{"id":34503,"date":"2020-12-21T09:31:37","date_gmt":"2020-12-21T09:31:37","guid":{"rendered":"https:\/\/martinopietropoli.com\/?p=34503"},"modified":"2024-07-18T10:52:12","modified_gmt":"2024-07-18T10:52:12","slug":"my-name-is-albert-ayler","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/my-name-is-albert-ayler","title":{"rendered":"My Name is Albert Ayler"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-family: 'Libre Baskerville'; font-size: revert;\">Albert Ayler mi si present\u00f2 cos\u00ec, un giorno. Non per nome e cognome ovviamente, ma suonando&nbsp;<\/span><em style=\"font-family: 'Libre Baskerville'; font-size: revert;\">Summertime. \u201c<\/em><span style=\"font-family: 'Libre Baskerville'; font-size: revert;\">La sua Summertime\u201d, dovrei dire, perch\u00e9 la sua esecuzione di&nbsp;<\/span><em style=\"font-family: 'Libre Baskerville'; font-size: revert;\">Summertime<\/em><span style=\"font-family: 'Libre Baskerville'; font-size: revert;\">&nbsp;\u00e8 una cosa mai sentita.<\/span><\/p>\n\n\n\n<section>\n<section>\n<p id=\"613d\" data-selectable-paragraph=\"\">\u00a0<\/p>\n<p id=\"18ef\" data-selectable-paragraph=\"\">Facciamo un piccolo passo indietro.<br \/><em>Summertime<\/em>\u00a0\u00e8 uno dei brani di Gershwin pi\u00f9 famosi della storia. Nella struttura e nelle parole \u00e8 una ninna nanna cantata a un bambino che si sta per addormentare. Le parole non sono per\u00f2 quelle di una ninna nanna:<\/p>\n<p id=\"18ef\" data-selectable-paragraph=\"\">\u00a0<\/p>\n<p id=\"6bdb\" style=\"padding-left: 40px;\" data-selectable-paragraph=\"\">Summertime and the livin\u2019 is easy<br \/>Fish are jumpin\u2019 and the cotton is high<br \/>Your daddy\u2019s rich and your ma is good lookin\u2019<br \/>So hush, little baby, don\u2019t you cry<\/p>\n<p id=\"6bdb\" style=\"padding-left: 40px;\" data-selectable-paragraph=\"\">\u00a0<\/p>\n<p id=\"96ae\" data-selectable-paragraph=\"\">Pare dire \u201cDormi, non hai niente di cui preoccuparti perch\u00e9 fai parte di una famiglia facoltosa. Non hai niente da temere\u201d. Rassicurante di certo ma capace anche di tratteggiare in poche righe due universi diversi: quello sicuro di chi ha potere economico e quello incerto di chi serve i primi, non avendo alcuna certezza. \u201cTu sei al sicuro\u201d sembra insomma dire \u201cma io no\u201d.<\/p>\n<p id=\"96ae\" data-selectable-paragraph=\"\">\u00a0<\/p>\n<p id=\"757b\" data-selectable-paragraph=\"\">In fondo cosa pu\u00f2 capire un bambino che non riesce ad addormentarsi da solo? Forse nemmeno quelle parole. Per\u00f2 la musica s\u00ec, quella pu\u00f2 ben capirla o sentirla.<\/p>\n<p id=\"757b\" data-selectable-paragraph=\"\">\u00a0<\/p>\n<p id=\"7f70\" data-selectable-paragraph=\"\">Gershwin riusc\u00ec in uno dei miracoli musicali che a volte capitano, e ai geni pi\u00f9 spesso che ad altri: trov\u00f2 un equilibrio perfetto fra il tono sognante di una lullaby e gli accenni tempestosi di qualcosa di minaccioso che aleggia nell\u2019aria. Ascoltandola si riconosce la struttura della lullaby\u00a0<em>ma\u00a0<\/em>si sente anche un\u2019atmosfera inquientante gonfiarsi dietro, poco prima dell\u2019orizzonte.<\/p>\n<p id=\"7f70\" style=\"text-align: center;\" data-selectable-paragraph=\"\">&#8230;<\/p>\n<\/section>\n<section>\n<p id=\"5488\" data-selectable-paragraph=\"\">Non \u00e8 un caso che\u00a0<em>Summertime<\/em>\u00a0sia anche una delle canzoni pi\u00f9 cantate e reinterpretate. Le pi\u00f9 celebri sono la versione di Billie Holiday, quella di Mahaila Jackson e quella di Miles Davis. Quella di Ella Fitzgerald e Louis Armstrong \u00e8 forse la pi\u00f9 fedele non tanto all\u2019orchestrazione quanto allo spirito di Gershwin: ha lo stesso tono onirico e sospeso, come quello di una calda giornata estiva in cui le possibilit\u00e0 sono sopraffatte dall\u2019afa. E poi sono Ella Fitzgerald e Armstrong, di cosa stiamo parlando?