{"id":33066,"date":"2015-06-15T10:48:00","date_gmt":"2015-06-15T10:48:00","guid":{"rendered":"https:\/\/martinopietropoli.com\/?p=33066"},"modified":"2022-07-21T08:04:21","modified_gmt":"2022-07-21T08:04:21","slug":"bjarke-ingels-e-il-suo-two-world-trade-center","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/bjarke-ingels-e-il-suo-two-world-trade-center","title":{"rendered":"Bjarke Ingels e il suo Two World Trade Center"},"content":{"rendered":"<p id=\"0398\">Il vulcanico nonch\u00e9 danese Bjarke Ingels e la sua ormai multinazionale dell\u2019architettura <a href=\"http:\/\/www.big.dk\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\" data-href=\"http:\/\/www.big.dk\">BIG<\/a> hanno presentato il progetto del Two World Trade Center. Esisteva gi\u00e0 un progetto (non esaltante, ne convengo) fatto da Norman Foster ma la propriet\u00e0 lo aveva definito pi\u00f9 adatto a una banca che a una Media Corporation. Dentro ci andr\u00e0 infatti il quartier generale della News Corp. e della 21st Century Fox di Rupert Murdoch.<\/p>\n<p id=\"5876\">Insomma: Bjarke l\u2019ha ridisegnato e ora la propriet\u00e0 \u00e8 contenta. Ma quando l\u2019ho visto non ho potuto non pensare che una cosa cos\u00ec, anche se in scala molto pi\u00f9 contenuta, l\u2019avevo gi\u00e0 vista e nemmeno troppo lontana da Ground Zero, anzi: parlo del <a href=\"http:\/\/www.newmuseum.org\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\" data-href=\"http:\/\/www.newmuseum.org\">New Museum<\/a> di <a href=\"http:\/\/www.sanaa.co.jp\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\" data-href=\"http:\/\/www.sanaa.co.jp\">Sanaa<\/a>.<\/p>\n<p id=\"b9c3\">\n<p><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/martinopietropoli.com\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/1JC4t-QcyjKN-83YOPiDvKQ-1024x699.jpeg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"699\" \/><\/p>\n<p>New Museum, New York City, photo by Dean\u00a0Kaufmann<\/p>\n<p id=\"1c49\">\n<p>L\u2019idea delle scatole\/volumi accatastati in maniera apparentemente casuale \u00e8 la stessa. Cambiano naturalmente le dimensioni ma \u00e8 innegabile che lo ricordi moltissimo.<\/p>\n<h3 id=\"bf99\">Citazione o\u00a0plagio?<\/h3>\n<p id=\"d39a\">Se \u00e8 vero che i piccoli imitano e i grandi copiano, Bjarke \u00e8 BIG anche in questo: forse non si \u00e8 nemmeno curato dell\u2019estrema somiglianza fra le due soluzioni. L\u2019idea dello studio giapponese poi si adatta abbastanza bene al modo di progettare del danese: programmi funzionali apparentemente inattaccabili, soluzioni commerciali che fanno salivare qualsiasi immobiliarista, una indubbia capacit\u00e0 di persuasione e di cura delle relazioni pubbliche.<\/p>\n<p id=\"0c2e\">Bjarke \u00e8 un fenomeno assoluto nel panorama dell\u2019architettura: \u00e8 molto bravo a comunicare, \u00e8 affabile, a volte \u00e8 capace di non sembrare nemmeno particolarmente intelligente (ma lo fa per calcolo), altre \u00e8 semplicemente mansueto e tranquillizzante. Ma mansuete non lo sono di certe le sue architetture, in alcuni casi dei mostri da decine di migliaia di metri cubi che sono tutto meno che non impattanti.<\/p>\n<p id=\"8e94\">Eppure lui vince concorsi poderosi con una facilit\u00e0 incredibile, costruisce ancora di pi\u00f9 e cose ancor pi\u00f9 grandi. E ha solo 40 anni.<br \/>\nFugato ogni sospetto di odio e invidia che potrebbe aleggiare su di me in quanto collega e suo coetaneo (lo odio e lo invidio, infatti) (scherzo) (un po\u2019 lo odio) (lo guardo con ammirazione e sospetto), proseguo.<\/p>\n<h3 id=\"c726\">Il punto di\u00a0incontro<\/h3>\n<p id=\"4386\">La carriera di Bjarke Ingels \u00e8 iniziata poco dopo l\u2019universit\u00e0 con il suo collega e amico Julien de Smedt, conosciuto quando entrambi lavoravano da OMA di Rem Koolhaas. Assieme a lui fond\u00f2 lo studio PLOT. Poi si divisero e da quel momento in poi Ingels letteralmente esplose: incarichi importanti con investitori danesi, costruzioni impensabili per un architetto cos\u00ec giovane, molti concorsi vinti e pochissimi persi.<\/p>\n<p>Forse un seme della sua capacit\u00e0 di incontrare un certo gusto popolare (e commerciale) va ricercato in una sua antica passione: quella per il fumetto. Bjarke inizi\u00f2 a studiare arte pensando di fare proprio quello, cio\u00e8 disegnare fumetti. Una forma espressiva a cavallo fra l\u2019arte aulica e quella popolare, basata su storie accessibili o fantastiche narrate con raffinata sapienza grafica.