{"id":32626,"date":"2018-10-28T16:43:12","date_gmt":"2018-10-28T16:43:12","guid":{"rendered":"https:\/\/martinopietropoli.com\/?p=32626"},"modified":"2025-08-10T08:55:23","modified_gmt":"2025-08-10T08:55:23","slug":"ce-un-gioco-a-cui-non-puoi-scegliere-di-partecipare-o-meno-ci-sei-dentro-e-basta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/ce-un-gioco-a-cui-non-puoi-scegliere-di-partecipare-o-meno-ci-sei-dentro-e-basta","title":{"rendered":"C\u2019\u00e8 un gioco a cui non puoi scegliere di partecipare o meno: ci sei dentro e basta"},"content":{"rendered":"<h1><\/h1>\n<section>\n<p id=\"0222\" data-selectable-paragraph=\"\">Una storia contemporanea, che sapessi, non era stata ancora scritta. E per \u201ccontemporanea\u201d qui intendo \u201cistantanea\u201d, perch\u00e9 Baricco in \u201c<a href=\"https:\/\/www.amazon.it\/gp\/product\/8806235559\/ref=as_li_tl?ie=UTF8&amp;tag=martinopietro-21&amp;camp=3414&amp;creative=21718&amp;linkCode=as2&amp;creativeASIN=8806235559&amp;linkId=d9c9277bfb4af3c6c93364cb9ee5de5f\">The Game<\/a>\u201d parla dei tempi correnti mentre accadono (spesso lungo le pagine commenta anche fatti di cronaca o li annota a margine, perch\u00e9 accadono mentre scrive quelle righe e sono di pochi mesi fa), tracciando un storia che non inizia molto tempo fa, suppergi\u00f9 una cinquantina d\u2019anni fa, quando l\u2019uomo strinse un patto con le macchine e forse non se ne rese neanche conto.<\/p>\n<p id=\"3700\" data-selectable-paragraph=\"\">Era un uomo uscito da pochi decenni dall\u2019incubo dei conflitti mondiali e da un conflitto interiore e psicologico ancora pi\u00f9 devastante: Baricco ritorna a un tema a lui caro \u2014 e che dovrebbe esserlo a noi tutti perch\u00e9 da l\u00ec veniamo \u2014 ed \u00e8 il Novecento: la sua crisi, le sue forze sotterranee e meno che hanno gettato l\u2019uomo moderno in una crisi esistenziale che non ha ancora risolto.<\/p>\n<p id=\"f979\" data-selectable-paragraph=\"\">Ogni crisi porta nella sua instabilit\u00e0 il germe di una soluzione e questa \u00e8 stata la macchina. Una possibile soluzione, almeno, capace di farci uscire dal mondo che aveva generato morte e distruzione e che ci aveva messi in crisi come esseri umani, materiali e mentali. La macchina ci ha offerto una via di uscita verso quello che Baricco definisce l\u2019Oltremondo: un mondo non materiale ma che diventa tale solo nella mente, attraverso le parole e il racconto. Ed \u00e8 un mondo che ci \u00e8 molto familiare, anche se non lo chiamiamo cos\u00ec: \u00e8 quello dei social, \u00e8 quello delle molteplici identit\u00e0 che possiamo inventarci e offrire agli altri. Questo siamo noi nel mondo materiale ma c\u2019\u00e8 dell\u2019altro: seguitemi da questa parte e ve lo mostrer\u00f2.<\/p>\n<p>In quanto scrittore, Baricco gravita attorno al potere della parola che \u00e8 la vera forza generatrice dell\u2019Oltremondo: le cose esistono perch\u00e9 le nominiamo e quell\u2019altra realt\u00e0 alternativa esiste perch\u00e9 ci trasferiamo l\u00e0 ogni tanto. La nostra generazione l\u2019ha visto nascere e lo considera ancora un\u2019esperienza separata da quella reale che ferisce o fa gioire agendo sulla materia e sull\u2019uomo. La materia dell\u2019Oltremondo \u00e8 infinitamente pi\u00f9 leggera e impalpabile: sono i bits, il sistema binario, il cloud, chiamalo come vuoi. Eppure ogni volta che le parole e le immagini \u2014 ferme o in movimento \u2014 si aggregano in una qualche entit\u00e0, nell\u2019Oltremondo si genera un oggetto che \u00e8 reale l\u00e0 e lo \u00e8 pure qui, nel Mondo oggettivo. Questi sono i due \u201ccuori pulsanti\u201d \u2014 come li definisce Baricco \u2014 che generano quella che chiamiamo realt\u00e0. C\u2019\u00e8 chi ha imparato a spostarsi fra i due e li tiene mentalmente ancora distinti: sono quelli che sono nati quando il reale era ci\u00f2 che potevi vedere e toccare e che sanno che l\u2019Oltremondo \u00e8 solo un\u2019altra possibilit\u00e0 del reale, ma ha una dimensione diversa, \u00e8 fatta di impressioni, parole, racconti. Poi ci sono quelli che sono nati quando l\u2019Oltremondo esisteva gi\u00e0 e si spostano fra l\u2019uno e l\u2019altro senza accorgersi di varcare una soglia: per loro le realt\u00e0 sono una sola, a prescindere dal peso degli atomi che le compongono.