<\/p>\n<p id=\"bb4e\" data-selectable-paragraph=\"\">Poi c\u2019\u00e8 l\u2019esecuzione di Albert Ayler.<\/p>\n<\/section>\n<section>\n<p id=\"ac64\" data-selectable-paragraph=\"\">Bisogna fare un piccolo sforzo di immaginazione per capire che forza selvaggia ha il modo di suonarla di Ayler. Basti pensare che la prima comprensibile reazione che se ne pu\u00f2 avere \u00e8 \u201cQuesto la sta violentando\u201d. In effetti la melodia \u00e8 ancora riconoscibile ma \u00e8 il suono che Ayler le incide dentro che sconvolge. Non \u00e8 esattamente un suono: \u00e8 un grido di dolore. La forza della sua esecuzione \u00e8 che decide di prendere una parte ben precisa: quella di chi canta, cio\u00e8 di chi soffre. Ed \u00e8 un canto piangente, rotto e primitivo, nel senso che non ha mediazione e consolazione. Un lamento \u00e8 una richiesta di attenzione ma questo pianto \u00e8 gridato, non ha appello, non ha cura.<\/p>\n<p id=\"ac64\" style=\"text-align: center;\" data-selectable-paragraph=\"\">\u00a0<\/p>\n<figure><iframe title=\"Summertime\" src=\"https:\/\/cdn.embedly.com\/widgets\/media.html?src=https%3A%2F%2Fwww.youtube.com%2Fembed%2FwPPijmlnAVA%3Ffeature%3Doembed&amp;display_name=YouTube&amp;url=https%3A%2F%2Fwww.youtube.com%2Fwatch%3Fv%3DwPPijmlnAVA&amp;image=https%3A%2F%2Fi.ytimg.com%2Fvi%2FwPPijmlnAVA%2Fhqdefault.jpg&amp;key=a19fcc184b9711e1b4764040d3dc5c07&amp;type=text%2Fhtml&amp;schema=youtube\" width=\"640\" height=\"480\" frameborder=\"0\" scrolling=\"auto\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\" data-mce-fragment=\"1\"><\/iframe><\/figure>\n<p id=\"012e\" style=\"text-align: center;\" data-selectable-paragraph=\"\">\u00a0<\/p>\n<p id=\"012e\" data-selectable-paragraph=\"\">La si pu\u00f2 odiare e rifiutare. Oppure la si pu\u00f2 ascoltare, cogliendo le sfumature fra un picco e un sussurro e chiedendosi \u2014 per la prima volta da quando si ascolta Summertime \u2014 se quella non sia l\u2019esecuzione pi\u00f9 giusta. Non che le altre siano quelle giuste, ma nemmeno che questa sia sbagliata. Di certo \u00e8 una possibile, di certo si pu\u00f2 anche pensare che quella ninna nanna non sia un canto indifferente a chi la canta ma sia, anzi, proprio<em>\u00a0il canto di chi la canta<\/em>.<\/p>\n<p id=\"012e\" data-selectable-paragraph=\"\">\u00a0<\/p>\n<p id=\"7ff0\" data-selectable-paragraph=\"\">Ayler decide di suonare quelle parole con la voce e la vita di chi le pronuncia. Di chi tenta di rassicurare sapendo di non poter neppure rassicurare se stesso.<\/p>\n<p id=\"7ff0\" data-selectable-paragraph=\"\">\u00a0<\/p>\n<p id=\"30e3\" data-selectable-paragraph=\"\">Lo fa con il suo sax tenore e pare voler sbagliare ogni nota (che, naturalmente, non sbaglia) o esagerandone la durata, lacerando ogni battuta e tirandola oltre i suoi limiti. La voce del suo strumento \u00e8 quella di chi canta quella lullaby e, improvvisamente, in quelle grida c\u2019\u00e8 tutto il dolore e la frustrazione di un popolo e di una donna che lo racconta.<\/p>\n<p id=\"30e3\" style=\"text-align: center;\" data-selectable-paragraph=\"\">&#8230;<\/p>\n<\/section>\n<section>\n<p id=\"2716\" data-selectable-paragraph=\"\">C\u2019\u00e8 un altro brano \u2014 fra quelli, di numero limitatissimo, che conosco \u2014 che mi viene in mente ascoltando questa\u00a0<em>Summertime<\/em>: \u00e8\u00a0<em>You\u2019ve Got to Have Freedom<\/em>\u00a0di Pharoah Sanders. L\u2019uso del sax tenore \u00e8 quasi simile, anche se il mood del brano \u00e8 pi\u00f9 vitale, di certo non dolente n\u00e9 meditativo. Sanders usa una voce simile gridando un proclama politico mentre Ayler concentra la potenza vocale in un canto intimo che esplode a tratti. Sanders eroga una potenza continua, Ayler \u00e8 pi\u00f9 raccolto, pur avendo la stessa energia. L\u2019arma \u00e8 la stessa, verrebbe da pensare, ma \u00e8 usata in modi diversi. Una bellissima arma, che non uccide nessuno.