{"id":38148,"date":"2022-08-15T22:05:31","date_gmt":"2022-08-15T22:05:31","guid":{"rendered":"https:\/\/martinopietropoli.com\/?p=38148"},"modified":"2022-09-12T08:25:28","modified_gmt":"2022-09-12T08:25:28","slug":"una-cosa-divertente-che-non-faro-mai-piu","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/una-cosa-divertente-che-non-faro-mai-piu","title":{"rendered":"Una cosa (divertente, che non far\u00f2 mai pi\u00f9)"},"content":{"rendered":"<p>Crociere<\/p>\n\n\n\n<p>Ebbene no, non parler\u00f2 di crociere perch\u00e9, semplicemente, non sono andato in crociera. Il titolo \u00e8 un&#8217;evidente citazione di David Foster Wallace ma per stemperare subito l&#8217;entusiasmo che un titolo del genere potrebbe aver suscitato all&#8217;idea di leggere un racconto sagace e divertente, riporto una citazione dello stesso ma di tutt&#8217;altro tenore: \u201c<em>Pensate al vecchio luogo comune secondo cui \u2018la mente \u00e8 un ottimo servitore ma un pessimo padrone\u2019. Questo, come molti altri luoghi comuni, cos\u00ec banali e poco eccitanti all&#8217;apparenza, esprime in realt\u00e0 una grande e terribile verit\u00e0. Non \u00e8 una coincidenza che gli adulti che si suicidano con armi da fuoco si sparino quasi sempre alla testa. Sparano al terribile maestro<\/em>.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 tratta da&nbsp;<a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/www.amazon.it\/Come-cambiare-mente-Michael-Pollan\/dp\/8845933970\/ref=sr_1_1?keywords=come%20cambiare%20la%20tua%20mente&amp;qid=1660515859&amp;s=books&amp;sprefix=come%20cambiar%20%2Cstripbooks%2C100&amp;sr=1-1&amp;utm_campaign=Il%20Pensiero%20Lungo%2C%20la%20newsletter%20di%20Martino%2FPietropoli&amp;utm_medium=email&amp;utm_source=Revue%20newsletter\" target=\"_blank\">Come cambiare la tua mente<\/a>&nbsp;di Michael Pollan (cio\u00e8, lui cita Wallace, non mi sono peritato di controllare dove Wallace lo scriva), un libro stupendo che ho letto in questi giorni. Che parla dell&#8217;uso terapeutico delle sostanze allucinogene ma sul quale non mi dilungher\u00f2 in questa sede, limitandomi a consigliarlo vivamente. Tutto insomma sta nella testa: come interpretiamo la realt\u00e0 e la visione che abbiamo, di conseguenza, della nostra vita. Quando si arriva al suicidio si vuole insomma silenziare quella voce ossessiva, in molti casi almeno.<\/p>\n\n\n\n<p>In verit\u00e0 c&#8217;\u00e8 un altro legame fra quello che dice quel libro e il sagace racconto di una serata trascorsa con un amico fra locali del Poetto a Cagliari (questa \u00e8 la cosa che non faccio mai e che probabilmente non rifar\u00f2, ma chiss\u00e0). Insomma: il tema \u00e8 quello del tempo o della sua dimensione, cio\u00e8 quella temporale, appunto.<\/p>\n\n\n\n<p>Il disagio &#8211; un certo disagio esistenziale &#8211; nasce a volte dal non essere nel posto in cui si vorrebbe essere, o dal fare una cosa quando se ne vorrebbe fare un&#8217;altra o, infine, dal non sapere bene cosa fare in un dato momento. La chiamo \u201cdislocazione spazio-temporale\u201d, nel senso che si \u00e8 in un posto o in un tempo in cui non si vorrebbe essere.<\/p>\n\n\n\n<p>La sera \u00e8 iniziata con un concerto punk. Entrambi abbiamo la camicia di lino e sembriamo dei turisti vagamente eleganti o elegantemente estivi scesi da una nave da crociera per passare la notte in modo diverso. Insomma, non c&#8217;entriamo niente con le eclettiche divise di molti avventori del locale: non abbiamo Doctor Martens alte sino al ginocchio n\u00e9 capelli di colori innaturali, n\u00e9 tatuaggi o dettagli in pelle. Siamo due mosche bianche, credo. Il concerto \u00e8 bello, forse \u00e8 un punk addomesticato e c&#8217;\u00e8 pure una famigliola con una ragazzina bionda che sembra uscita da una pubblicit\u00e0. Magari non siamo cos\u00ec fuori posto. In effetti io mi aggiro facendo foto e ascolto la musica, mi piace tutto, bevo una Corona e poi un&#8217;altra, penso che sono dove voglio essere.