<\/p>\n<p>A governare il tutto \u00e8 il Game: un gioco, appunto. Una cosa leggera, quasi inoffensiva. Eppure con delle regole. Nel Game funziona solo ci\u00f2 che \u00e8 veloce e che scivola bene sulla superficie perch\u00e9 quella \u00e8 la dimensione del Game: piatta e orizzontale, dove con uno sguardo vedi tutto, come il feed di Facebook o di Twitter. Nel Game vedi tutto e subito. Ogni individuo vale come un altro. I giocatori non possono nascondersi e come in ogni gioco che si rispetti seguono delle regole (o hanno trovato il modo di fotterle). Ma anche questo fa parte del gioco (ed \u00e8 il tema centrale di una delle parti pi\u00f9 interessanti del libro, ossia quella relativa alla Post-verit\u00e0). E siccome di un gioco si tratta, sei un giocatore e hai un punteggio: sono i follower di Twitter, sono i like di Facebook o di Instagram.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 una data precisa in cui il Game \u00e8 nato ed \u00e8 la nascita dell\u2019iPhone. 9 gennaio 2007, segnatevi questa data, come direbbe Baricco nella sua prosa diretta e informale. Definire un gioco la realt\u00e0 o quello che nella semplificazione teorica Baricco definisce l\u2019Oltremondo potrebbe sembrare eccessivo, eppure di quello di tratta: dopo quella data per la prima volta passare da un mondo all\u2019altro, varcare quella soglia \u00e8 diventato facile come pigiare l\u2019icona di un\u2019app: quella si apre e tu sei dentro a un\u2019altra dimensione. Non solo perch\u00e9 \u00e8 un gioco in quanto tale ma anche perch\u00e9 tutto \u00e8 facile e colorato. La similitudine con i videogiochi dell\u2019iPhone e di molti mezzi che usiamo per andare nell\u2019Oltremondo non \u00e8 casuale. E le regole che governano quel mondo non sono diverse da un gioco: hai un punteggio (i follower, i like) e per mantenerlo alto puoi solo giocare, incessantemente. A ben pensarci non puoi neanche pensare di starne fuori: oppure puoi farlo ma ormai il Game \u00e8 cos\u00ec permeante che chi c\u2019\u00e8 dentro ed \u00e8 in contatto con te finir\u00e0 per influenzarti in qualche modo. Il Game ha vinto perch\u00e9 \u00e8 una risposta elegante e funzionale a un problema secolare: l\u2019individuo si \u00e8 disintegrato dopo il Novecento e dopo aver osservato le macerie che la cultura pi\u00f9 raffinata ed evoluta mai concepita aveva lasciato dopo aver scatenato due guerre mondiali e aver messo in crisi con precisione maniacale ogni scienza che aveva partorito e ogni letteratura e poesia ha cercato altre risposte. E quelle sono arrivate da una \u00e9lite non eletta e che nemmeno si considera tale: quella degli informatici e degli ingegneri. In Matrix li avrebbero chiamati gli architetti ma definirli tali significa dargli una patina novecentesca e classica e infatti Matrix \u00e8 nato ben prima del Game. I costruttori delle infrastrutture della realt\u00e0 dell\u2019Oltremondo sono degli ottimizzatori che creano tools intelligenti ed eleganti, che risolvono problemi in maniera silenziosa e perfetta. Sono una \u00e9lite perch\u00e9 hanno la conoscenza, non perch\u00e9 ci tengano ad esserlo. Non hanno un programma ideologico ma un\u2019idea: si possono creare oggetti impalpabili dal design filante, possono farli in modo che penetrino qualsiasi materia e planino su qualsiasi superficie perch\u00e9 la gravit\u00e0 nell\u2019Oltremondo non esiste. \u00c8 una visione molto immaginifica quella di Baricco ma non la definirei poetica. \u00c8 molto concreta invece.