai per non venire destabilizzati, perch\u00e9 sono confortevoli. Bolle all\u2019interno delle quali si cercano solo rinforzi alla propria visione: qui dentro siamo tutti giusti, chi \u00e8 fuori \u00e8 sbagliato. Chi \u00e8 dentro ma esprime dubbi deve starsene fuori.<br>Capire i limiti della propria bolla o anche accorgersi di esserci dentro non \u00e8 facile ma un esercizio utile \u00e8 proprio quello di non condurre mai una discussione con lo scopo di annientare chi \u00e8 contrario ma piuttosto di cercare di capire, magari mettendo in dubbio le proprie certezze.<\/p>\n\n\n\n<p>Parlare significa scoprirsi e scoprire, non andare in guerra. Eppure basta vedere come si svolge il dibattito pubblico e politico ormai da anni: discussioni basate sulla sopraffazione, sul sarcasmo, sulla demolizione e la derisione dell\u2019interlocutore. \u201cL\u2019ha distrutto\u201d si dice spesso di come si \u00e8 conclusa una discussione. Che bello. E molto utile soprattutto.<br>N\u00e8 da una parte n\u00e9 dall\u2019altra ci si \u00e8 spostati di un millimetro, non dico l\u2019uno verso l\u2019altro ma almeno in direzione di un accordo, cedendo nel frattempo parte delle proprie monolitiche certezze per strada. E le certezze non hanno colore politico o ideologico: ce le hanno tutti e ci si tengono strettissimi, meno che quelli che si fanno una domanda: e se non fosse cos\u00ec? E se mi sbagliassi?<\/p>\n\n\n\n<p style=\"font-size:24px\"><br><em>Coltivare dubbi \u00e8 del resto molto pi\u00f9 faticoso che essere sicuri all\u2019interno di una bolla e parlare \u00e8 molto, molto, molto pi\u00f9 facile che ascoltare.<\/em><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In rete discutiamo come mai prima nella storia. Ma vogliamo davvero capire o solo annientarci?<\/p>","protected":false},"author":1,"featured_media":38226,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[20,92],"tags":[406,180],"class_list":["post-38225","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-social","category-societa","tag-discussioni","tag-social"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/38225","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=38225"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/38225\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/38226"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=38225"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=38225"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=38225"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}