{"id":32302,"date":"2019-07-18T11:41:13","date_gmt":"2019-07-18T11:41:13","guid":{"rendered":"https:\/\/martinopietropoli.com\/?p=32302"},"modified":"2022-09-01T21:24:45","modified_gmt":"2022-09-01T21:24:45","slug":"non-sappiamo-piu-vedere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/non-sappiamo-piu-vedere","title":{"rendered":"We no longer know how to see"},"content":{"rendered":"<p>Il tramonto \u00e8 la parte del giorno con i colori pi\u00f9 incredibili e forse innaturali. Eppure sono naturali, perch\u00e9 \u00e8 la natura stessa e le leggi ottiche \u2014 altrettanto naturali \u2014 che li producono. Eppure se si cercano su Instagram hashtag come #sunset o #sunsetlovers si scopre che la palette di colori del tramonto copre i milioni di colori, con una predilezione per il vaniglia e il rosa. Ma un rosa unicorno, s\u2019intenda bene, niente di tizianesco, non fosse mai. Si potrebbe imputare questo tripudio di colori lisergici e irreali all\u2019abuso di filtri o droghe che stroncherebbero anche un cavallo ma invece la spiegazione credo che purtroppo sia pi\u00f9 semplice e deprimente: non sappiamo pi\u00f9 vedere.<\/p>\n<p>La differenza fra guardare e vedere \u00e8 apparentemente sottile ma in realt\u00e0 sostanziale: la prima azione \u00e8 quasi passiva (si potrebbe rendere anche con \u201crendersi conto di qualcosa\u201d, cio\u00e8 registrare una variazione nel campo visivo) mentre la seconda \u00e8 ben pi\u00f9 attiva. Per vedere ci vuole sforzo e capacit\u00e0 di indagine dei dettagli, ci vuole curiosit\u00e0 e spirito critico, attenzione e voglia e capacit\u00e0 di costruire altri oggetti visivi oltre quelli che si vedono (e si fotografano). \u00c8 curioso che in una societ\u00e0 visiva come quella contemporanea non si sappia in realt\u00e0 vedere.<\/p>\n<p>Le immagini sono prodotte a ritmi vertiginosi, scambiate, viste, ingoiate, trascurate, dimenticate, riciclate e presto rimpiazzate da altre. Al giorno d\u2019oggi un essere umano medio vede in una giornata una quantit\u00e0 di immagini che un suo omologo di 100 anni fa vedeva in una vita intera. \u00c8 naturale che il cervello (che nel frattempo non \u00e8 aumentato di altrettante volte n\u00e9 in volume n\u00e9 in capacit\u00e0 di calcolo) non ce la faccia. L\u2019unica cosa che gli resta da fare \u00e8 semplificare, eliminare il dettaglio, azzerare la profondit\u00e0.<\/p>\n<p>In tempi di immagini 3D e di realt\u00e0 virtuale e immersiva l\u2019unica profondit\u00e0 che manca davvero alle immagini che ogni giorno vediamo \u00e8 quella concettuale. Le composizioni che si vedono pi\u00f9 frequentemente (e che, altrettanto frequentemente, sono copiate) hanno una qualit\u00e0 compositiva basilare e poverissima: soggetti centrali, colori vivaci o palette modaiole. La loro intercambiabilit\u00e0 \u00e8 l\u2019unica qualit\u00e0 che hanno, se di qualit\u00e0 si pu\u00f2 parlare. Basta scartabellare fra i post pi\u00f9 popolari di Instagram per accorgersi che \u00e8 raro distinguere un fotografo da un altro.<\/p>\n<p>Ok, Instagram non c\u2019entra niente con la fotografia ma parliamo pur sempre di un social visivo, quindi \u00e8 lecito anche parlare di qualit\u00e0 delle immagini. Le immagini pi\u00f9 popolari su Instagram sono bellissime. Patinatissime. Leccatissime. E anche noiosissime e irreali. Come un tramonto rosa o vaniglia, che nessuno ha mai visto. Le palette dei colori sono le stesse e sono stagionali. Adesso vanno i colori freddi e cupi e domani quelli solari e rotondi e dopodomani i desaturati. Il problema per\u00f2 non \u00e8 la post-produzione fotografica, che poi a ben vedere \u00e8 nata un attimo dopo la fotografia stessa. Una fotografia non post-prodotta \u00e8 gi\u00e0 di per s\u00e9 una post-produzione della realt\u00e0. Il problema \u00e8 piuttosto che le foto sono post-prodotte tutte alla stessa maniera. Che siano quelle del figlio o di un paesaggio, i filtri che vengono applicati non sono degli strumenti interpretativi della realt\u00e0 immaginata (anche se derivata da quella fenomenica) ma delle chiavi di accesso al consesso di produttori di immagini tutte uguali, uniformate, standard e noiose oltre ogni limite.<\/p>\n<p>La mia non richiesta posizione sulla post-produzione \u00e8 che sia, semplicemente, uno strumento interpretativo. La post-produzione serve a far emergere un velo di significato dell\u2019immagine che non \u00e8 stato colto in primo luogo dal sensore della camera.