<\/p>\n<p>\u201cThe Game\u201d \u00e8 per tre quarti una lettura storica degli ultimi decenni. Anzi: geografica, perch\u00e9 Baricco si diverte a dare una forma all\u2019Oltremondo, immaginandolo con una sua geografia precisa in cui emergono poco alla volta isole pi\u00f9 o meno grandi: c\u2019\u00e8 quella di Space Invader (un gioco ma anche una metafora molto potente su cui ritorna spesso), quella del personal computer, di Google, di Apple e Amazon e cos\u00ec via. Tutte entit\u00e0 che stanno nel Mondo ma che prosperano offshore nell\u2019Oltremondo, generando capitali che ritornano sotto forma di dollari nel Mondo. Un movimento circolare che trasforma l\u2019immaterialit\u00e0 dei bits in concretezza monetaria. Ma non \u00e8 questo il punto. Il punto per Baricco \u00e8 che la storia gli serve per segnare il percorso fin qui fatto per arrivare a illuminare la strada che abbiamo di fronte. E per farlo deve passare per due varchi che, si capisce, gli stanno molto a cuore: la post-verit\u00e0 e il senso dell\u2019arte in questo tempo e, presumibilmente, in quello futuro.<\/p>\n<\/section>\n<section>\n<h4 id=\"b8e2\">Post-verit\u00e0<\/h4>\n<p>La post-verit\u00e0 \u00e8 un termine relativamente nuovo. Non \u00e8 una menzogna e il fatto che contenga la parola \u201cverit\u00e0\u201d nel suo nome indica una sua importante caratteristica: la post-verit\u00e0 contiene frammenti di verit\u00e0 ma \u00e8 percentualmente falsa. Normalmente ci concentriamo solo sulla natura fallace ma una menzogna \u00e8 diversa ed \u00e8 integralmente falsa. La post-verit\u00e0 \u00e8 un oggetto dell\u2019Oltremondo e in questo viaggia a velocit\u00e0 supersoniche. Affiora ovunque e porta con s\u00e9 elementi di falsit\u00e0 ma anche di verit\u00e0. La Verit\u00e0, quella monolitica e oggettiva del Novecento \u00e8 lenta, si muove a fatica nell\u2019Oltremondo. La conservano le elite, soprattutto quelle culturali. Baricco \u00e8 affascinato dalla teoria che ha messo a nudo: il Game \u00e8 una risposta elegante, il Game \u00e8 il presente ed \u00e8 il futuro, \u00e8 gi\u00e0 permeante e lo sar\u00e0 sempre di pi\u00f9, le generazioni nate nel Game non distinguono pi\u00f9 fra Mondo e Oltremondo. Questo lo porta a dire che devi accettare le regole del gioco se vuoi giocare. Devi saper creare oggetti dal design capace di planare sulla superficie delle cose, vere o meno che siano. Politicamente il discorso si riconduce alla constatazione che le destre hanno capito come farlo e le sinistre no, perch\u00e9 hanno la testa ancora radicata nel Novecento e usano tool vecchi. \u00c8 una spiegazione del presente ed \u00e8 molto probabilmente centrata ma credo soffra un po\u2019 della luce abbacinante che una teoria elegante proietta: non spiega tutto e lascia molte zone d\u2019ombra perch\u00e9 in definitiva dice che per contrastare la produzione di post-verit\u00e0 bisogna opporvi altri oggetti che abbiano una natura simile. Forse altre post-verit\u00e0 in cui la componente di verit\u00e0 sia magari un po\u2019 pi\u00f9 alta. Forse. Ma alla fine credo che Baricco \u2014 senza dirlo esplicitamente, dubito senza rendersene conto \u2014 ammetta che la Verit\u00e0 \u00e8 un oggetto del passato che non \u00e8 sopravvissuto al Novecento. \u00c8 rimasto solo nei libri, quelli di carta. Nella memoria, quella dei Saggi. E di cosa ha bisogno la Verit\u00e0 per essere definita? Del Bene e del Male, di due termini antitetici ben definiti. Ci sono ancora? No: la pi\u00f9 raffinata cultura mai elaborata li ha distrutti e rimescolati in qualcosa che non assomiglia n\u00e9 all\u2019una n\u00e9 all\u2019altro. Il compito degli ingegneri \u00e8 quello di inventare tools che analizzino e facciano viaggiare su questa Nuova Materia. Che la scandaglino e ne trovino i lati positivi, mettendoli a fruttare qualcosa che crei un oggetto adatto all\u2019Oltremondo, che \u00e8 ormai la Realt\u00e0 e basta. Bene e Male non esistono pi\u00f9 e Mondo e Oltremondo sono un\u2019unica cosa. Il Novecento \u00e8 finito e ne sopravvivono solo roccaforti protette da guardiani sempre pi\u00f9 vecchi che non capiscono cosa succede. Hanno un compito e quello svolgono. Vedono barbari ovunque e da quelli si difendono. Ma i barbari sono quelli che costruiscono i tool migliori, i barbari sono quelli che non hanno un passato. Sono nati nel futuro e il passato \u00e8 una cosa lenta e poco interessante. C\u2019\u00e8 ma non se ne curano loro.