<br \/>\nE non \u00e8 nemmeno casuale che <a href=\"http:\/\/www.taschen.com\/pages\/en\/catalogue\/architecture\/all\/18509\/facts.yes_is_more_an_archicomic_on_architectural_evolution.htm\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\" data-href=\"http:\/\/www.taschen.com\/pages\/en\/catalogue\/architecture\/all\/18509\/facts.yes_is_more_an_archicomic_on_architectural_evolution.htm\">Yes is More<\/a>, il suo libro-manifesto pubblicato nel 2009, sia un libro illustrato: \u00e8 come se con questa forma espressiva lui avesse voluto chiudere una pagina formativa del passato per aprire quella del futuro: una visione grandiosa dell\u2019architettura. Megalomane, a volte. Molto ardita e sfrontata, sempre.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/martinopietropoli.com\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/1X6oJUEFO63Tcir1_Lq1gjQ.jpeg\" alt=\"\" width=\"800\" height=\"365\" \/><\/p>\n<p id=\"3676\">\n<p>In quell\u2019anno Ingels aveva 34 anni. Una carriera gi\u00e0 avviata ed edifici importanti gi\u00e0 realizzati.<br \/>\nPer quanto potesse apparire dimesso nella forma espressiva (i libri teorici degli architetti sembrano normalmente pi\u00f9 dei libri teorici, appunto: testi, parole complicate, grandi enunciati, visioni comunicate con disegni puntigliosi e scientifici), Yes is More era un libro che enunciava gi\u00e0 con chiarezza il programma che Bjarke aveva in testa: un programma poi messo alla prova e verificato negli anni a seguire. Le idee c\u2019erano\u200a\u2014\u200amagari non tutte sue, magari prese in prestito\u200a\u2014\u200ama di certo suo era il modo di comunicarle. Bjarke ha sempre avuto un pubblico vasto ed eterogeneo come interlocutore, non di certo i suoi colleghi. A lui non interessa parlare agli architetti\u200a\u2014\u200amolti dei quali lo guardano poi con invidia e sospetto: a lui interessa parlare alla gente.<br \/>\nLui comunica bene, in maniera pop: pu\u00f2 spiegare il pi\u00f9 indigeribile progetto alla massaia di Voghera mentre di spiegarlo alla RIBA forse non gli interessa pi\u00f9 di tanto.<\/p>\n<h3 id=\"3e65\">Non ci sono altre soluzioni<\/h3>\n<p id=\"269c\">BIG illustra tutti i suoi progetti attraverso diagrammi che seguono sempre uno sviluppo preciso:<\/p>\n<ol>\n<li id=\"a12c\">Il sito<\/li>\n<li id=\"008d\">Idea tradizionale<\/li>\n<li id=\"2bd9\">Proviamo a movimentare le cose<\/li>\n<li id=\"9198\">Oh guarda come funziona bene col soleggiamento<\/li>\n<li id=\"a04d\">Giriamolo un po\u2019 cos\u00ec anche i collegamenti infrastrutturali funzionano meglio<\/li>\n<li id=\"6838\">Ecco la soluzione:<\/li>\n<\/ol>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/martinopietropoli.com\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/1DTJv1lSc8Rtj7BIQN0Gszg.png\" alt=\"\" width=\"800\" height=\"494\" \/><\/p>\n<figure id=\"eff3\"><\/figure>\n<p id=\"c117\">\n<p>Ingels \u00e8 estremamente assertivo nello spiegare i progetti: l\u2019utilizzo di diagrammi, semplificando all\u2019estremo la situazione esistente e mostrando la proposta di progetto come un semplice disegno\u200a\u2014\u200aquasi un fumetto (e non \u00e8 ovviamente un caso) ha il vantaggio di eliminare moltissimi accidenti reali: se la comprensione \u00e8 facilitata, anche la soluzione proposta sar\u00e0 pi\u00f9 facilmente accettata. Rappresentata poi in tal modo dar\u00e0 la netta impressione che non esistano semplicemente altre soluzioni. I suoi progetti sono come equazioni, operazioni matematiche che hanno un unico risultato, quello che lui sa trovare.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\">Bjarke Ingels sa essere estremamente assertivo.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\">\n<p id=\"43bd\">Il metodo BIG di illustrare i progetti \u00e8 evidentemente sempre risultato molto efficace con i clienti e sfrutta infatti molti aspetti del marketing:<\/p>\n<ol>\n<li id=\"9bfb\">\u00c8 comunicato in maniera semplice e intuitiva (Ingels utilizza raramente le piante per illustrare un progetto e, se le usa, le semplifica fino a diagrammarle) attraverso modelli essenziali che fanno sembrare architetture complessissime dei giocattoli smontabili, impilabili, deformabili.