Disgusto e redenzione

L’arte contemporanea eleva l’indicibile al rango di oggetto da contemplare, come la masticazione. I Pink Floyd insegnano.

 

Il brano che chiude “Atom Heart Mother” dei Pink Floyd è una traccia concettuale: un tappeto sonoro accompagna la colazione di Alan Styles – il roadie della band – mentre frigge il bacon, si versa il latte e commenta ciò che sta mangiando. L’idea di dare dignità artistica a un atto intimo e non precisamente gradevole come il mangiare è senza dubbio proprio dell’arte contemporanea. Dall’arte moderna in poi l’artista afferma la sua liberazione dal dominio dell’estetica per elevare a rango di oggetto artistico e di concetto esplorabile anche l’atto più prosaico, come il cibarsi, il masticare, il deglutire. Le funzioni corporee e i rumori prodotti dal corpo – invero qualcosa di assai poco estetico – sono sempre stati banditi dall’arte, a esclusione forse dei pochi che vi indugiarono come Bruegel o Bosch. Caravaggio forse, pure, sebbene ne avesse mitigato l’aspetto triviale con la sua estetica drammatizzante.

Ascoltare uno che mangia, sentirne con precisione i mugugni e i gorgoglii, i commenti non richiesti e le didascaliche descrizioni delle pietanze e di quanto gli piaccia questo o quello, è però una cifra dell’arte contemporanea che definisce la sua indipendenza da quella classica nella capacità e possibilità – o libertà – di esplorare la condizione umana senza curarsi se sia bella o brutta.

È una libertà non trascurabile, forse determinata e resa possibile anche dall’essere svincolata dalla presenza necessaria di un mecenate da compiacere, assecondare, celebrare e soprattutto non offendere. L’unico mecenate dell’artista contemporaneo è il suo pubblico e questo aspetto assume proporzioni importanti nel caso della musica leggera (tanto leggera non lo era, almeno parlando dei Pink Floyd).

Non credo sia casuale che la mucca in copertina di Atom Heart Mother volga le terga all’osservatore, e non il più fiero muso. Che del resto gira a favore di camera, con la stessa importanza però che viene data al poderoso deretano. Niente è lasciato al caso e tutto è calcolato per celebrare una dimensione prosaica o molto terrena che però assume una patina artistica, appunto, in quando opera d’arte contemporanea. La musica di Alan’s Psychedelic Breakfast è poi soave e gradevole e contrasta con il bofonchiare del commensale. L’utilizzo di due registri opposti – uno sgradevole e uno gradevole – crea una tensione nevrotica e dissociata: Alan trae piacere dalla colazione e noi dall’ascolto della musica. Essendo però allo stesso tempo disturbati dalla sua masticazione. L’oggetto dell’arte gode ed è consegnato alla storia (Alan) e l’altro oggetto (noi) veniamo attivati da questi stimoli contrastanti: il piacere e il disgusto, la fascinazione e la repulsione.

L’arte contemporanea, insomma.

 

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