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><iframe src=\"\/\/www.youtube.com\/embed\/prGeZ0ocsnA?si=g1zF4c0zFn6Sc-ys\" width=\"560\" height=\"314\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n<p id=\"0ea0\" data-selectable-paragraph=\"\">Insomma: Ayler registra nel 1964 la sua\u00a0<em>Summertime<\/em>, Pharoah Sanders nel 1987 la sua\u00a0<em>You\u2019ve Got To Have Freedom.\u00a0<\/em>I due brani non c\u2019entrano l\u2019uno con l\u2019altro mentre c\u2019entrano le vite di chi li suonava. Ayler diceva che \u201cColtrane era il Padre, Pharaoh il Figlio, e io lo Spirito Santo\u201d. Coltrane fu uno dei pi\u00f9 convinti sostenitori di Ayler, specialmente presso la sua casa discografica Impulse, che pubblic\u00f2 diversi suoi lavori che non ebbero per\u00f2 molto successo.<\/p>\n<p id=\"e93d\" data-selectable-paragraph=\"\">Ayler \u00e8 considerato un jazzista free e gi\u00e0 la sua\u00a0<em>Summertime<\/em>\u00a0qualche sospetto pu\u00f2 farlo venire. Alcuni suoi lavori sono impervi e di difficile ascolto e, come molto free jazz, hanno esplorato strade che non hanno portato che a se stesse. Chi vi si \u00e8 avventurato \u00e8 un viaggiatore che non ha anticipato nessuno ma che \u00e8 andato in territori sconosciuti (queste mie parole mi varranno la fatwa della temutissima chiesa del Free Jazz, gi\u00e0 lo so).<\/p>\n<p id=\"9cb2\" data-selectable-paragraph=\"\">Quando Coltrane sapeva di essere prossimo alla morte (mor\u00ec di cancro al fegato a 40 anni nel 1967) volle che lui e Ornette Coleman suonassero al suo funerale. Poco meno di 3 anni dopo, nel 1970, Ayler mor\u00ec affogato nell\u2019East River, si dice per suicidio da stato depressivo.<\/p>\n<\/section>\n<p style=\"text-align: center;\">&#8230;<\/p>\n<section>\n<p id=\"048a\" data-selectable-paragraph=\"\">Mi\u00a0son sempre chiesto cosa pu\u00f2 aver provato chi ascolt\u00f2\u00a0<em>Summertime<\/em>\u00a0di Ayler per la prima volta: orrore? Sdegno? Cap\u00ec subito la potenza e la verit\u00e0 di quel canto? Mi immagino che abbiano potuto provare emozioni simili a chi vide qualche decennio dopo per la prima volta un quadro di Basquiat.<\/p>\n<p>Credo sia qualcosa di simile alla constatazione che l\u00e0 sotto c\u2019\u00e8 una forza capace di squarciare la crosta terrestre. Ci sono alcuni sismografi che colgono queste vibrazioni con decenni di anticipo. Registrano forze primitive e precedenti al logos. Le resistituiscono come un grido di dolore. Ayler era uno di questi.<\/p>\n<\/section>\n<section><\/section>\n<\/section>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Coltrane lo volle al suo funerale. A suonare per lui.<\/p>","protected":false},"author":1,"featured_media":34505,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[19,22],"tags":[337,328,187,336],"class_list":["post-34503","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-music","category-text","tag-albert-ayer","tag-jazz","tag-musica","tag-summertime"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/34503","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=34503"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/34503\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/34505"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=34503"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=34503"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=34503"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}