<\/li>\n<li id=\"9640\">Indugia solo sugli aspetti positivi e sui vantaggi che il progetto avrebbe e minimizza fino a farli scomparire quelli negativi<\/li>\n<li id=\"6e2a\">non si misura con alcuna preesistenza (vi \u00e8 da dire che in molti casi BIG ha operato in contesti indifferenti a nuovi inserimenti moderni) e quindi non pu\u00f2 mai essere valutato con metriche note agli interlocutori<\/li>\n<li id=\"308f\">\u00e8 sempre basato sull\u2019insistenza su aspetti che lo rendono preferibile a ogni altra soluzione: ogni suo progetto \u00e8 sostenibile, innovativo, a impatto zero, autosufficiente<\/li>\n<li id=\"94d4\">\u00e8 illustrato con render accattivanti e commerciali: persone felici che non stanno in ufficio chini su una scrivania, ma che in ufficio giocano a basket, gente che passeggia sorridente, mamme, bambini ecc.<\/li>\n<\/ol>\n<p id=\"4165\">Il risultato \u00e8 che BIG, con scaltrezza e di certo molta intelligenza, in ogni progetto che ha sviluppato \u00e8 stato in grado di essere convincente. Come? Miscelando questi ingredienti ed illustrandoli sempre nello stesso modo.<br \/>\nCreando un Metodo BIG: Semplifica, Minimizza le criticit\u00e0, usa un Linguaggio semplice, insisti sui fattori X, elevali alla potenza XL.<br \/>\nNon a caso uso queste lettere, perch\u00e9 sono anche il titolo di un libro del suo pi\u00f9 importante mentore, ossia Rem Koolhaas: \u201c<a href=\"http:\/\/www.amazon.it\/S-M-XL-Rem-Koolhaas\/dp\/1885254865\/ref=sr_1_1?ie=UTF8&amp;qid=1434309620&amp;sr=8-1&amp;keywords=s+m+l+xl+rem+koolhaas\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\" data-href=\"http:\/\/www.amazon.it\/S-M-XL-Rem-Koolhaas\/dp\/1885254865\/ref=sr_1_1?ie=UTF8&amp;qid=1434309620&amp;sr=8-1&amp;keywords=s+m+l+xl+rem+koolhaas\">S, M, L, XL<\/a>\u201d, altro libro manifesto a sua volta in alcune parti a fumetto che di certo l\u2019ha ispirato. E continua a farlo.<\/p>\n<h3 id=\"5a5a\">Fino ai giorni\u00a0nostri<\/h3>\n<p id=\"a388\">Tutta questa premessa porta al punto da dove ero partito: il progetto per il Two World Trade Center. Illustrato con le stesse tecniche ma con un packaging un po\u2019 diverso: <a href=\"https:\/\/vimeo.com\/130206124\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\" data-href=\"https:\/\/vimeo.com\/130206124\">un video<\/a> in cui lo stesso Bjarke Ingels racconta quali sono stati i principi ispiratori. E qui sorge qualche problema.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/martinopietropoli.com\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/1B1DeA3m_tGjesJBEeZedcg-1024x683.jpeg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"683\" \/><\/p>\n<p id=\"8562\">\n<p>Ripete insistentemente che il Two World Trade Center rappresenta la realizzazione plastica delle linee orizzontali che incontrano le verticali (qualsiasi cosa significhi) e che \u00e8 stato ispirato nel disegnarlo al blocco edilizio tipico di alcune parti di New York. Una New York pi\u00f9 urbana e antica\u200a\u2014\u200aquella di TriBeCa\u200a\u2014\u200ae una pi\u00f9 moderna, cio\u00e8 il distretto finanziario di Ground Zero.<br \/>\nCosa c\u2019entrano queste New York con il progetto? Secondo questo diagramma la parte \u201cscalare\u201d in prospettiva ricorderebbe TriBeCa, mentre quella verticale sarebbe un classico grattacielo. Quindi l\u2019idea di base \u00e8 di mettere assieme due cose che hanno scale non rapportabili, stretchandole con un photoshop portato ai limiti. Ok.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/martinopietropoli.com\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/1cg_MkKF_1RKZZTYh94bzLw-1024x346.jpeg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"346\" \/><\/p>\n<p id=\"2d9d\">\n<p>Il progetto non ha incontrato il favore della comunit\u00e0 degli architetti.<br \/>\nAl di l\u00e0 della sua oggettiva banalit\u00e0 estetica, sembra l\u2019esito di un approfondimento molto superficiale: tipo la prima idea che gli \u00e8 venuta in mente (e nemmeno tanto originale) esposta frettolosamente, tanto che nemmeno i notevoli render riescono a nasconderne la povert\u00e0 concettuale. 7 scatole impilate l\u2019una sull\u2019altra, le prime due delle quali gi\u00e0 destinate a News Corporation e 21st Century Fox e le altre da destinarsi. Terrazze-giardino negli arretramenti delle scatole, vetro ovunque.