<\/p>\n<p>Concludo con una mia personale ossessione che, come tale, non imputo a Baricco in quanto omissione. \u00c8 il Tempo. Io credo che distrutto il Novecento e risolto il rapporto che ne avevamo \u2014 magari in maniera un filo brutale \u2014 ci sia rimasto da risolvere l\u2019enigma del tempo, ammesso che ci riusciremo mai. Non parlo del viaggiare nel tempo, parlo della percezione che ne abbiamo. Io credo che le nuove generazioni \u2014 e noi siamo gi\u00e0 vecchi, tool da buttare via perch\u00e9 inadatti e lenti \u2014 abbiano un rapporto completamente diverso dal nostro con il tempo. Hanno una visione orizzontale e contemporanea delle cose. Vedono le connessioni o se anche non le vedono le sanno sfruttare. Generano oggetti che noi facciamo fatica a generare. Si osserva giustamente che oggi non si inventa pi\u00f9 niente di rivoluzionario. Anche l\u2019iPhone non \u00e8 rivoluzionario: \u00e8 solo un\u2019ottimizzazione e una ricomposizione di cose che esistevano gi\u00e0. Altri dicono che questa \u00e8 la dimostrazione del fatto che il futuro non esiste pi\u00f9. Non perch\u00e9 non ci sia e non accadr\u00e0 ma perch\u00e9 il futuro \u00e8 gi\u00e0 presente. Oggi viviamo nella<\/p>\n<p>Supercontemporaneit\u00e0: tutto accade nello stesso momento, tutto \u00e8 collegato, anche il futuro \u00e8 ora. Il passato non \u00e8 rilevante, la memoria \u00e8 sottile e invisibile. \u00c8 affidata a sacerdoti che presto scompariranno o a edifici che diventeranno rovine. Cosa e chi pu\u00f2 decidere se conservare la memoria sia prioritario? Gli uomini. Non le macchine, non l\u2019Oltremondo e la sua coscienza (che \u00e8 poi la somma di chi lo abita): quello accetta e promuove solo l\u2019efficienza e il design funzionale e funzionante, non di certo la lentezza e la profondit\u00e0. E la memoria \u00e8 profonda perch\u00e9 deve poggiare sul passato per emergere nel presente e vedere il futuro. Ha tre dimensioni, soprattutto temporali. \u00c8 pesante e la pesantezza non \u00e8 efficiente.<\/p>\n<p>Stiamo perdendo la memoria perch\u00e9 l\u2019abbiamo affidata a entit\u00e0 eteree che vivono solo se stimolate elettricamente. Non abbiamo risolto il nostro rapporto con il tempo perch\u00e9 quello che il passato ci ha consegnato il Novecento era troppo doloroso. Meglio rimuoverlo. Meglio costruire nuovi mezzi per planare sulla superficie di una realt\u00e0 piatta e orizzontale. Non costruiamo pi\u00f9 sommergibili e nemmeno aerei. E c\u2019\u00e8 chi ci riesce meglio di noi.<\/p>\n<p>Eppure il tempo sta l\u00ec. \u00c8 sopravvissuto alla distruzione delle categorie morali e alle crisi delle scienze e delle filosofie. \u00c8 un occhio che ci guarda, un po\u2019 materno e un po\u2019 sauroniano. Distogliamo lo sguardo ma sappiamo che ci guarda. Non era un compito che si era prefisso Baricco quello di risolvere l\u2019enigma del tempo: lui l\u2019ha descritto evidenziandone alcuni meccanismi pi\u00f9 o meno evidenti. Forse nel prossimo saggio, mi permetto impunemente di suggerirgli, potrebbe affrontarlo. Ho anche un titolo: \u201cIl tempo \u00e8 piatto\u201d. Come conclude lui in \u201cThe Game\u201d, sar\u00e0 un\u2019altra storia di umani, ancora una volta.<\/p>\n<\/section>\n<section>\u00a0<\/section>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cThe Game\u201d, il nuovo saggio di Baricco spiega i mondi i cui viviamo e chi siamo, siamo diventati e diventeremo<\/p>","protected":false},"author":1,"featured_media":32628,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[91,115],"tags":[157,158,138,156,155],"class_list":["post-32626","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura","category-letteratura","tag-alessandro-baricco","tag-contemporaneita","tag-letteratura","tag-libri","tag-the-game"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/32626","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=32626"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/32626\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":41728,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/32626\/revisions\/41728"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/32628"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=32626"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=32626"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=32626"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}