<\/p>\n<p>Quello registra tutto, mentre la post-produzione esalta certi dettagli e ne mette in secondo piano altri, creando una gerarchia visiva e un ordine nella lettura dell\u2019immagine.Se la post-produzione \u00e8 unica, a prescindere dal soggetto e dal tipo di foto, \u00e8 evidente che c\u2019\u00e8 un errore concettuale nella foto stessa che non \u00e8 pi\u00f9 una creazione intellettuale strutturata secondo una composizione gerarchica ma un prodotto omologato e inutile.<\/p>\n<p>The most obvious demonstration of this assumption is travel photography. It is not even necessary to talk about of the quality of the average production of what is usually published (which, given the dizzying numbers, is trivial and insignificant). Just ask yourself a seemingly innocuous question: how many travel photos that you see around really tell something about the country or the place where they were taken? How many instead do only depict postcard locations (with psychotropic colors, of course) or their own authors? If I should base my opinion on the ground of what I normally see on Instagram I have to admit that very few photographers have intrigued me about the place they portray in their photos. I instead keep on seeing always the same images, similar to millions of others, that don\u2019t add anything to human and geographical knowledge.<\/p>\n<p>La maggior parte delle foto di viaggio, e soprattutto quelle pi\u00f9 popolari, sono fatte per suscitare un superficiale stupore e un sottile compiacimento del senso estetico personale. Per qualche istante, perch\u00e9 poi si passa ad altro.&lt; La fotografia di viaggio ai tempi di Instagram \u00e8 sostanzialmente inutile. E, ancora una volta, si torna all\u2019incapacit\u00e0 moderna ed endemica di vedere. Le cose e la realt\u00e0 non sono pi\u00f9 viste ma solo guardate. E poi post-prodotte in modo da assomigliare disperatamente al gusto imperante in quel momento. Facendolo si \u00e8 persa per\u00f2 una percezione del tempo che \u00e8 legata alla capacit\u00e0 di fermarsi e di ascoltare il luogo, tentando poi di raccontarlo in immagini. Oramai la corsa \u00e8 all\u2019accatto dello scatto pi\u00f9 esteticamente gradevole. Come milioni di altri ma oh, senza sforzo alcuno.<\/p>\n<p>Let\u2019s make another, last effort. Let\u2019s remove every filter from many travel photos. Let\u2019s evaluate them for their composition quality, as they have been recorded by the camera sensor. The compositional poverty is even more evident from the almost total incapacity to dominate the constitutive elements of the image, solved in a hasty manner according to the most frequent current compositional rules (once again: central subjects, various stylistic elements, boredom). The result is that no personality of the author emerges and, more seriously, no point of view. Which in the case of photography is a vaguely central theme. But just vaguely.<\/p>\n<p>Nor is contemporary photography anymore a listless recording of reality but a continual reiteration of other people\u2019s points of view re-proposed without understanding its original intention but only the aesthetic patina.<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"padding-left: 40px;\">Photography is a two-dimensional art with an incredible conceptual depth. We are losing \u2014 or have completely lost \u2014 this depth.\n\nAnd it is a mortal sin.<\/p>\n<\/blockquote>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E non \u00e8 una bella cosa<\/p>","protected":false},"author":1,"featured_media":32306,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[90,94,20],"tags":[76,77,123],"class_list":["post-32302","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-art","category-fotografia","category-social","tag-fotografia","tag-photography","tag-social-network"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/32302","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=32302"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/32302\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/32306"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=32302"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=32302"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/martinopietropoli.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=32302"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}