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi andiamo da un&#8217;altra parte, dove dovremmo essere pi\u00f9 in parte: una terrazza su uno stabilimento balneare, uno di quei luoghi in cui non sono mai stato e in cui ho solo letto sui giornali, quelli con il priv\u00e8 e lo champagne che viene portato al tavolo con un tubo che spara scintille infilato a mo\u2019 di tappo (s\u00ec, la procedura \u00e8 questa, ho potuto verificare). La musica \u00e8 orrenda, sudamericanamente orrenda. La cosa pi\u00f9 allucinante \u00e8 che chi \u00e8 l\u00ec e la balla sembra conoscere tutte le parole e la canta e la balla. La gente che c&#8217;\u00e8 \u00e8 allegra ed esagerata in tutto, mi pare di vivere in una scena di un film di Fellini o nel bar di Guerre Stellari ma poi mi viene in mente la scena de La Grande Bellezza di Sorrentino in cui quello ripete ossessivamente alla cubista \u201cTe chiavass\u201d e capisco di essere esattamente l\u00ec, in questa bolgia compiaciuta e felice &#8211; davvero felice &#8211; di essere esattamente dove si trova. Si percepisce una certa energia sessuale, si capisce che esistono le fazioni di chi \u00e8 arrivato accoppiato e di chi diffonde feromoni come esche. Tutti vogliono essere l\u00ec e sono contenti di esserci. Tutti acconciati in modi bizzarri, come caricature di se stessi e se stesse ma in un certo modo tutti naturali. Io faccio foto fino a che il buttafuori mi avvicina e mi dice che qualcuno si \u00e8 lamentato della mia macchina fotografica. Smetto di fotografare e non mi resta che guardare. Non sono giudicante, osservo e basta. Penso solo a quanto la meditazione abbia raso al suolo ogni mia inclinazione naturale al giudizio e ne sono sollevato. Non mi resta che abbandonare la sensazione di essere stato molto pi\u00f9 a mio agio fra i punk. Mi accorgo che sto ballando conservando la dignit\u00e0 di non guardare nessuna donna sorridendo in modi che potrebbero essere equivocati. Sto conducendo un&#8217;analisi sociologica e non ho ancora abbastanza gin tonic in corpo per alludere a cose a cui non voglio alludere (non mi devo nemmeno sforzare di farlo). Constato per\u00f2 che sorrido, forse come un ebete, ma lo faccio. E ballo, non potendo pi\u00f9 fotografare.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;altra festa danzante (l&#8217;ha proprio definita cos\u00ec un buttafuori a cui abbiamo chiesto dove andare, \u201cfesta danzante\u201d, sentirlo parlare cos\u00ec \u00e8 stato come sentire Mike Tyson declamare Petrarca) era decisamente pi\u00f9 compressa e giovane. Non credo di aver visto altri 50enni e le casse urlavano cose urlate da giovanissimi rapper, uno dei quali ripeteva che uscito dalla galera avrebbe preteso il culo della sua tipa. Ma io bevevo un daiquiri hemingwayiano, cosa poteva interessarmi, in fondo? Infatti sorridevo e fotografavo e ballavo, pensando che se qualcuno si fosse lamentato, il buttafuori non mi avrebbe mai raggiunto tanta era la calca. L&#8217;immersione nella dimensione che non mi appartiene era per\u00f2 perfetta, ancora di pi\u00f9 non c&#8217;entravo niente con quel luogo (neanche anagraficamente) eppure me ne fregavo (grazie meditazione e anche grazie daiquiri). Ho registrato solo mentalmente che ora i dischi si mettono per 15 secondi, il tempo di raggiungere il ritornello che tutti conoscono per poi passare ad altro, una specie di discoteca Tik Tok, dove tutto deve durare pochissimo ed essere scrollabile, anche se solo ascoltato. La soglia di attenzione del 2022 \u00e8 15 secondi e la musica si adegua, oppure si vogliono suscitare solo raffiche di emozioni, costruire un flusso sonoro fatto solo di picchi, stimolare corpi che offrono solo manciate di secondi di attenzioni. La serata sfuma in una nuvola jamaicana, non assunta per\u00f2 dallo scrivente. Ma come dissolvenza funziona.<\/p>\n\n\n\n<p>A questo punto c&#8217;\u00e8 la conclusione: non della serata, ma la morale. Che \u00e8 che ci si pu\u00f2 trovare a proprio agio fuori contesto (con un certo aiuto alcolico, ok) ma anche grazie all&#8217;assenza di giudizio. Osservare non significa per forza giudicare: significa solo registrare, come farebbe una macchina, fotografica magari.Il disagio \u00e8 generato dalla discrepanza fra aspettative e realt\u00e0 ma il meccanismo pu\u00f2 essere ingannato non avendo aspettative: guardando, annotando, lasciandosi andare.<\/p>\n\n\n\n<p>Fotografando mi capita spesso: la macchina \u00e8 un filtro e usandola non giudico, guardo e basta. Compongo ma senza voler dimostrare una tesi. Filtrando la realt\u00e0, mi protegge dall&#8217;interferenza della realt\u00e0: posso non badarla, guardo attraverso un rettangolo, non sto guardando la realt\u00e0 ma la forma che le do.<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una notte per locali balneari e feste danzanti pu\u00f2 essere maestra di vita? 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