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/martinopietropoli.com\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/1_NB8SGxpRiybx5PvkCyV-w.png\" alt=\"\" width=\"800\" height=\"443\" \/><\/p>\n<p id=\"8d5d\">\n<p>Ma soffermiamoci un attimo sulle terrazze: a 200\u2013300 metri d\u2019altezza fa un freddo mortale in inverno e tira un vento letale quasi sempre. Bjarke ha giustamente pensato di dotarle di alti parapetti\/paravento. Immagino comunque il clima gradevolissimo che ci sar\u00e0.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/martinopietropoli.com\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/1cNFKpAp0J8mO41q9440ywQ.png\" alt=\"\" width=\"800\" height=\"439\" \/> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/martinopietropoli.com\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/124p_kexahb8ivfdQSwREpA.png\" alt=\"\" width=\"600\" height=\"339\" \/><\/p>\n<h4><\/h4>\n<h3 id=\"ee7b\">BIG Industries<\/h3>\n<p id=\"8892\">Da quando ha aperto uno studio a New York, Ingels ha trasformato il suo studio in un\u2019industria. Alle decine di progetti in lavorazione negli anni precedenti se ne sono aggiunte altre decine. Sembra inevitabile che una sola mente non possa essere sempre originale e innovativa avendo cos\u00ec tanto lavoro da fare e i risultati potrebbero anche essere questi: cose non tanto nuove e ripetizioni. Del resto anche Rossini si ripeteva, citandosi. Solo Mozart e Bach non lo fecero quasi mai, ma di geni del genere ne nascono pochi ogni secolo.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/martinopietropoli.com\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/1zK9CnW3L08EIUaT61_1VPg-1024x626.png\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"626\" \/><\/p>\n<h4><\/h4>\n<h3 id=\"1cc2\">La bellezza matematica<\/h3>\n<p id=\"8ae8\">Vi \u00e8 un\u2019estetica in alcune soluzioni matematiche, una precisa sovrapposizione fra il risultato e il metodo con cui \u00e8 stato ottenuto. Un\u2019armonia che non pu\u00f2 non essere visibile. La matematica pu\u00f2 essere una materia estremamente estetica, in s\u00e9 e nei risultati che ottiene.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\">Il modo di esporre e di lavorare di Bjarke Ingels \u00e8 ispirato alla matematica. Solo ispirato, perch\u00e9 ne usa la forma di rappresentazione per veicolare l\u2019idea che il risultato ottenuto sia uno e solo uno, mentre in architettura non vi \u00e8 niente di meno univoco e risolutivo di una idea progettuale.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\">\n<p id=\"dca0\">I progetti di architettura risolvono alcuni problemi e ne creano altri. Essendo radicati nella realt\u00e0 non risolvono tutto perch\u00e9 non potrebbero.<\/p>\n<p id=\"2560\">Cos\u00ec gran parte di quello che ha progettato e realizzato Ingels non \u00e8 esteticamente bello. L\u2019estetica sembra non interessarlo nemmeno tanto, cos\u00ec come non interessa a Rem Koolhaas.<br \/>\nEppure progettare uno dei pi\u00f9 importanti edifici del mondo in una delle pi\u00f9 importanti citt\u00e0 del mondo dovrebbe porre almeno qualche scrupolo. Lo facciamo anche bello?<\/p>\n<p>Basta percorrere l\u20198th Street per vedere il New York Times Building di Renzo Piano: un grattacielo di grande eleganza che non ha la pretesa di sembrare altro che un grattacielo. Ma bello. Misurato e vagamente misterioso. Forse non popolare come sar\u00e0 il Two World Trade Center ma pazienza.<\/p>\n<p id=\"0429\">La bellezza salver\u00e0 il mondo, si dice cos\u00ec no?<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Bjarke Ingels ha progettato un\u2019altra di quelle sue piccole e modeste cose: il Two World Trade Center a New York<\/p>","protected":false},"author":1,"featured_media":33430,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[96,199,150],"tags":[73,72,274,275,197,198,191,218],"class_list":["post-33066","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-architecture","category-creativita","category-design","tag-architecture","tag-architettura","tag-big","tag-bjarke-ingels","tag-creativita","tag-creativity","tag-design","tag-designer"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/33066","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=33066"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/33066\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/33430"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=33066"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=33066"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=33066"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}